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Nel solco dei padri, la strada del futuro: Gioia dei Marsi ritrova nella terra la forza della sua comunità (foto)

Festa dell'Agricoltura e Festa del Solco dritto

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
28 Settembre 2026
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Gioia dei Marsi. Gioia dei Marsi torna alle sue radici e lo fa attraverso una manifestazione che non è soltanto una festa, ma un vero e proprio viaggio nella memoria collettiva di una comunità. Si è conclusa ieri la settima edizione della Festa dell’Agricoltura e la terza edizione della Festa del Solco Dritto, due appuntamenti che per due giorni hanno riportato al centro dell’attenzione la storia rurale, agricola e pastorale del territorio, trasformando il ricordo delle origini in uno strumento per riflettere sul futuro.

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Una comunità che riscopre se stessa, dunque, attraverso il lavoro della terra, la pastorizia, la transumanza, le tradizioni, i mestieri e quei valori che per generazioni hanno scandito la vita di Gioia dei Marsi. Un ritorno alle origini che non ha avuto il sapore della semplice rievocazione nostalgica, ma quello di una consapevole valorizzazione dell’identità locale, nella convinzione che conoscere ciò che si è stati possa aiutare a costruire con maggiore consapevolezza ciò che si vuole diventare.

È questo il significato che il sindaco di Gioia dei Marsi, Gianluca Alfonsi, affida al bilancio della manifestazione. «Una due giorni in cui ci siamo riappropriati delle nostre origini contadine, della nostra sana ruralità», sottolinea il primo cittadino, spiegando come l’iniziativa abbia rappresentato «un tuffo nel passato per acquisire una maggior consapevolezza del nostro futuro e per ancorarlo saldamente alle origini contadine e pastorali che ci appartengono e delle quali andare fieri».

Il cuore della manifestazione è stato un intreccio di storia, cultura, agricoltura e partecipazione popolare. A dare corpo alla memoria è stato anche il corteo storico, curato dall’associazione Arte con Gioia e dalla sua presidente Annamaria Fazi, con la collaborazione della costumista Rosa Noto. Un percorso attraverso abiti, personaggi e atmosfere capaci di restituire l’immagine di una Gioia dei Marsi contadina e pastorale, ma allo stesso tempo profondamente signorile, in cui la fatica quotidiana conviveva con il senso della dignità, dell’appartenenza e della comunità. Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento dei giovani cittadini, chiamati a vestire per un giorno i panni degli uomini e delle donne della Gioia di un tempo. Una partecipazione che, nelle parole del sindaco, assume un valore che va oltre la semplice rappresentazione scenica.

«Un grazie di cuore a tutti i miei concittadini, soprattutto quelli più giovani, che hanno dato la disponibilità come figuranti nel corteo, tornando per un giorno a vestire i panni di quella Gioia contadina e pastorale ma altrettanto signorile, fatta di sudore, fatica ma trasudante di onestà e bellezza», afferma Alfonsi. Il tema della transumanza ha rappresentato uno dei fili conduttori più interessanti dell’iniziativa. Non soltanto un fenomeno storico legato agli spostamenti stagionali delle greggi e alla vita pastorale dell’Appennino, ma un patrimonio culturale capace ancora oggi di mettere in relazione territori, comunità e memorie. In questa prospettiva si inserisce anche la presenza di Angela Fazi, consigliera provinciale della Provincia di Foggia e originaria di Gioia dei Marsi, con la quale l’amministrazione comunale ha avviato un percorso di riscoperta di antichi legami territoriali proprio nel nome della transumanza.

«Stiamo “riannodando”, in nome della transumanza, antichi rapporti tra territori», ha evidenziato il sindaco, sottolineando così il valore di una manifestazione che guarda oltre i confini comunali e prova a ricostruire una rete fondata su storia, cultura e identità condivise.

Ad arricchire il programma sono stati gli interventi e i contributi di numerosi rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura e dello sviluppo locale. Alla manifestazione hanno partecipato il senatore Guido Liris, il vicepresidente e assessore alle Politiche agricole della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente, il consigliere regionale Massimo Verrecchia, i consiglieri provinciali Andrea Longo, Vincenzo Giovagnorio e Gianfranco Tedeschi, oltre ad amministratori e sindaci del territorio e ai primi cittadini dei Comuni aderenti alla rete dei Borghi del Solco.

Un contributo importante è arrivato anche dal mondo accademico, con il professor Ernesto Di Renzo e il professor Michele Sisto, rispettivamente ideatori dei progetti Marsicaland e Borghi del Solco. I loro interventi hanno offerto ulteriori elementi di conoscenza e riflessione sul fenomeno della transumanza e sul valore culturale, sociale ed economico delle tradizioni rurali.

La manifestazione ha inoltre coinvolto realtà impegnate nello sviluppo territoriale, con la presenza dei presidenti del Patto territoriale, Rocco Di Micco, e del Gal Marsica, Nino Garofalo. Un sistema di relazioni che testimonia la volontà di fare della valorizzazione della ruralità non soltanto una celebrazione del passato, ma una leva per il presente e per il futuro.

Particolare spazio è stato dedicato anche alle eccellenze agroalimentari locali. La serata dedicata allo show cooking dello chef Valente, realizzata con il supporto dell’Arap e del suo direttore Antonio Morgante, ha portato in tavola prodotti del territorio attraverso una degustazione di piatti capaci di raccontare, anche attraverso il gusto, la ricchezza di un patrimonio agricolo che continua a rappresentare una componente essenziale dell’identità marsicana.

Accanto agli appuntamenti istituzionali e culturali, protagonisti sono stati gli espositori e i produttori, autentiche «sentinelle vigili della cultura contadina dei nostri territori», come li definisce Alfonsi. Donne e uomini che continuano a custodire saperi, produzioni e pratiche che rischierebbero altrimenti di perdersi e che oggi possono invece diventare parte di una nuova idea di sviluppo fondata sulla qualità, sulla sostenibilità e sulla valorizzazione delle specificità locali.

Dietro il successo della manifestazione c’è stato anche un intenso lavoro organizzativo. Il sindaco ha rivolto un ringraziamento particolare al direttivo della Pro Loco di Gioia dei Marsi e al presidente Pasquale Alfonsi, sottolineando l’impegno profuso nella realizzazione dell’evento, così come all’associazione Arte con Gioia e alla presidente Annamaria Fazi per la cura del corteo storico.

Un riconoscimento speciale è stato rivolto al consigliere Andrea Longo, che per conto dell’amministrazione comunale ha coordinato la complessa macchina organizzativa della manifestazione. Un lavoro spesso lontano dai riflettori, ma determinante per consentire che un appuntamento articolato su più giornate e con numerose iniziative potesse svolgersi con ordine e successo.

Il sindaco ha inoltre ringraziato i dipendenti comunali e la Polizia municipale per il supporto garantito durante l’evento, consentendo lo svolgimento delle diverse iniziative in condizioni di sicurezza, così come tutti gli espositori, i produttori e quanti hanno contribuito a trasformare la manifestazione in un momento di incontro e partecipazione.

Ma al di là dei numeri, delle presenze e del programma, il messaggio più forte arrivato da Gioia dei Marsi è forse quello di una comunità che non considera le proprie radici un patrimonio da conservare sotto una campana di vetro, ma una risorsa da reinterpretare.

«Innovare nella tradizione si può e si deve», afferma Alfonsi. E proprio qui si trova il senso più profondo delle due giornate: la tradizione non come nostalgia, ma come punto di partenza. La ruralità non come immagine del passato, ma come possibile elemento distintivo di un territorio che vuole costruire il proprio futuro partendo da ciò che lo rende riconoscibile.

Gioia dei Marsi, «Spiga Verde d’Italia» e «Borgo del Solco», rivendica così una precisa identità e una direzione: «puntando decisamente sulla ruralità d’eccellenza», dice il sindaco.

Una scelta che passa dalla valorizzazione dei prodotti della terra, dalla memoria della transumanza, dalla riscoperta dei mestieri e delle tradizioni, ma anche dalla capacità di coinvolgere le nuove generazioni e di costruire relazioni con altri territori accomunati dalla stessa storia.

Alla fine della manifestazione resta soprattutto il senso di una comunità che ha scelto di raccontarsi attraverso ciò che è stata e ciò che ancora può essere. «Grazie dal profondo del cuore alla mia Gioia che, ancora una volta, si è dimostrata comunità accogliente e all’altezza, consapevole del suo ormai centrale ruolo», conclude Alfonsi.

E così, mentre il solco dritto torna idealmente a segnare la terra, la festa lascia una traccia che va oltre i due giorni dell’evento: quella di un territorio che guarda avanti senza recidere il legame con la propria storia, consapevole che il futuro, talvolta, può essere costruito proprio tornando a leggere con occhi nuovi le impronte lasciate da chi è venuto prima.

Tags: abruzzoGioia dei MarsiNewssolco dritto
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