L’Aquila. L’Abruzzo è la prima regione italiana ad aver istituzionalizzato e regolamentato il percorso di transizione dall’assistenza pediatrica a quella dell’età adulta per i pazienti con patologie reumatologiche. La regione si colloca dunque da apripista verso una cura assistenziale senza interruzioni durante il passaggio all’età adulta dei ragazzi con malattie reumatologiche croniche.
A darne l’annuncio è l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, al termine della riunione che ha visto la partecipazione del direttore dell’ASR Maurizio Brucchi, di dirigenti e medici reumatologi e pediatri delle Asl abruzzesi, insieme al contributo fondamentale delle associazioni di pazienti AAMAR e ARARA.
L’ambulatorio a Chieti e la rete con la telemedicina
L’ambulatorio di transizione sarà attivato all’Ospedale di Chieti, centro di eccellenza con anni di esperienza nel campo della reumatologia pediatrica. Tuttavia, l’assistenza sarà capillare: in ogni Asl sarà nominato un referente dedicato che potrà confrontarsi con il centro hub anche tramite teleconsulto, evitando trasferimenti e disagi inutili alle famiglie.
Come funziona il percorso: dai 14 ai 16 anni
Il percorso nascerà per iniziativa del pediatra tra i 14 e i 16 anni, a patto che la malattia sia sotto controllo. Verrà redatta una scheda clinica dettagliata (con anamnesi, terapie, complicanze e livello di autonomia del ragazzo). Un Team multidisciplinare – che include anche il supporto psicologico – valuterà caso per caso la maturità fisica, sociale ed emotiva del giovane prima di avviare con gradualità il distacco e il passaggio definitivo alla Reumatologia dell’Adulto.
L’iniziativa, nata a marzo da una delibera promossa dalla stessa Verì su impulso dei pazienti, viene definita dall’assessore come “un esempio concreto di come il dialogo tra istituzioni e associazioni porti a risultati misurabili a beneficio dell’intera comunità”
“La transizione non è solo un passaggio di consegne tra un team curante e l’altro, ma rappresenta un percorso di assunzione di competenze e responsabilità per il giovane adulto – commenta Verì – che diviene totalmente autonomo dalla sua famiglia nella gestione della patologia e delle possibili complicanze. Questo comporta la necessità di affrontare un cambiamento di rapporto con l’équipe curante che può generare, almeno in un primo momento, insicurezza e resistenze. L’adozione di un percorso strutturato di transizione rappresenta uno standard assistenziale fondamentale nei pazienti affetti da patologie reumatologiche croniche pediatriche. La collaborazione integrata tra Reumatologia Pediatrica e Reumatologia dell’Adulto consente di migliorare la continuità assistenziale, i risultati clinici e di qualità della vita, riducendo il rischio di perdita al follow-up”.




