Avezzano. Un cammino sulle strade di San Francesco, ma soprattutto un viaggio dentro il cuore di una vocazione. Si è concluso ad Assisi il pellegrinaggio del Vescovo dei Marsi, Monsignor Giovanni Massaro insieme ai quattro seminaristi della Diocesi di Avezzano, Luca, Matteo, Mattia e Pasquale. Ad accompagnarli in questi giorni intensi sono stati padre Carmine Terenzio, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, e Pietro Guida, dell’Ordine Francescano Secolare.
Giorni di preghiera, fraternità, ascolto e discernimento, vissuti lasciandosi guidare dalla testimonianza di San Francesco e Santa Chiara. Un’esperienza pensata non soltanto per conoscere i luoghi che hanno segnato la vita dei due grandi santi di Assisi, ma per lasciarsi provocare dalla loro scelta radicale del Vangelo e interrogarsi, nel silenzio e nella preghiera, sulla propria chiamata.
Il pellegrinaggio è iniziato a Rivotorto, con la celebrazione dell’Eucaristia nella chiesetta di Santa Maria Maddalena, luogo particolarmente caro alla memoria francescana e legato alla storia della vocazione di Francesco. Da lì è iniziato il percorso attraverso alcuni dei luoghi più significativi della città e della spiritualità francescana.
Alla Basilica di Santa Chiara, i seminaristi hanno avuto il dono di ascoltare la testimonianza di una monaca clarissa. Un incontro semplice e profondo, capace di mostrare come una vocazione possa diventare vita quotidiana fatta di silenzio, preghiera, fraternità e totale affidamento a Dio. Momento particolarmente significativo è stato anche quello vissuto alla Basilica della Spogliazione, davanti al corpo del giovane beato Carlo Acutis. Ai piedi del giovane testimone della fede sono stati affidati tutti i giovani della Diocesi di Avezzano e i giovani del mondo intero, con la preghiera perché possano incontrare Cristo e scoprire la gioia e la bellezza del Vangelo.
Il cammino ha poi condotto il gruppo a San Damiano, luogo fondamentale nella vicenda spirituale di Francesco e Chiara, e nella chiesa di San Giacomo de Muro Rupto, dove il piccolo Francesco veniva accompagnato dalla mamma per imparare a pregare. Non sono mancati la visita alla casa paterna e all’antico negozio delle stoffe, legati alla famiglia e alla vita del giovane Francesco, così come la Piazza del Comune con il Tempio di Minerva, la Basilica di San Francesco e la Cattedrale di San Rufino.
Tra i momenti più intensi, quello vissuto all’Eremo delle Carceri. Lontano dal rumore e immersi nel silenzio della montagna, il Vescovo e i seminaristi hanno avuto la possibilità di fermarsi a lungo nella preghiera personale. Un tempo per ascoltare, fare spazio alla voce di Dio e guardare con maggiore libertà e verità al proprio cammino. Proprio in quel luogo, così caro a Francesco, il silenzio è diventato compagno di un discernimento che continua nel quotidiano.
Particolarmente suggestiva è stata anche la visita alla biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, dove il gruppo ha potuto ammirare il Codice 338, manoscritto del XIII secolo che conserva la più antica stesura conosciuta del Cantico delle Creature. Un incontro con una testimonianza preziosa della storia francescana, capace di restituire concretezza alle parole del Santo e di far percepire, attraverso un documento antico di secoli, la forza ancora attuale della sua spiritualità. Nell’ultimo giorno, presso la Porziuncola, la celebrazione della Santa Messa ha segnato il culmine liturgico del pellegrinaggio. Ma è stato davanti alla tomba di San Francesco che il viaggio ha trovato il suo gesto più significativo.
Davanti al Vescovo Giovanni, Luca, Matteo, Mattia e Pasquale sono stati affidati a San Francesco. Quattro giovani, quattro storie e un unico desiderio: comprendere la volontà di Dio e imparare a rispondere con libertà e generosità alla sua chiamata. Affidarli al Poverello ha significato chiedere la sua intercessione perché il loro cammino vocazionale possa crescere nella fede, nella disponibilità al servizio e nella gioia del Vangelo.
E accanto alla preghiera non sono mancati i momenti più semplici: il dialogo, il tempo trascorso insieme, le risate, la condivisione e lo stare fraternamente gli uni accanto agli altri. Perché anche questo fa parte di una vocazione: imparare a camminare insieme, conoscersi, sostenersi e scoprire che la strada verso Dio non è mai una strada percorsa da soli. Ad Assisi il Vescovo e i quattro seminaristi hanno così vissuto molto più di un pellegrinaggio. Hanno percorso le strade di Francesco, ma hanno soprattutto cercato di compiere un passo dentro la propria vita. Un cammino esteriore diventato cammino interiore, fatto di silenzio e parole, di preghiera e fraternità, di domande e affidamento.
Ora tornano nella Diocesi di Avezzano con negli occhi i luoghi visitati e nel cuore volti, incontri, parole e silenzi. Portano con sé anche una consegna: continuare a lasciarsi accompagnare dal Vangelo e imparare, giorno dopo giorno, a fare della propria vita un dono a Dio e ai fratelli. Un pellegrinaggio iniziato a Rivotorto e concluso davanti alla tomba del Poverello. Quattro giovani vite affidate a Francesco e, attraverso di lui, al Signore. Perché il loro cammino possa continuare a crescere nella fede, nella libertà e nella gioia, con il coraggio di chi sceglie di mettersi in cammino senza avere tutte le risposte, ma con il desiderio di scoprire, passo dopo passo, la strada che Dio ha preparato per ciascuno.




