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Sanità e 118 all’Aquila, l’attacco del NurSind: “Raddoppiati i fondi ai privati anziché assumere infermieri”

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
19 Agosto 2026
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L’Aquila. Una nuova e durissima polemica sollevata dalla Segreteria Provinciale del NurSind (il Sindacato delle Professioni Infermieristiche). Al centro dello scontro c’è la gestione del servizio di Emergenza/Urgenza 118 e la delibera aziendale n. 2127 dello scorso 13 agosto.

“A proposito della gestione, da parte del Vertice aziendale della ASL aquilana (e in particolare del
Direttore generale), del servizio di Emergenza/Urgenza/118 avevamo appena dichiarato che le
bugie non hanno gambe corte, ma cortissime. Ma dopo aver letto la deliberazione n. 2127 del 13 agosto 2026 abbiamo dovuto ricrederci! In questo caso non le bugie, ma la stessa verità non ha proprio gambe!” dichiara il NurSind.

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“Dopo esserci profondamente commossi per il “cahier de doleance” con cui il Direttore generale
versava lacrime sulle difficoltà incontrate nel reperire personale infermieristico da destinare alle
ambulanze del 118 – proseguono – dimenticando di disporre di una graduatoria (forte di ben 820 candidati idonei) da lui stesso approvata con deliberazione n. 664 del 17/03/2026, cosa scopriamo oggi?: scopriamo che per poter adeguatamente foraggiare le Associazioni di volontariato che giustamente lamentavano l’insufficienza del budget destinato agli infermieri che esse stesse avrebbero assunti in violazione delle direttive regionali, il Direttore generale della ASL, dott. Costanzi, non trova di
meglio che raddoppiare il compenso portandolo dall’iniziale somma di Euro 4.600,00 mensili (per
ciascun turno di dodici ore) a Euro 8.600,00”

“Abbiamo quindi fatto due conticini di ciò che l’impareggiabile Direttore generale avrebbe
ulteriormente elargito alle Associazioni di volontariato, avendo presente che complessivamente i
turni di sole dodici ore sono ascrivibili a 7 postazioni del 118, mentre i turni di ventiquattro ore si
riferiscono a 13 postazioni: ne vien fuori che alla somma precedentemente assegnata, su base annua,
in favore delle Associazioni pari a Euro 1.821.600,00, a seguito della nuova direttiva, se ne
aggiungono Euro 1.584.000,00, per un importo complessivo di Euro 3.405.600,00” dichiarano ancora.

“In prima battuta ci chiediamo dove la Zecca della ASL aquilana, notoriamente in profondo rosso,
abbia rastrellato, con un semplice schiocco di dita o per intercessione del Genio della lampada di
Aladino, la modesta cifra di oltre un MILIONE e MEZZO di Euro da mettere nelle tasche delle
Associazioni. Ma ci chiediamo soprattutto in forza di quale nobile principio, oltre che utilità sociale, il Direttore generale ed i suoi stretti collaboratori abbiano optato per questa soluzione! Ed ancora ci soccorre qualche modesto conticino che con piccolissimo sforzo avrebbe potuto fare lo stesso Responsabile della UOC Affari Generali che ha istruito e proposto il relativo atto deliberativo.”

“Basta infatti individuare lo stipendio di pertinenza di un infermiere neo assunto, maggiorato della
relativa indennità per servizio reso nelle ore notturne, per verificare che – Udite! Udite! – con quella
stessa somma si potrebbero assumere in ruolo oltre 100 infermieri, così coprendo tutte le postazioni
dell’Emergenza, con buon numero di avanzo per dare un po’ di ossigeno ai reparti ospedalieri,
ormai in permanente asfissia! Viene a questo punto da chiedersi nuovamente: ma perché il Direttore generale, dott. Costanzi, preferisce finanziare soggetti esterni per “assoldare” (ribadiamo in violazione delle direttive regionali) infermieri “a chiamata diretta”, piuttosto che rendere disponibili per tale delicatissimo servizio salva-vita dipendenti assunti mediante regolare concorso pubblico che ne ha vagliato, sulla base di apposita graduatoria, le qualità professionali???” proseguono.

“Non siamo – concludono – e non vogliamo essere malpensanti; perciò lasciamo volentieri alla pubblica opinione ogni giudizio su tale condotta! Non possiamo però non aggiungere, in conclusione, il nostro stupore per il silenzio e l’inerzia mantenuti sulla questione dall’Assessorato regionale alla Sanità, pur informato di questa condotta: ma si sa! Il recente ripiano (ovviamente a carico dei poveri Contribuenti) dell’immane deficit sanitario regionale ha restituito ai nostri conti la persa verginità”.

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