Luco dei Marsi. A intervenire più volte sulla questione, anche attraverso i propri canali social, è Francesco Ceci, biologo ambientale e funzionario nel settore della gestione dei rifiuti, consigliere di opposizione del Comune di Luco dei Marsi e componente del direttivo provinciale di Fratelli d’Italia. Nei suoi interventi si legge una lettura tecnica dell’emendamento, rivolta a chiarire il quadro normativo e a evitare semplificazioni o contrapposizioni.
L’emendamento approvato fissa al 31 dicembre 2027 il termine entro cui l’AGIR dovrà approvare il Piano d’Ambito per la gestione integrata dei rifiuti urbani. Solo successivamente potrà essere valutata l’eventuale delimitazione di sub-ambiti, anche di dimensione sub-provinciale, qualora lo consentano le condizioni territoriali, amministrative ed economiche.
Secondo l’analisi di Ceci, la questione va collocata nel D.Lgs. 152/2006 e, in particolare, nell’articolo 200. Il comma 1, lettera a), indica tra i criteri quello del superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio integrato; lo stesso comma richiede dimensioni gestionali adeguate e scelte motivate da esigenze di efficacia, efficienza ed economicità.
Per questo, l’eventuale articolazione in sub-ambiti non dovrebbe tradursi in una moltiplicazione di gestioni, strutture e costi, né rappresentare un ritorno a un sistema frammentato. Ogni eventuale suddivisione dovrà essere valutata sulla base di elementi concreti e risultare compatibile con l’organizzazione unitaria ed efficiente del servizio.
L’emendamento prevede una sequenza precisa, entro il 2027 dovrà essere approvato il Piano d’Ambito; solo dopo tale scadenza si potrà valutare l’istituzione di eventuali sub-ambiti, nel rispetto delle condizioni previste e dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale.
Non si tratta, dunque, di una scelta immediata o automatica, ma di una possibilità subordinata alla verifica delle condizioni territoriali, amministrative ed economiche.
Il principio che Ceci invita a tenere fermo è che la suddivisione territoriale non deve vanificare il superamento della frammentazione richiesto dall’articolo 200 del D.Lgs. 152/2006.
Come emerge dai suoi interventi sui social, in questa vicenda non ci sono né vinti né vincitori. Si è scelto di dare tempo perché la situazione possa essere gestita a norma di legge, senza esasperare gli animi dei territori e lasciando spazio a un confronto più sereno tra le diverse esigenze locali.
Al tempo stesso, il biologo ambientale riconosce con realismo che il rinvio non risolve automaticamente i problemi, la questione resta aperta e dovrà essere affrontata con attenzione tecnica, istituzionale e territoriale. L’aspettativa, in sintesi, è che il tempo concesso serva a costruire una soluzione sostenibile, coerente con la normativa e con le reali necessità dei comuni e dei cittadini.




