Avezzano. “Girare video per soldi”, un decennio di paura: il caso di presunti abusi familiari finisce davanti al Gup.
Un cinquantenne di Avezzano è indagato per ipotesi di violenza e maltrattamenti aggravati nei confronti dell’ex moglie e della figliastra. Il procedimento è arrivato alla fase dell’udienza preliminare, fissata per il prossimo 5 giugno davanti al Gup del Tribunale di Avezzano, Mario Cervellino.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti contestati coprirebbero un arco temporale molto ampio, dal 2008 fino all’ottobre del 2019, periodo durante il quale la convivenza sarebbe stata caratterizzata da una situazione di costante sopraffazione, con episodi di violenze verbali, minacce e aggressioni fisiche.
Tra gli episodi emersi nell’inchiesta figura anche la presunta richiesta, rivolta alla donna, di realizzare video a contenuto sessuale da immettere sul mercato tramite una società con sede a Pescara, con l’obiettivo di ricavarne denaro. Al rifiuto della vittima, secondo l’accusa, sarebbe seguita una reazione violenta, culminata nel lancio di una sedia.
Il quadro descritto dagli atti investigativi parla inoltre di ripetute umiliazioni, insulti e percosse. In un’occasione l’uomo avrebbe colpito l’ex compagna con un pugno nella zona lombare, provocandole un dolore acuto.
Nel tempo, la donna sarebbe stata inoltre sottoposta a una condizione di forte controllo e dipendenza economica, tanto da essere costretta, secondo quanto riferito, a vendere una collana d’oro ricevuta in occasione della Prima Comunione per poter acquistare sigarette.
Le contestazioni includono anche episodi avvenuti alla presenza delle minori. In particolare, vengono riportate minacce di sottrarre le figlie e ulteriori condotte violente: in un caso l’uomo avrebbe lanciato una delle bambine sul letto, facendola urtare contro uno spigolo. La figliastra, invece, sarebbe stata oggetto di schiaffi, offese e colpi alla schiena con un ombrello.
Le persone offese sono assistite dagli avvocati Mario Flammini e Paola Di Benedetto. La ricostruzione della Procura, affidata alle indagini dei carabinieri e coordinata dal pubblico ministero Marianna Proietti, delinea un contesto familiare segnato da un progressivo deterioramento dei rapporti, sfociato in una serie di condotte che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero reso la convivenza insostenibile fino alla decisione della donna di allontanarsi e denunciare quanto subito.




