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Latte, Coldiretti Abruzzo: “Dopo 40 anni riaperto il tavolo. Ora subito il prezzo per salvare le stalle”

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
5 Maggio 2026
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L’Aquila. Dopo oltre quarant’anni di assenza, torna finalmente al centro del confronto istituzionale il comparto lattiero-caseario abruzzese. Un passaggio atteso e non più rinviabile, che segna l’avvio di un percorso necessario per affrontare una crisi ormai strutturale che sta mettendo a rischio la sopravvivenza degli allevamenti.

Coldiretti Abruzzo esprime apprezzamento per la Regione e, in particolare, per l’assessore Emanuele Imprudente, per aver risposto prontamente alla richiesta di convocazione del tavolo latte, riaprendo un confronto che mancava da troppo tempo e che rappresenta oggi un primo segnale concreto di attenzione verso il settore.

“Erano oltre quarant’anni che non si convocava un tavolo sul latte in Abruzzo – sottolinea Pietropaolo Martinelli – ed era fondamentale che la Regione tornasse ad assumere un ruolo guida, definendo finalmente linee di indirizzo chiare per un comparto strategico, troppo a lungo lasciato senza una regia”.

La situazione resta estremamente critica. Gli allevatori continuano a produrre sotto costo, con prezzi che in molti casi non superano i 47 centesimi al litro, a fronte di costi di produzione che hanno ormai superato i 55 centesimi. Una condizione aggravata dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime, oltre che dalla pressione crescente di latte proveniente da altre regioni e dall’estero a prezzi decisamente inferiori.

“Non è più sostenibile che gli allevatori siano l’anello debole della filiera – evidenzia Marino Pilati –. Senza un intervento immediato e strutturale si rischia la chiusura di molte aziende e la perdita di un presidio fondamentale per le aree interne”.

Dal confronto è emersa con forza la necessità di garantire un prezzo minimo di riferimento alla stalla superiore ai 47 centesimi al litro, valore individuato nell’accordo del 27 marzo presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste alla presenza del Ministro Francesco Lollobrigida, ma non adeguato alle condizioni produttive e strutturali del territorio abruzzese.

“Non è una richiesta, ma una condizione essenziale per la sopravvivenza delle imprese – ribadisce Paolo Liberatore –. Continuare a pagare il latte sotto i costi di produzione significa condannare il settore alla scomparsa, in spregio ad una legge sulle pratiche sleali, voluta e ottenuta proprio da Coldiretti. Serve subito un accordo di filiera serio, ed un piano di settore regionale.

Alla luce di quanto emerso nel corso dell’incontro, Coldiretti Abruzzo richiama il quadro normativo vigente, a partire dal Decreto Legislativo 198/2021, che vieta pratiche commerciali sleali e, in particolare, la vendita dei prodotti agricoli al di sotto dei costi di produzione.

In questo contesto si inserisce il lavoro svolto da ISMEA, che ha evidenziato come i costi di produzione del latte bovino risultino significativamente superiori ai prezzi oggi riconosciuti agli allevatori, confermando una situazione di forte squilibrio economico.

Esperienze come quella della Puglia, dove il 7 aprile è stato raggiunto un accordo a 0,51 euro al litro, dimostrano la necessità di adeguare il prezzo alle reali condizioni territoriali e ai costi effettivi di produzione.

Il prezzo del latte deve pertanto tenere conto di fattori differenziali quali la minore densità degli allevamenti, i maggiori costi logistici e la diversa disponibilità di servizi. Va inoltre considerato che, in assenza di produzione locale, l’industria sarebbe comunque costretta ad approvvigionarsi da altre aree, sostenendo ulteriori costi di trasporto.

Per quanto riguarda il Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale (SQNBA), afferente all’Ecoschema 1 della PAC, come chiarito dall’ICQRF a seguito delle segnalazioni di Coldiretti, tale sistema ha natura prettamente volontaria. Ne consegue che l’adesione allo SQNBA non può essere imposta come clausola contrattuale in assenza di un adeguato riconoscimento economico. Eventuali condizioni che prevedano la sospensione delle premialità, del conferimento del latte o il recesso immediato dal contratto in caso di mancata o sospesa certificazione devono essere considerate vessatorie e potenzialmente coercitive.

La convocazione del tavolo rappresenta un primo passo importante, ma ora è necessario passare rapidamente ai fatti. La Regione è chiamata a definire linee guida strutturali per il comparto lattiero-caseario, sostenendo i processi di aggregazione e garantendo condizioni di mercato più eque e trasparenti.

“Il tempo delle analisi è finito – conclude Coldiretti Abruzzo –. Difendere il latte abruzzese significa difendere economia, occupazione e territorio. Gli allevatori non possono più aspettare”.

Tags: abruzzocoldiretti abruzzo
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