Trasacco. La Procura ha chiuso le indagini preliminari sull’incidente avvenuto nei campi del Fucino, in cui perse la vita un lavoratore straniero investito da un connazionale. All’indagato viene ora contestato il reato di omicidio volontario: secondo gli inquirenti, non si sarebbe trattato di un tragico incidente, ma di un gesto intenzionale maturato al culmine di un violento episodio nei terreni agricoli della Marsica.
La Procura della Repubblica di Avezzano ha chiuso le indagini preliminari sull’incidente avvenuto nei campi del Fucino, in cui perse la vita un lavoratore straniero investito da un trattore guidato da un connazionale. All’indagato viene ora contestato il reato di omicidio volontario: secondo gli inquirenti, non si sarebbe trattato di un tragico incidente, ma di un gesto intenzionale maturato al culmine di un violento episodio nei terreni agricoli della Marsica.
Essahli Hamid, bracciante agricolo marocchino, fu travolto e ucciso all’alba del primo luglio 2025 nella Piana del Fucino, in un caso che aveva scosso profondamente il territorio marsicano e l’intera comunità agricola.
L’indagato è Mahrani Hamza, 29 anni, residente ad Avezzano, difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia. Nei suoi confronti la Procura contesta il reato di omicidio volontario aggravato. Secondo l’impostazione accusatoria contenuta nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, l’uomo avrebbe investito volontariamente Essahli Hamid con un trattore agricolo mentre la vittima gli si era posta davanti brandendo un asse di legno, definito negli atti come una “palanca da edilizia”.
L’episodio maturò nel contesto di una violenta lite tra braccianti agricoli per la distribuzione delle cassette durante la raccolta dell’insalata in un terreno agricolo di Trasacco. Secondo la ricostruzione contenuta nella consulenza tecnica del geom. Cristiano Ruggeri, sul posto erano presenti due squadre di lavoratori pagate a cottimo e il diverbio sarebbe nato proprio da presunte contestazioni sulla ripartizione dei contenitori per la raccolta.
Dopo una prima colluttazione tra i due uomini, diversi operai avrebbero tentato di separarli. Gli atti riportano inoltre che Hamid presentava già ferite al volto prima dell’investimento, elemento che, secondo il consulente medico-legale della Procura, sarebbe compatibile con una precedente aggressione fisica avvenuta poco prima dell’impatto mortale.
Particolarmente delicata e centrale nell’inchiesta è la ricostruzione cinematica effettuata dal geom. Ruggeri. Nella sua relazione, il consulente descrive la fase culminante dell’evento sostenendo che il trattore Fendt, del peso di circa 9 tonnellate, sarebbe ripartito dirigendosi verso il pedone. Secondo la consulenza, Hamid avrebbe inseguito il mezzo agricolo e gli avrebbe tagliato la strada impugnando una tavola di legno, definita “arma impropria”, rinvenuta successivamente sul posto con tracce ematiche.
La stessa consulenza evidenzia che il mezzo agricolo avanzava a una velocità di circa 11 chilometri orari al momento dell’impatto. Secondo Ruggeri, il conducente avrebbe avuto la possibilità di arrestarsi, considerando la ridotta velocità e la piena visuale del pedone, ma avrebbe invece proseguito la marcia investendo frontalmente Hamid con le strutture metalliche dell’impianto idraulico collocato tra le forche del muletto anteriore.
Un passaggio importante della relazione medico-legale del professor Cristian D’Ovidio riguarda anche il comportamento tenuto dalla vittima nei minuti precedenti alla tragedia. Nella consulenza viene infatti evidenziata la positività tossicologica alla cocaina, con un valore pari a 103,70 ng/ml riscontrato nel sangue prelevato durante l’autopsia.
Secondo il medico legale, tale circostanza sarebbe rilevante per contestualizzare il comportamento definito “non consono” tenuto da Hamid durante i fatti. La relazione spiega infatti che gli effetti neuropsichici della cocaina possono provocare aumento dell’impulsività, aggressività, alterazione della percezione del rischio e reazioni sproporzionate. Alla luce di questi elementi, il consulente ritiene compatibile con uno stato di alterazione psicofisica il fatto che la vittima abbia inseguito il trattore, armata di una tavola di legno, continuando ad avanzare nonostante l’arrivo del mezzo agricolo.
La relazione autoptica ricostruisce inoltre gli ultimi istanti di vita del bracciante marocchino, spiegando che, dopo la colluttazione, Hamid avrebbe attraversato diagonalmente il terreno “di corsa e a piedi nudi” fino a raggiungere il trattore. Il primo impatto sarebbe avvenuto frontalmente, con il corpo incastrato nella zona anteriore del montacarichi, per poi essere successivamente sormontato dal mezzo senza però essere arrotato dalle ruote.
Le lesioni mortali descritte dal professor D’Ovidio sono gravissime: fratture multiple al bacino e alla cassa toracica, lacerazioni polmonari bilaterali, emorragia subaracnoidea post-traumatica e shock emorragico. Secondo la consulenza, il decesso sarebbe stato causato da insufficienza respiratoria e cardio-circolatoria acuta conseguente allo schiacciamento provocato dal mezzo agricolo.
Nella consulenza tecnica ricostruttiva viene comunque evidenziato anche il comportamento imprudente della vittima, che, secondo il geom. Ruggeri, avrebbe potuto evitare l’investimento non inseguendo il trattore e non posizionandosi davanti alla traiettoria del mezzo agricolo. Con la chiusura delle indagini preliminari, la difesa dell’indagato potrà ora depositare memorie, produrre ulteriori atti o chiedere interrogatori prima dell’eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.
Nella foto la vittima Essahli Hamid
Travolto dal trattore nel Fucino, la vittima è un giovane papà: si tratta del 35enne Hamid Essahli




