(Foto il Centro)
Avezzano. Quella che da sempre rappresenta una delle immagini simbolo delle elezioni, questa volta si è trasformata in un caso politico e istituzionale. La tradizionale foto del candidato mentre inserisce la scheda nell’urna, rito che accompagna praticamente ogni consultazione elettorale in Italia e in tutti gli stati democratici del mondo, ad Avezzano è stata vietata un consigliere. Il caso, scatenato da una presidente di seggio, ha infatti generato una dura contestazione da parte del candidato sindaco del centrosinistra Roberto Verdecchia, sostenuto da Movimento 5 Stelle, Avs, Italia Viva, Rifondazione Comunista e Demos, e lo sconcerto di tutta la coalizione.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Il Centro, a Verdecchia sarebbe stato impedito di farsi fotografare all’interno del seggio nel momento del voto, nonostante nelle ore precedenti gli altri quattro candidati sindaci fossero stati regolarmente immortalati nei rispettivi seggi cittadini dai giornalisti presenti o da propri collaboratori. Anche candidati consiglieri si sono fatti immortalare al voto al seggio.
L’episodio si sarebbe verificato nella sezione numero 1 di via Corradini, presieduta da Luciana Lisciani. Il candidato del centrosinistra, a quanto riferito, avrebbe chiesto che venisse applicato lo stesso criterio adottato negli altri seggi, invocando il principio della par condicio e sottolineando come le immagini fossero state realizzate senza violare la segretezza del voto né entrare nella cabina elettorale. il giornalista ha cercato di spiegare che è una prassi democratica in Italia e in tutto il mondo, ma la presidente, spalleggiata da una scrutatrice e da uno scrutatore, non ha voluto sentire ragioni. Il giornalista ha ance invitato a chiamare i carabinieri o il responsabile della circoscrizione, ma non c’è stato verso. La richiesta, però, sarebbe stata respinta.
A documentare quei momenti sarebbe rimasto soltanto uno scatto realizzato rapidamente, nel quale si noterebbe anche il tentativo di una scrutatrice di coprire l’obiettivo della macchina fotografica.
Dopo l’accaduto, Verdecchia ha presentato un esposto formale con richiesta di rimozione della presidente di seggio, trasmesso agli organi competenti. Nel documento il candidato sostiene che gli sarebbe stata negata una possibilità invece concessa ad altri candidati in differenti sezioni della città.
Nell’esposto, inoltre, viene riportato un passaggio particolarmente duro che sarebbe stato pronunciato dalla presidente di seggio al termine dell’episodio. Secondo quanto scritto da Verdecchia, mentre lui e il giornalista lasciavano il seggio, la presidente avrebbe affermato rivolgendosi a Verdecchia: “Ecco perché voi perderete”. Una frase che, sempre secondo il candidato sindaco, “denota una violazione delle garanzie di neutralità e trasparenza” richieste durante le operazioni elettorali.
Nel documento inviato agli organi competenti, Verdecchia sostiene inoltre che la situazione avrebbe violato “ogni forma di par condicio”, evidenziando come altri presidenti di seggio abbiano invece consentito fotografie analoghe ad altri candidati sindaci e consiglieri della città.
“La par condicio è un diritto”, ha dichiarato il candidato sindaco, spiegando di aver chiesto esclusivamente lo stesso trattamento riservato agli altri contendenti alla carica di primo cittadino.
La vicenda riapre così il dibattito sui limiti delle riprese fotografiche nei seggi. La legge vieta infatti l’utilizzo di dispositivi fotografici all’interno della cabina elettorale per tutelare la segretezza del voto, ma non sembrerebbe esistere una norma specifica che impedisca immagini esterne alla cabina stessa, purché non venga compromessa la libertà dell’elettore o la regolarità delle operazioni.
Del resto, le fotografie dei leader politici durante il voto fanno parte da decenni della narrazione democratica. Anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, viene abitualmente ripreso dai fotografi mentre vota al seggio, così come accade ai principali leader politici italiani e internazionali. Ma Avezzano, forse, è un mondo a parte.




