Avezzano. Telefonate e messaggi insistenti, pedinamenti, appostamenti nei pressi dell’abitazione, insulti e pubblicazioni sui social. Una serie di condotte che, secondo la Procura di Avezzano, avrebbe provocato in una coppia un perdurante e grave stato di ansia, il timore per la propria incolumità e la necessità di modificare le abitudini quotidiane.
Con l’accusa di atti persecutori continuati e aggravati sono state concluse le indagini preliminari nei confronti di una donna di 38 anni, esponente della Lega, componente del direttivo cittadino di Avezzano e responsabile regionale del Dipartimento Benessere e tutela animali del partito.
L’avviso previsto dall’articolo 415 bis del codice di procedura penale è stato firmato il 29 luglio dal pubblico ministero Luigi Sgambati, titolare del procedimento. I fatti contestati sarebbero avvenuti ad Avezzano tra il 2024 e il 7 aprile scorso e avrebbero avuto come persone offese due coniugi.
Secondo la ricostruzione formulata nell’atto, nonostante l’uomo avesse manifestato già nel 2024 la volontà di non intrattenere una relazione con lei e le avesse chiesto di interrompere ogni contatto, la donna avrebbe continuato a cercarlo attraverso telefonate e messaggi.
In occasione del compleanno dell’uomo, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, la donna avrebbe fatto recapitare un mazzo di fiori nella sede della sua società, accompagnandolo con un biglietto contenente una serie di insulti. La 38enne avrebbe inoltre controllato gli spostamenti dei due coniugi, li avrebbe seguiti e sarebbe transitata o rimasta in più occasioni nei pressi della loro abitazione.
Quando incontrava l’uomo, stando alle contestazioni, gli avrebbe rivolto espressioni offensive. In altre circostanze avrebbe avvicinato la moglie, riferendole dell’asserita relazione avuta con il marito. Un rapporto che viene richiamato esclusivamente nella ricostruzione dell’accusa e sul quale non è intervenuto alcun accertamento giudiziario definitivo.
Tra gli episodi riportati nell’avviso figura anche quello del 9 luglio 2025. In quella circostanza la donna avrebbe tagliato la strada con la propria automobile all’uomo e lo avrebbe poi aggredito, graffiandolo al volto.
Una parte delle condotte contestate si sarebbe svolta anche attraverso Facebook. Sulla propria pagina, la donna avrebbe pubblicato numerosi messaggi nei quali faceva riferimento alla presunta relazione e rivolgeva espressioni denigratorie nei confronti della moglie. Proprio l’impiego di strumenti informatici e telematici ha portato la Procura a contestare anche l’aggravante.
Le due persone offese sono assistite dall’avvocato Roberto Verdecchia. La donna è invece difesa dagli avvocati Romina Bellotta e Gianfranco Restaino.
L’avviso di conclusione delle indagini non costituisce una sentenza e non comporta automaticamente il rinvio a giudizio. La donna, che deve essere considerata innocente fino a un’eventuale condanna definitiva, potrà ora esaminare gli atti, presentare memorie e documenti, chiedere ulteriori accertamenti oppure domandare di essere interrogata. Soltanto dopo l’esercizio delle facoltà difensive la Procura valuterà le successive determinazioni.




