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Scoppia la polemica sull’agrifotovoltaico a Cerchio: il sindaco risponde alle accuse

Polemica sull’impianto: “scempio” per Officina e, intervento legittimo per il Comune

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
1 Giugno 2026
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Cerchio. Nel comune di Cerchio si accende il confronto politico e cittadino sull’installazione di un impianto agrifotovoltaico realizzato all’ingresso del centro abitato. Un intervento che ha suscitato forti critiche da parte del gruppo politico Officina 2026, che lo definisce un elemento di “deturpazione del paesaggio” e un “pugno nell’occhio” destinato a compromettere l’identità del territorio.

Dall’altra parte, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianfranco Tedeschi respinge le accuse e difende la legittimità dell’intervento, inserendolo nel più ampio quadro della normativa nazionale ed europea sulla transizione energetica.

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Secondo il gruppo di opposizione, l’impianto rappresenterebbe un’alterazione significativa del paesaggio all’ingresso del paese. Le critiche si concentrano in particolare su due aspetti: il consumo di suolo e l’impatto visivo. Per i consiglieri, l’opera non rispecchierebbe un modello di vera integrazione tra agricoltura e produzione energetica, ma piuttosto una forma di industrializzazione del territorio rurale. L’effetto complessivo, sostengono, sarebbe quello di una perdita dell’identità paesaggistica locale.

Il sindaco Tedeschi ha risposto alle contestazioni sottolineando innanzitutto che la transizione ecologica e lo sviluppo delle energie rinnovabili non sono scelte lasciate alla discrezionalità dei singoli Comuni, ma derivano da un quadro normativo europeo e nazionale vincolante. L’impianto in questione viene inoltre qualificato dall’amministrazione come agrifotovoltaico e non come semplice fotovoltaico a terra, una distinzione ritenuta rilevante ai fini dell’impatto e della compatibilità con il territorio.

Un ulteriore elemento evidenziato dal Comune riguarda la condizione preesistente dell’area. Secondo l’amministrazione, il sito non si trovava in uno stato naturale integro, ma era caratterizzato dalla presenza di vecchie strutture in cemento e infrastrutture abbandonate risalenti alla realizzazione dell’autostrada. In questa prospettiva, l’intervento viene interpretato non come consumo di suolo vergine, ma come sostituzione e riqualificazione di un’area già compromessa dal punto di vista ambientale e visivo.

Il progetto rientra nella Procedura Abilitativa Semplificata (PAS), uno strumento previsto dalla normativa che consente la realizzazione di determinati impianti energetici in presenza di requisiti specifici. Secondo il sindaco, questo aspetto riduce in modo significativo i margini di intervento del Comune, che non può bloccare un progetto conforme alla normativa vigente e presentato su aree private regolarmente disponibili. La legge prevede inoltre la possibilità di installare impianti rinnovabili in prossimità di infrastrutture come autostrade, ferrovie o zone industriali, ampliando ulteriormente il perimetro di realizzabilità.

Al centro del dibattito resta il tema dell’impatto visivo e della percezione del paesaggio. Per i critici, l’intervento modifica in modo significativo l’ingresso del paese, elemento simbolico della sua identità. Per l’amministrazione, invece, si tratta di una trasformazione inevitabile nel quadro della transizione energetica, che sostituisce elementi di degrado preesistenti con un’infrastruttura funzionale e normativamente autorizzata.

La vicenda di Cerchio si inserisce in una discussione più ampia che riguarda numerosi comuni italiani: come conciliare sviluppo delle energie rinnovabili, vincoli normativi e tutela del paesaggio. Un equilibrio complesso, in cui la contrapposizione tra sostenibilità energetica e identità territoriale continua a generare confronto politico e divisioni all’interno delle comunità locali.

Tags: abruzzoCerchio
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