Pescina. La battaglia per la salvaguardia del fiume Giovenco continua e si prepara a entrare in una nuova fase. Dopo la raccolta di 2.342 firme, tra sottoscrizioni cartacee e online, Alfonsino Scamolla, consigliere comunale di Pescina, annuncia la costituzione di un comitato cittadino per la tutela dell’acqua del Giovenco, chiamando a raccolta cittadini, associazioni e amministrazioni della Valle.
«La battaglia sul fiume Giovenco prosegue», afferma Scamolla, ricordando che le 1.207 firme raccolte in forma cartacea e le 1.135 online sono state spedite all’Ersi il 14 ottobre dall’ingegnere Urbani. Ora l’attenzione è rivolta alle risposte dell’ente, chiamato a chiarire una serie di questioni legate al progetto contestato.
La posizione del consigliere è netta: «Il progetto è irricevibile così come è: è lacunoso, presenta una serie di dati che non hanno riscontro oggettivo».
Scamolla chiede chiarimenti sulle ragioni che hanno portato alla presentazione dell’intervento, sui numeri riportati nella documentazione, sui valori delle portate delle sorgenti e sulle motivazioni che avrebbero portato alla scelta di tubazioni di così grandi dimensioni. «Vogliamo risposte sui motivi per i quali nasce questo progetto, quelli addotti non bastano. Pretendiamo un cambio di rotta totale», sottolinea.
L’ombra di Amplero e il nodo dell’acqua per il Fucino
Tra le preoccupazioni espresse dal consigliere comunale c’è anche il possibile collegamento con una questione che da decenni accompagna il dibattito sul territorio: Amplero. «Questo progetto evoca uno spettro che da anni aleggia sul nostro fiume: Amplero, di cui si parla da 40 anni», dichiara Scamolla.
Al centro della contestazione c’è anche la destinazione della risorsa idrica. Secondo il consigliere, il progetto riguarda l’acqua per uso idropotabile, ma non chiarirebbe apertamente che questa risorsa non deve essere destinata all’uso agricolo.
Scamolla riconosce la necessità di affrontare il problema dell’approvvigionamento irriguo del Fucino, ma contesta la strada individuata per farlo. «Il problema dell’irriguo del Fucino va sicuramente risolto, ma non in questo modo», afferma, ribadendo la necessità di puntare su «vasche di laminazione e di accumulo».
Una posizione che tiene insieme la richiesta di soluzioni per le esigenze agricole del territorio e la volontà di salvaguardare il Giovenco, al centro della mobilitazione.
«Un comitato per tenere alta l’attenzione»
In attesa dei chiarimenti richiesti all’Ersi, Scamolla annuncia di voler avviare nei prossimi giorni il percorso per costituire il Comitato a salvaguardia dell’acqua del Giovenco.
«Mi attiverò in questi giorni per crearlo con tutti i cittadini, le associazioni e le amministrazioni della Valle del Giovenco», spiega il consigliere, che annuncia anche un incontro pubblico per dare vita al nuovo organismo insieme alla comunità.
L’obiettivo è costruire uno strumento di partecipazione e mobilitazione che possa mantenere alta l’attenzione sulla vicenda e coordinare le iniziative a difesa del fiume. Il comitato, nelle intenzioni di Scamolla, dovrà essere pronto anche a organizzare forme di protesta più incisive qualora non arrivassero risposte ritenute soddisfacenti.
«Questo comitato servirà a tenere alta l’attenzione e a programmare anche forme di lotta dura per far capire a “lor signori” che il fiume Giovenco non si tocca», conclude il consigliere comunale.
Parole che segnano l’avvio di una nuova fase della mobilitazione, con l’obiettivo di coinvolgere l’intera Valle del Giovenco e chiedere chiarimenti su un progetto che continua a suscitare forti preoccupazioni tra i suoi oppositori.



