Avezzano. Nella Marsica spostarsi per lavorare, accompagnare i figli a scuola o raggiungere un ospedale rischia di diventare un lusso. Nella provincia dell’Aquila le famiglie spendono in media 183 euro al mese per il carburante, secondo i dati dell’indagine Istat sulle spese delle famiglie (HBS) riferita al 2024. Un peso che, secondo la CGIL dell’Aquila, si è ulteriormente aggravato con i rincari degli ultimi anni e colpisce soprattutto chi vive nei centri più periferici, dove l’automobile è spesso l’unico mezzo per raggiungere i servizi essenziali.
È da questa emergenza che parte l’allarme del sindacato, che denuncia una spirale di aumento del costo della vita, riduzione dei servizi e impoverimento delle comunità delle aree interne. Un problema che riguarda da vicino la Marsica, dove le distanze tra i piccoli Comuni e i principali presidi sanitari e amministrativi si sommano alle difficoltà di collegamento con il trasporto pubblico.
Sanità lontana, il prezzo delle cure ricade sui cittadini
Tra le criticità più rilevanti c’è l’accesso alla sanità pubblica. La carenza di programmazione e le difficoltà nella gestione delle liste d’attesa costringono molti cittadini a spostarsi anche fuori dal proprio territorio per effettuare visite ed esami diagnostici.
La CGIL segnala, ad esempio, che per un ecocolordoppler venoso degli arti inferiori, partendo dall’Aquilano o dai Comuni della Valle Peligna, è necessario raggiungere l’ospedale di Avezzano. La stessa destinazione viene indicata per esami come l’ecografia bilaterale della mammella, l’ecografia del collo per lo studio dei linfonodi e quella del pancreas. Per un’ecografia dell’addome completo, invece, chi risiede nella Valle Peligna deve recarsi all’Aquila oppure ad Avezzano.
Spostamenti che comportano spese di carburante, tempo sottratto al lavoro e difficoltà organizzative, soprattutto per anziani, pensionati e persone con redditi bassi. Per il sindacato, il rischio è che il diritto alla salute finisca per dipendere sempre più dalla disponibilità economica e dalla possibilità di raggiungere strutture anche distanti.
Banche e servizi in ritirata: 80 Comuni senza sportelli
Il fenomeno non riguarda soltanto la sanità. Secondo i dati richiamati dalla CGIL, il 74,1% dei Comuni della provincia dell’Aquila è privo di servizi bancari: soltanto 28 Comuni su 108 conservano almeno uno sportello attivo. Significa che circa 80 amministrazioni comunali non dispongono più di questo servizio sul proprio territorio.
Una progressiva rarefazione dei presidi che penalizza soprattutto le persone anziane e chi vive nei centri più isolati, dove anche una semplice operazione bancaria può richiedere un viaggio in automobile.
Alla riduzione degli sportelli si aggiungono le difficoltà legate alla presenza di uffici postali, servizi sanitari e collegamenti pubblici insufficienti. Il risultato, denuncia il sindacato, è un territorio nel quale le famiglie devono sostenere costi crescenti proprio per compensare l’assenza di servizi di prossimità.
Carburanti ed energia, cresce il rischio povertà
I numeri citati dalla CGIL descrivono una condizione particolarmente delicata per le aree interne. La quota media provinciale delle famiglie vulnerabili rispetto ai costi dei carburanti è indicata intorno al 2,8%, ma nelle aree interne del Centro Italia, con particolare riferimento alla provincia aquilana, la percentuale può collocarsi tra il 5% e il 10%.
A pesare è anche la conformazione geografica del territorio, che rende difficile fare a meno dell’auto privata in assenza di collegamenti pubblici adeguati. I rincari dei carburanti si ripercuotono inoltre sull’agricoltura, sull’artigianato, sulle imprese e sui costi sostenuti da lavoratori, studenti e pendolari.
La preoccupazione aumenta in vista dei mesi freddi. La CGIL richiama anche gli incrementi delle tariffe energetiche, stimati nella denuncia in oltre il 30%, che rischiano di aggravare ulteriormente le condizioni economiche di migliaia di famiglie.
«Le aree interne non possono diventare una condanna economica»
Per la CGIL dell’Aquila, contrastare lo spopolamento significa innanzitutto garantire ai cittadini la possibilità di vivere nei propri Comuni senza dover affrontare costi sproporzionati per curarsi, studiare e lavorare.
Il sindacato chiede un piano straordinario per potenziare il trasporto pubblico, ridurre le liste d’attesa nei singoli distretti sanitari e limitare gli spostamenti obbligati dei pazienti. Tra le proposte figurano anche misure strutturali di sostegno economico per chi vive nelle aree più isolate, forme di fiscalità di vantaggio e investimenti dei governi regionale e nazionale per riportare i servizi vicino alle comunità.
La richiesta riguarda anche la tutela del potere d’acquisto di salari e pensioni e il contenimento dei costi energetici, in un contesto nel quale ogni aumento pesa maggiormente sulle famiglie che dispongono di meno alternative.
Il messaggio lanciato dalla CGIL è chiaro: la permanenza nelle aree interne deve essere una scelta possibile, non un sacrificio imposto dalla distanza e dalla mancanza di servizi. Per la Marsica e per gli altri territori montani della provincia, il contrasto allo spopolamento passa dalla capacità delle istituzioni di garantire diritti, assistenza e collegamenti adeguati, senza scaricare sulle famiglie il costo crescente dell’isolamento.




