Pratola Peligna. Monta la bagarre degli animalisti contro l’ordinanza a Pratola Peligna che impone ai proprietari di cani, oltre alla raccolta delle deiezioni solide, di portare con sé una bottiglietta d’acqua per diluire le urine degli animali. «Sindaci solerti per una bottiglietta d’acqua, ma troppo spesso inerti davanti alla vera emergenza randagismo. I piccoli interessi di pochi non possono prevalere sull’interesse collettivo!» polemizzano gli attivisti del Comitato Interregionale Addio Randagismo. Una denuncia delle contraddizioni nelle priorità di alcune amministrazioni comunali, che va oltre la questione di decoro urbano, inserendo il tema della mancata prevenzione delle nascite incontrollate. Il provvedimento del comune, annunciano in una nota, è stato contestato con un ricorso al Tar promosso da Gabriele Bettoschi, presidente dell’Ente Tutela Animali di Pescara.
«Sarà naturalmente la giustizia amministrativa a valutare la legittimità dell’ordinanza e l’eventuale sussistenza di profili di eccesso di potere», spiegano nella nota. «Il Comitato, tuttavia, intende sollevare una questione ben più ampia, che riguarda le responsabilità delle amministrazioni comunali nella prevenzione del randagismo.
«È davvero questa la priorità di alcuni sindaci?» continuano dal gruppo animalista «Imporre ulteriori obblighi a chi porta a passeggio il proprio cane, mentre si continua a trascurare la vera emergenza rappresentata dalle nascite incontrollate, dagli abbandoni e dalla mancata regolarizzazione degli animali? Il Comitato non contesta il dovere di rispettare il decoro urbano e le regole della convivenza civile. Contesta, invece, una sproporzione nelle priorità amministrative che rischia di penalizzare i cittadini senza affrontare adeguatamente i problemi più gravi».
«Non possiamo escludere che, in alcuni casi, queste ordinanze nascano anche per rispondere alle pressioni di singoli cittadini o esercenti che lamentano disagi circoscritti e chiedono al sindaco di intervenire», aggiungono. «Per accontentare qualche elettore e raccogliere una manciata di voti, si rischia così di privilegiare gli interessi particolari di pochi rispetto ai grandi interessi della collettività. Naturalmente, non attribuiamo automaticamente queste intenzioni a ogni amministratore: chiediamo, però, che le priorità delle istituzioni siano valutate sulla base dei risultati concreti e delle responsabilità effettivamente esercitate».
Poi il punto focale su cui verte la polemica degli animalisti contro la sindaca Antonella Di Nino. «La prevenzione del randagismo» illustrano gli autori della nota, verte sul monitoraggio di «cucciolate incontrollate nelle campagne, nelle aziende agricole e nei centri urbani; gli abbandoni; la mancata identificazione e registrazione dei cani; l’insufficienza dei controlli e delle campagne di sterilizzazione. È proprio su questi fenomeni che i sindaci dovrebbero dimostrare la massima determinazione, esercitando le proprie competenze e collaborando con i servizi veterinari pubblici».
«Meno attenzione ai piccoli interessi particolari, più tutela dell’interesse collettivo» chiosano gli animalisti. «Meno ordinanze di dubbia necessità, più controlli, sterilizzazioni e prevenzione. Meno inerzia davanti alle cause del randagismo, più responsabilità istituzionale. La prevenzione del randagismo è un dovere istituzionale, non uno strumento di consenso elettorale».



