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Una fiamma che si riaccende dopo cento anni, dopo l’inaugurazione del cero di Cianfarani

Redazione Attualità di Redazione Attualità
12 Gennaio 2015
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Avezzano. In occasione della messa di commemorazione delle vittime del sisma, alle 17 del 13 gennaio in cattedrale, un cero tornerà ad ardere per la prima volta da quel funesto e freddo mattino del gennaio 1915 quando, al termine della messa mattutina che il parroco e il popolo di Albe stavano celebrando nella medioevale chiesa di San Nicola, le potenze telluriche si scatenarono seminando distruzione e morte anche in quel piccolo borgo. Il cero che, probabilmente,  ardeva sull’altare maggiore fu travolto dal crollo dell’edificio sacro e per quasi un secolo è rimasto sotterrato tra i detriti e i calcinacci, fino alle prime operazioni di scavo e liberazione delle macerie della chiesa che, grazie al recupero del borgo medioevale avvenuto qualche anno fa, ora possiamo vedere solo nel suo impianto planimetrico con qualche avanzo di pavimentazione e predelle di altari laterali. Il cero è stato recuperato da Aldo Cianfarani e consorte, nel 2008, durante una passeggiata domenicale sui ruderi della chiesa di San Nicola, la cui sola facciata con rosone venne ricomposta addossandola alla cero di Albechiesa parrocchiale del nuovo agglomerato di Albe ricostruito dopo il sisma. Nel corso della celebrazione in cattedrale si vorrà fare di questo oggetto un simbolo che sia l’evocazione di un passato vissuto nel presente e di una infinita nostalgia.  Questo apparentemente insignificante moccolo di cera ha una storia unica e vuole parlare al cuore attraverso il valore evocativo di quella fiammella che, a distanza esatta di cento anni, tornerà ad ardere annullando quella distanza cronologica dal momento del sisma fino a oggi. Sia quella fiammella messaggio di ulteriore speranza per il tenace popolo marso rinato dalle macerie del terremoto.

 

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