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Addio all’apostolo della Valle Roveto, si ferma il tempo a Civitella per l’ultimo addio a don Franco Geremia

Daniele Imperiale di Daniele Imperiale
4 Maggio 2026
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CIVITELLA ROVETO – Ieri il tempo si è fermato a Civitella Roveto. Intere generazioni si sono ritrovate insieme ad istituzioni, associazioni, gruppi e tanti cittadini che hanno reso omaggio al parroco della concretezza. 58 lunghi anni alla guida pastorale di Civitella Roveto, don Franco Geremia, ha avuto il tributo che meritava per l’ultimo saluto. Instancabile, amato indistintamente da tutti raggiunge così la dimensione celeste che tanto ha declamato nelle sue omelie, tutte particolarmente significative e fino all’ultimo.

Si è fermato il tempo, si sono fermati i passi, si sono fermate le parole davanti al silenzio composto e struggente di una Piazza San Giovanni colma come poche volte si era vista.

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La piazza era tutta per lui  gremita di fedeli, di amici, di figli spirituali, di autorità civili e militari giunte da tutta la Marsica e dalla Valle Roveto, stretti insieme nel dolore e nella gratitudine per rendere l’ultimo saluto a Monsignor Franco Geremia, detto anche “l’Apostolo della Valle Roveto”.

L’Amministrazione Comunale di Civitella Roveto e l’intera cittadinanza, si è  unita con commozione a questo abbraccio corale che oggi ha avvolto il suo feretro, ma soprattutto la sua memoria viva, indelebile, luminosa.

La celebrazione presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo, arricchita dai pensieri colmi di affetto del Cardinale Angelo Comastri, dell’Arcivescovo Filippo Iannone, del Vescovo emerito Giovanni D’Ercole e del Vescovo emerito Luca Brandolini, ha raccontato con parole ciò che il popolo già sapeva nel cuore: Don Franco non è stato soltanto un sacerdote. È stato una casa aperta. Una mano tesa. Una voce capace di rasserenare. Una presenza che sapeva farsi rifugio.

Monsignor Antonazzo, nel suo intenso ricordo, ha ripercorso con profonda partecipazione le tappe della vita sacerdotale e umana di Don Franco, ricordando non solo il bene seminato nella nostra terra, ma anche l’opera straordinaria compiuta oltre i confini della Valle Roveto. Ha richiamato alla memoria quanto Don Franco abbia saputo portare il Vangelo nella concretezza della carità, contribuendo alla realizzazione di pozzi, scuole, asili e opere di sostegno in Africa e in Sud America, restituendo dignità, speranza e futuro a popolazioni lontane ma sempre vicine al suo cuore. Segni tangibili di una fede vissuta non nelle parole, ma nei gesti.

“Ci sono uomini che passano nella storia di un paese, ha detto,  e poi ci sono uomini che entrano nell’anima di un popolo. Don Franco appartiene a questi ultimi.

Ha conosciuto le gioie e le ferite della nostra gente. Ha benedetto nascite, accompagnato matrimoni, consolato lacrime, affidato al cielo i nostri cari. È entrato nelle case e nei cuori con la discrezione dei giusti. Ha ascoltato senza giudicare, ha parlato senza ferire, ha guidato senza imporre. Ha seminato speranza anche quando intorno sembrava prevalere lo sconforto.
Per tanti è stato padre. Per altri fratello. Per tutti riferimento certo. Nelle stagioni difficili della vita e nei giorni lieti, sapevamo che lui c’era. E questa certezza oggi ci manca già immensamente.

Nei volti segnati dalla tristezza di questa giornata si leggeva il dolore profondo di una comunità che perde una guida. Ma nello stesso tempo si scorgeva qualcosa di più grande del pianto: la riconoscenza. Perché solo chi ha amato davvero lascia dietro di sé un vuoto così grande e, insieme, una eredità così immensa.

Anche oggi, nel giorno del suo ultimo viaggio terreno, Don Franco ha compiuto un altro miracolo silenzioso: ha riunito tutti. Ha richiamato il suo popolo attorno ai valori che ha testimoniato per una vita intera. Ha trasformato la tristezza in comunione, il lutto in memoria condivisa, il distacco in promessa di continuità.

E allora il modo più vero per dirgli addio non è soltanto piangerlo.
Il modo più vero per onorarlo è continuare la via che ci ha indicato.

Continuare a guardare l’altro con misericordia.
Continuare a tendere la mano a chi resta indietro.
Continuare a costruire comunità e non divisioni.
Continuare a credere che la bontà, l’ascolto e la fede possano ancora cambiare la vita delle persone.
Questo ci lascia Don Franco. Non solo il ricordo di ciò che è stato, ma la responsabilità di ciò che dobbiamo diventare.”

Un sentito e doveroso ringraziamento è stato espresso dall’amministrazione comunale a tutte le realtà che, con dedizione, amore e spirito di servizio, hanno contribuito a rendere questo ultimo saluto unico, composto e profondamente sincero: alle Associazioni del territorio, ai Comitati di San Giovanni Battista e della Madonna delle Grazie, al Comitato Feste Patronali di Meta, alla Croce Verde, al Coro, alla Banda, all’AVIS, al Consiglio Pastorale, agli Alpini a tutti i volontari e a ogni singolo cittadino che, in silenzio e con generosità, ha offerto il proprio aiuto. Ognuno ha lasciato un segno prezioso in questa giornata di memoria e di amore condiviso.”

A nome di tutta Civitella Roveto, afferma sempre il comune in una nota –  diciamo grazie.
Grazie per ogni parola donata.
Grazie per ogni sofferenza condivisa.
Grazie per ogni speranza riaccesa.
Grazie per aver amato questa terra come pochi sanno amare.

Non ti salutiamo con un addio, perché chi ha vissuto così non se ne va davvero.
Resterai nel rintocco delle campane.
Nel silenzio delle nostre chiese.
Nel bene seminato tra la gente.
Nel volto di chi saprà amare come hai amato tu.

Ciao Don Franco. I tuoi fedeli cammineranno ancora sulle strade che ci hai insegnato a percorrere.”

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