TAGLIACOZZO – Ci sono concerti che cercano l’applauso e altri che chiedono soprattutto ascolto. Quello di Giovanni Caccamo, ieri sera nel chiostro del convento di San Francesco a Tagliacozzo, appartiene decisamente alla seconda categoria.
È una questione di misura e sensibilità, quasi di postura artistica. Caccamo non invade mai la scena: la abita. E costruisce lentamente un rapporto con il pubblico fatto di musica e parole, silenzi e memoria, sostenuto dalla formazione dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese diretta da Simon Krecic.

Il concerto si è sviluppato idealmente in tre capitoli, differenti ma legati da un unico filo.
Il primo ha attraversato dieci anni di carriera e alcune delle canzoni più significative dei primi quattro album: Il Cambiamento, Luntanu, brano portante di Stranizza d’Amuri di Beppe Fiorello naturalmente anche Sanremo, con Via da qui ed Eterno.
Il secondo capitolo ha raccontato invece il Caccamo autore, quello che ha prestato le proprie parole e melodie ad alcune delle voci più importanti della musica italiana: Silent Song per Elisa, Adesso e qui (Nostalgico Presente) per Malika Ayane, Rimani qui per Andrea Bocelli. Canzoni che, riportate alla voce di chi le ha scritte, sembrano per un momento tornare alla loro origine.
Poi è arrivato il capitolo emotivamente più atteso: quello dedicato al Maestro.
Prima di Giovanni Caccamo c’è inevitabilmente Franco Battiato, l’uomo che lo scoprì e ne intuì il talento. Caccamo lo ha sempre chiamato Maestro e mentore e l’omaggio di Tagliacozzo evita il rischio più facile: trasformarsi in una semplice celebrazione.
Prospettiva Nevski, La stagione dell’amore, L’ombra della luce, Gli uccelli, Povera Patria, Segnali di vita, fino a La cura.
Caccamo non imita Battiato. Ed è probabilmente questa la chiave più riuscita dell’omaggio. Rimane se stesso, porta quelle canzoni dentro la propria sensibilità e lascia all’orchestra il compito di aprirne gli spazi, restituendo al pubblico pagine conosciutissime senza trasformarle in reliquie.
Il rapporto tra allievo e Maestro emerge così nella sua dimensione più autentica: non la ripetizione di un modello, ma la trasmissione di uno sguardo.Ed è forse qui che il concerto rivela anche qualcosa del Caccamo di oggi.
La sua delicatezza non è debolezza, ma un modo di stare sulla scena e, più in generale, nel proprio tempo. Una sensibilità che negli ultimi anni si è trasformata anche in impegno civile verso le nuove generazioni.
Dal progetto Parola ai giovani, nato raccogliendo l’ultimo appello di Andrea Camilleri per un nuovo umanesimo, è arrivato il Manifesto del cambiamento: migliaia di ragazzi coinvolti e invitati a rispondere a due domande essenziali: cosa cambieresti della società in cui vivi e in che modo? Qual è la tua parola di cambiamento?
Un percorso diventato poi internazionale con Manifesto for Change e proseguito con The Ark of Change, mettendo ancora una volta al centro i giovani, i diritti umani e la possibilità di immaginare una società diversa.
Non è un elemento laterale rispetto alla musica. Aiuta, al contrario, a comprendere l’artista visto ieri sera a Tagliacozzo: un cantautore che sembra muoversi ostinatamente contro la velocità e il rumore del nostro tempo, recuperando il peso delle parole, dell’ascolto e del confronto tra generazioni.
E così il cerchio della serata si chiude.




