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Consigli comunali a Scurcola Marsicana, Di Cosimo: convocati il venerdì per il lunedì. L’amministrazione, dichiarazioni singolari

Il Sindaco non rispetta la sua stessa direttiva

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
30 Giugno 2026
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Scurcola Marsicana. “Da alcuni mesi si va consolidando una prassi che mortifica il ruolo del Consiglio comunale e, con esso, il diritto dei cittadini a un’amministrazione trasparente: le sedute – la cui convocazione è competenza del Presidente del Consiglio comunale – vengono fissate con un preavviso ridotto al minimo”. Ha dichiarato Il Consigliere comunale Gianmarco Di Cosimo, Gruppo consiliare “Insieme”.

 

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“L’ultima convocazione è emblematica: l’avviso è giunto giovedì 25 giugno alle 17.49 – appena undici minuti prima della chiusura degli uffici comunali (ore 18.00) – per una seduta fissata a lunedì 29 giugno, alle 18.00. Tra l’invio e la riunione un solo giorno lavorativo pieno, il venerdì: un margine che rende semplicemente impossibile un esame serio e consapevole degli atti sui quali i consiglieri sono chiamati a votare. 

A rendere la situazione ancora più paradossale è che a essere disattesa è la direttiva firmata dallo stesso Sindaco il 24 febbraio 2025. Quel documento – indirizzato al Segretario comunale e ai Responsabili di Area – stabiliva nero su bianco che le proposte di deliberazione di Consiglio devono essere trasmesse via email, in formato Word editabile, con un anticipo minimo di cinque giorni lavorativi rispetto alla seduta. Oggi quella stessa regola viene ignorata proprio da chi l’ha scritta: cinque i giorni lavorativi previsti, uno solo – nei fatti – quello concesso. E poiché spetta al Presidente del Consiglio comunale convocare l’assemblea e fissarne la data, è nel momento stesso della convocazione che quel termine viene reso inapplicabile. 

E non si tratta solo dei tempi: il materiale, semplicemente, non arriva. Le proposte non vengono inviate via posta elettronica, con un’unica eccezione virtuosa – quella dell’Area Tecnica, nella persona del Responsabile Geom. Angelo Iannaccone, che continua a trasmettere puntualmente i propri atti. Se un ufficio riesce a rispettare la direttiva, non si comprende perché gli altri non debbano fare altrettanto. 

Abbiamo sollevato la questione in Consiglio in più occasioni, senza che a oggi sia cambiato nulla. È una situazione insostenibile: senza il tempo e i documenti necessari, il controllo che la minoranza è chiamata a esercitare diventa impossibile e il dibattito consiliare si riduce a una ratifica a scatola chiusa. 

Chiediamo che la direttiva del 24 febbraio 2025 venga finalmente applicata: cinque giorni lavorativi, atti via email in formato editabile, per tutte le proposte e per tutte le Aree. Non è una cortesia verso l’opposizione: è il rispetto delle regole che questa stessa Amministrazione si è data”. 

 

A stretto giro è arrivata la risposta dell’amministrazione comunale. ” Spett.li Consiglieri di Minoranza del Comune di Scurcola Marsicana,

alla luce delle vostre singolari dichiarazioni rilasciate alla stampa, si rende necessario riportare la  discussione sul terreno dei fatti, lasciando da parte interpretazioni fantasiose e polemiche costruite  più per fare notizia che per rappresentare la realtà. 

La convocazione del Consiglio comunale del 29 giugno è avvenuta nel pieno rispetto del Testo Unico  degli Enti Locali, dello Statuto comunale e del Regolamento per lo svolgimento delle sedute del  consiglio e della giunta comunale in videoconferenza approvato recentemente. Norme semplici,  chiare e facilmente consultabili, anche se qualcuno sembra ricordarsene soltanto quando può  trasformarle in un argomento di polemica. 

È opportuno ricordare, inoltre, un particolare che particolare non è: dal 2011 il Consiglio  comunale viene convocato dal Presidente del Consiglio Comunale e non dal Sindaco. Una  distinzione elementare, soprattutto per chi ha ricoperto incarichi amministrativi e ha partecipato per  anni alla vita dell’Ente. Evidentemente la memoria istituzionale, come quella selettiva, può riservare  qualche sorpresa. 

Al momento della convocazione tutti gli atti risultavano regolarmente depositati presso la Segreteria  comunale, come previsto dalla normativa. Sostenere che i termini fossero “impossibili” o che la  documentazione non fosse accessibile significa descrivere una realtà diversa da quella documentata.  Gli uffici comunali osservano da sempre orari ben noti: venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e lunedì  dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Se si sceglie di presentarsi cinque minuti prima  dell’inizio della seduta anziché consultare gli atti negli orari previsti, difficilmente la  responsabilità può essere attribuita al Sindaco. 

Va aggiunto, per completezza, che per il Consiglio in questione l’Area Tecnica non ha predisposto  alcuna delibera. Anche questo dato, piuttosto rilevante, sembra essere sfuggito a chi oggi pretende di  costruire polemiche su presunti disservizi che, nei fatti, non trovano riscontro. 

L’Amministrazione ha operato con correttezza, trasparenza e senso delle istituzioni, garantendo la  piena disponibilità della documentazione e il rispetto delle prerogative di ogni consigliere. Le regole,  però, restano regole: non cambiano significato in base alle esigenze della polemica del giorno, né  diventano improvvisamente elastiche quando occorre trovare un pretesto. 

Anche il richiamo alla direttiva interna richiede una precisazione. L’Ente ha successivamente  adeguato la produzione e la trasmissione degli atti al Codice dell’Amministrazione Digitale, adottando  procedure conformi alla normativa vigente e disponendo l’utilizzo del formato PDF/A, unico formato  legale per i documenti della Pubblica Amministrazione. Sarebbe bastato verificare questi  aggiornamenti prima di formulare accuse infondate, evitando così una polemica tanto sterile quanto  fuorviante per la comunità. 

 

Questa Amministrazione continuerà a lavorare con serietà e responsabilità, senza lasciarsi distrarre  da ricostruzioni parziali dei fatti, da improvvisi risvegli della memoria istituzionale o dalla ricerca di  visibilità mediatica. 

I cittadini meritano chiarezza, fatti e rispetto della verità. Tutto il resto è rumore. E, come  spesso accade, il rumore serve soprattutto a coprire la mancanza di argomenti”.

 

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