Avezzano. Ali spalancate come grandi vele, becchi che si fanno largo tra le rocce, sguardi che si incrociano in un equilibrio fragile fatto di gerarchie e diffidenza. Sono le immagini scattate nella Marsica dal fotografo naturalistico Luigi Di Luzio, che ha documentato un momento di vita selvaggia nelle terre alte d’Abruzzo: un gruppo di grifoni che si ciba della carcassa di un cervo, con una volpe a osservare la scena a pochi metri.

Lo scatto del volo. Nelle immagini immortalate dal fotografo un grifone atterra con le ali completamente aperte, mostrando tutta la sua imponente apertura alare e il contrasto tra le penne scure e il piumaggio più chiaro. Le zampe si protendono in avanti, pronte a toccare il terreno tra i massi e l’erba ingiallita dall’autunno. Davanti a lui un altro esemplare si muove in direzione opposta, con le ali distese e la coda aperta, quasi a passargli accanto in una sorta di danza. Sullo sfondo, un terzo grifone osserva immobile, appoggiato accanto ai resti dell’animale.
La scena sulla carcassa. Lo sguardo del fotografo si allarga e racconta l’intera “tavola”. Sulla carcassa del cervo, di cui restano visibili le grandi corna, più grifoni si alternano nel pasto, con i lunghi colli chiari protesi verso il cibo. Altri esemplari attendono il proprio turno: uno sulle rocce in alto a destra, con lo sguardo vigile, altri due in posizione più defilata sul prato. Nessuna fretta, nessuna confusione: ognuno sembra conoscere il suo ruolo.

La volpe in disparte. Ed è proprio al centro dell’inquadratura che si nota l’ospite più inatteso: una volpe, piccola e circospetta, che si avvicina e guarda la scena, consapevole di non poter competere con i giganti del cielo. Un dettaglio che rende lo scatto ancora più narrativo, quasi una storia a più voci in cui ogni animale ha il suo posto.
Un ruolo fondamentale. Sono immagini che, oltre al valore estetico, raccontano il ruolo ecologico di questi grandi rapaci. I grifoni sono infatti carnivori necrofagi: nutrendosi di carcasse contribuiscono a “ripulire” l’ambiente, limitando la diffusione di malattie e chiudendo il ciclo naturale della vita nei territori montani. Una presenza preziosa per gli equilibri degli ecosistemi, che nell’Appennino centrale è tornata a farsi vedere grazie ai progetti di reintroduzione e tutela.

Gli scatti di Di Luzio, frutto di pazienza, attesa e rispetto per gli animali, portano all’attenzione del pubblico un patrimonio naturalistico che la Marsica custodisce e che merita di essere conosciuto e protetto.
Foto di Luigi Di Luzio




