REDAZIONE – In occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, che si celebra ogni anno il 3 maggio, il dibattito sul ruolo dell’informazione nelle società democratiche torna al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. In un contesto globale attraversato da trasformazioni tecnologiche, pressioni economiche e nuove forme di controllo dell’informazione, il valore del pluralismo e dell’indipendenza dei media appare più che mai attuale.
Su questi temi si registra l’intervento social di Daniele Imperiale, vicepresidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, che ha diffuso una articolata e significativa lettera per celebrare questa ricorrenza. Un contributo che offre una riflessione lucida non solo sul ruolo del giornalismo, ma soprattutto sul diritto dei cittadini a ricevere un’informazione libera, corretta e accessibile.
IL TESTO DELLA NOTA:
“Il 3 maggio non è una semplice ricorrenza. È un richiamo, un monito, una responsabilità condivisa. La Giornata internazionale per la libertà di stampa, proclamata nel 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite su raccomandazione dell’UNESCO, affonda le sue radici in un momento storico preciso: il seminario di Windhoek del 1991, che portò alla redazione di una dichiarazione destinata a diventare un pilastro nella difesa del pluralismo e dell’indipendenza dei media.
La Dichiarazione di Windhoek non è solo un documento. È una presa di posizione netta, un’affermazione di principio che trova il suo fondamento nell’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: la libertà di espressione non è negoziabile, non è comprimibile, non è selettiva. È universale. Include il diritto di informare, ma soprattutto quello – spesso meno discusso – di essere informati.
Ed è proprio su questo punto che oggi, nel 2026, si ritiene necessario soffermarsi con maggiore lucidità. La libertà di stampa non riguarda esclusivamente chi produce informazione. Riguarda, in modo ancora più profondo, chi la riceve. Senza cittadini informati, non esiste democrazia sostanziale. Esiste, al massimo, una sua simulazione.
I dati internazionali mostrano un quadro complesso ma non privo di segnali incoraggianti. Secondo Freedom House, i Paesi classificati come “non liberi” sono oggi circa 40, concentrati prevalentemente in Asia e Africa. Tuttavia, rispetto al 1985, si registra una riduzione di circa il 20% nella percentuale globale di Stati non liberi. Un miglioramento che non va ignorato, ma nemmeno sopravvalutato. Perché accanto ai progressi formali emergono nuove criticità: pressioni economiche sui media, concentrazione editoriale, disinformazione sistemica, e un uso sempre più sofisticato delle tecnologie per influenzare l’opinione pubblica.
In questo contesto, la libertà di stampa assume una dimensione nuova: non più solo diritto da difendere, ma ecosistema da proteggere. La pluralità delle fonti, l’indipendenza delle redazioni, la trasparenza degli algoritmi che regolano la diffusione delle notizie sono oggi elementi essenziali quanto le garanzie giuridiche tradizionali.
E l’Italia? Il nostro Paese si colloca in una posizione intermedia nel panorama internazionale. Negli ultimi anni si sono registrati alcuni miglioramenti, ma persistono criticità strutturali: querele temerarie, precarietà nel lavoro giornalistico, concentrazione proprietaria e un rapporto talvolta ambiguo tra politica e informazione. Non si tratta di anomalie isolate, ma di segnali che meritano attenzione e intervento.
Il 3 maggio, dunque, non deve essere celebrato come un rituale. Deve essere vissuto come un momento di verifica. Perché la libertà di stampa non è mai acquisita una volta per tutte. È un equilibrio fragile, che richiede vigilanza costante, responsabilità professionale e consapevolezza civica.
Essere liberi di informare implica essere responsabili nel farlo. Ma essere liberi di ricevere informazione implica anche sviluppare strumenti critici per interpretarla. In questo senso, la libertà di stampa è una costruzione collettiva, che coinvolge giornalisti, istituzioni e cittadini.
Oggi più che mai, difendere la libertà di stampa significa difendere la qualità della nostra democrazia. E questo, il 3 maggio, non possiamo permetterci di dimenticarlo.”



