Avezzano.
Ci sono lavoratori che una fabbrica la conoscono a memoria: i turni, i macchinari, i colleghi. Gli interinali di LFoundry di Avezzano sono così. Sono 90, e in questo stabilimento lavorano da 8, 10, 15, 20 anni. Una vita professionale intera, spesa con un contratto che per sua natura dovrebbe essere temporaneo.
Dal 1° gennaio 2026 sono in cassa integrazione al 100%. “A casa. Fermi”, raccontano. Ma il peggio, temono, deve ancora arrivare: a dicembre scade il contratto commerciale con l’agenzia di somministrazione e, senza ammortizzatori, resterebbero senza alcuna tutela.
Quello che ferisce di più, però, non è solo l’incertezza economica. È il silenzio. Ogni volta che al MIMIT si discute del futuro dello stabilimento, loro non vengono nominati. “Mai ai tavoli ministeriali, mai negli incontri con le RSU. Siamo invisibili”, dicono con amarezza.
Dietro i numeri ci sono persone: “90 famiglie che, dopo aver tenuto in piedi l’unico polo di semiconduttori in Italia, verranno lasciate per strada nel silenzio generale”. Chiedono poco e in modo chiaro: rispetto, un tavolo urgente e una stabilizzazione vera.
C’è anche una questione di coerenza. Un rilancio industriale che parte lasciando indietro chi ha garantito la produzione per due decenni rischia di perdere competenze preziose proprio nel settore che si vuole rafforzare. Gli interinali lo dicono con una frase che suona come un avvertimento: “Non si salva LFoundry senza chi LFoundry l’ha fatta vivere per 20 anni”.




