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Sigari, Rum, Spizzichi di Biodiversità e altri Liquidi: a Tagliacozzo una notte dedicata al Tempo, alla Dimensione del Tempo

Nello “SpazioAttivoSartoria” di Tagliacozzo una serata all’insegna della fumata lenta e dei rum, arricchita da pani fumanti, salumi, formaggi d'Abruzzo e altri liquidi (genziana di montagna, vecchi amari). Un “piccolo” rito conviviale concluso alle due di notte sui gradoni che conducono al Chiostro di San Francesco.

Franco Santini di Franco Santini
27 Agosto 2026
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TAGLIACOZZO – Ci sono serate costruite intorno a un programma e altre che, pur partendo da un’idea precisa, si muovono fluide, quasi incontrollate, così prendendo la forma mentre accadono:

“E’ l’evento – spiega Mario Iacomini –, cioè quel che si produce nel suo stesso consumarsi: l’obiettivo ragionato della serata”. “Sigari, Rum, Spizzichi di Biodiversità e altri Liquidi” appartiene decisamente alla seconda categoria.

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L’incontro, ideato da Mario Iacomini per nome e per conto de “La Città Biodiversa”, Ass. Cult. Tempi Moderni e il Ristorante Custode Osteria Futuro – accolto e condiviso dalla Live Communication come proposta di innovazione nell’ambito di Gironi Divini 2026 – si è svolto all’interno di SpazioAttivoSartoria, in via Tommaso da Celano a Tagliacozzo. Qui è infatti ospitato il progetto I Territori della Memoria / TerritoriBiodiversi ’26 – La Santa Identità, e cioè la mostra/evento performativo ideato e curato dallo stesso CuocoCustode, avente quale tema proprio il Tempo ragionato nella sua necessaria Dimensione.

La mostra è stata allora non solo un affascinante contesto. Opere, oggetti, segni e pensieri hanno fatto da “scenografia parlante” contribuendo così alla costruzione di quella esperienza che ha inteso recuperate anche la categoria della lentezza. Un Tempo allora “allargato”, forse “esteso”, magari quello necessario per fumare un sigaro. O il Tempo trascorso per riempire comunque di valori il contenuto di una bottiglia. Oppure il tempo passato da una pietanza per divenire tradizionale. Quello recuperato dalla storia, magari, per dare respiro lungo alla lievitazione di un pane. O …

 

In fondo, pur arrivando da universi (apparentemente) diversi, tutto ciò che è stato portato quella sera dentro “SpazioAttivoSartoria” non poteva che essere un tutto coerente. E forse proprio per questo Franco Santini e Vincenzo Scivetti – ambassador del sigaro Toscano – insieme allo stesso Iacomini, hanno aperto la degustazione anche ai liquidi altri (Biodiversi), accettando infine la possibilità di ragionare con parole e concetti nuovi quel che accade nella “Dinamiche Gustativa”. Le categorie di analisi della/sulla “Forma del Sapore” “Consumato”, “Diluito”, “A Pozzanghere”, “Tessitura Striata e Rugosa” eccetera, hanno allora fatto capolino nei discorsi articolati dall’ideatore della serata, il cui obiettivo da sempre è quello di lavorate ad una “Critica Nobilmente Fautrice”, cioè in grado di rinnovare il proprio modo di riflettere il gusto, il proprio linguaggio, in questo modo potendo affrontare le sfide che l’attualità sta via via ponendo a tutto il sistema: dalla produzione, alla commercializzazione, al consumo, e soprattutto allo studio e alla critica stessa.

L’arte della fumata lenta

A guidare il racconto del sigaro è stato proprio il maestro Vincenzo Scivetti, che ha accompagnato i presenti dentro l’arte e la tecnica della fumata lenta. Perché fumare lentamente non significa semplicemente accendere un sigaro.

Significa imparare ad aspettare, conoscere il prodotto, comprenderne costruzione, combustione e aromi, rispettarne i tempi ed evitare quella fretta che finisce inevitabilmente per comprometterne l’espressione.

Una piccola educazione alla lentezza, dunque, che ha trovato nella dimensione raccolta della serata il suo ambiente naturale. Il sigaro è diventato così il filo conduttore intorno al quale far ruotare altri assaggi, altre storie e soprattutto altre memorie.

Rum, genziana,  quelle bottiglie che hanno attraversato il tempo, e le nuove categorie

Ad accompagnare la fumata sono arrivati i distillati e gli amari. Il rum, innanzitutto, secondo una consuetudine di abbinamento ormai consolidata con il sigaro. Ma accanto a esso ha trovato spazio qualcosa di molto più vicino geograficamente e culturalmente: la genziana di Roccacerro, espressione di quelle antiche preparazioni domestiche di montagna che per generazioni si sono tramandate nelle famiglie abruzzesi.

Prima ancora di diventare prodotto commerciale, la genziana è stata infatti una ricetta di casa. Ognuno con la propria versione, i propri tempi, le proprie proporzioni e qualche segreto che difficilmente usciva dalla cucina familiare.

E poi alcune bottiglie di vecchi amari, arrivate fino a oggi quasi come reperti di un’altra epoca. <<Prodotti ormai dalla “Forma del Sapore” ampiamente “consumata” – approfondisce Mario Iacomini –  con concentrazioni a grumi di sapore in un mare di oggettività, e forse capaci, proprio per questo, di raccontare gli ultimi 50/60 anni con “le interferenze del senso”. O quelli ancora miracolosamente integri, perfetti, che hanno squarciato la storia facendoci assaporare “Il Gusto del Tempo”: il gusto dell’Italia del boom economico, il gusto di “Quando l’Italia era una SuperPotenza”>>. Non bottiglie da collezione da contemplare dietro un vetro, dunque, ma testimonianze materiali di gusti, consuetudini, modi di bere e di vivere in genere appartenenti a un tempo diverso dal nostro.

Ed è stato forse uno dei passaggi più coerenti con il luogo che ospitava la serata: la memoria che smette di essere concetto astratto e diventa qualcosa che si può annusare, assaggiare, condividere.

Poi arrivano i pani. Fumanti.

A un certo punto sono arrivati i pani. E vale la pena sottolinearlo: pani fumanti. Li hanno portati Peppe Verrecchia e Vincenzo Nuccetelli di Osteria Futuro, ancora caldi, con quel profumo capace di cambiare immediatamente l’atmosfera di una stanza. Il pane, del resto, è forse uno degli alimenti che meglio raccontano il significato autentico della biodiversità. Farine, lieviti, fermentazioni, temperature, mani, territori, lavoro, fatica. Dietro qualcosa di apparentemente elementare esiste un patrimonio enorme di differenze: le culture del lavoro! E quella sera il pane non era un semplice accompagnamento. Era parte del racconto.

 

Gli “spizzichi” del CuocoCustode

A completare la tavola sono arrivati gli “spizzichi di biodiversità” proposti agli “AssaporaMenti” dal CuocoCustode. Piccoli assaggi senza inutili costruzioni: salame di pecora, salame di fegato dalle sapienti speziature e formaggi dalla grande ed ineguagliabile struttura: l’Abruzzo Biodiverso! Prodotti nei quali il territorio non ha bisogno di essere dichiarato continuamente perché emerge da ciò che si mangia.

La pecora, le lavorazioni del maiale, le spezie, il latte, la montagna, le stagionature: frammenti di quella cultura appenninica che per secoli si è costruita adattandosi alle risorse disponibili, alle stagioni e alle necessità delle comunità. Qui il termine biodiversità recupera forse il suo significato più concreto. Non uno slogan da applicare a qualsiasi prodotto locale, ma la sopravvivenza delle differenze: materie prime, razze, ricette, tecniche, saperi e sapori che esistono perché qualcuno continua a custodirli, prepararli e soprattutto a riconoscerne il valore.

Alle due di notte, sui gradoni di San Francesco

“Sigari, Rum, Spizzichi di Biodiversità e altri Liquidi” non è stato un accadimento pensato per grandi numeri. E probabilmente sarebbe stato un errore non immaginarlo così. È stata un evento intimo e suggestivo, costruito insieme a poche persone – quelle necessarie –  disposte a concedersi un tempo per ascoltare, assaggiare, fumare e parlare. Perché alcune esperienze funzionano proprio quando conservano una dimensione raccolta, quasi domestica. Quando non c’è bisogno di riempire ogni silenzio e quando un bicchiere, un pezzo di pane ancora caldo o una fetta di salame diventano il pretesto per raccontare qualcosa.

La conclusione è arrivata quasi naturalmente: le due di notte, quando gli ultimi partecipanti si sono ritrovati seduti sui gradoni della scalinata che conduce al Chiostro di San Francesco là dove il frastuono assordante e sguaiato della contemporaneità non arriva: è la pace! Ancora un sigaro acceso. Ancora una fumata, necessariamente lenta.

Tagliacozzo intorno, la notte, le luci di sbiego, poche parole. Forse l’immagine più efficace per raccontare l’intera serata. Perché alla fine, tra sigari, vecchie bottiglie, genziana, pani fumanti, salumi e formaggi di montagna, il vero protagonista era stato il Tempo – e la sua Dimensione. Quello che serve per fare bene le cose. E quello, sempre più raro, necessario per saperle apprezzare.

 

APPENDICE | “SpazioAttivoSartoria” e “I Territori della Memoria…”

SpazioAttivoSartoria, in via Tommaso da Celano a Tagliacozzo, non è soltanto il luogo fisico che ha ospitato “Sigari, Rum, Spizzichi di Biodiversità e altri Liquidi”.

È uno spazio culturale riaperto per ospitare “I Territori della Memoria / TerritoriBiodiversi ’26 – La Santa Identità”, progetto promosso da La Città Biodiversa e dall’Associazione Culturale Tempi Moderni, in collaborazione con Osteria Futuro.

L’idea parte da un percorso avviato nei primi anni Duemila attorno a tre parole – Memoria, Biodiversità, Identità – e lo riporta nel presente attraverso quella che Mario Iacomini definisce “La Dimensione del Tempo”.

Il principio è semplice quanto ambizioso: il tempo, quando è Tempo, non cancella necessariamente le cose, ma vi “stratifica” significati. Cambia il modo in cui guardiamo un territorio, una tradizione, un prodotto agricolo, un’opera o una stessa parola.

Da qui le domande poste dal progetto: che cosa è accaduto in questi anni? Come sono cambiati i territori e il modo di raccontarli? Che cosa significano oggi memoria, biodiversità e identità? Come sono state trasformate le produzioni locali dai processi di globalizzazione? Che cosa intendiamo ancora per “tipico”? E quale valore attribuiamo oggi a prodotti identitari dell’Abruzzo, come l’antico grano Solina?

“SpazioAttivoSartoria” è allora un “Evolutore Culturale”, proprio per questo  in continuo divenire, più vicino a un laboratorio di ricerca che a una mostra tradizionale: opere, pensieri e testimonianze si aggiungono progressivamente, facendo dello stesso allestimento un processo aperto: correte a visitarlo.

Nel percorso trovano spazio i pensieri e le opere di:

  • Dino de Vecchis
  • Pieraldo Mercuri
  • Francesco Scipioni
  • Fabio Mariani
  • Pietro Iacomini
  • Fabio De Santis Scipioni
  • Stefano Avagnano
  • Silvio Eboli
  • Mario Iacomini
  • Gabriele Venturini
  • Carmine di Pietro
  • Alessandro Rubeo (Pipino)
  • Pino
  • Eleonora Vigna
  • Tiziana Morgante
  • Fabrizio Valente
  • Vincenzo Nuccetelli
  • Giuseppe Verrecchia
  • ……

A questi il progetto prevede di affiancare progressivamente ulteriori punti di vista e contributi.

È dentro questa cornice che la serata di “Sigari, Rum, Spizzichi di Biodiversità e altri Liquidi” ha trovato una collocazione particolarmente coerente: non una semplice degustazione organizzata all’interno di una mostra, ma un’altra maniera di affrontarne le stesse domande.

Il tempo di un’opera e quello di una stagionatura. La memoria affidata a un’immagine e quella conservata in una vecchia bottiglia. La biodiversità raccontata dall’arte e quella che si ritrova in un pane, in un salume, in un formaggio, in una radice di genziana.

Linguaggi differenti per raccontare, in fondo, la stessa cosa: ciò che un territorio non dovrebbe dimenticare: Le Biodiversità!

 

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