Avezzano. “Prima di dividerci tra favorevoli e contrari alla cosiddetta ‘Quinta Provincia’, facciamoci una domanda molto semplice: cosa cambierebbe concretamente nella vita di chi abita nella Marsica e nelle aree interne?”.
Lo afferma Nello Simonelli, responsabile regionale di Nazione Futura in Abruzzo, contribuendo al dibattito politico e culturale apertosi sul futuro delle aree interne.
“Un cittadino vuole sapere se avrà servizi migliori, collegamenti ferroviari e stradali più efficienti, città e paesi più sicuri, maggiori opportunità di lavoro, servizi pubblici accessibili e un territorio nel quale i propri figli possano scegliere di rimanere. Se la ‘Quinta Provincia’ può contribuire a raggiungere questi risultati, discutiamone. Ma prima dobbiamo capire cosa sia e come dovrebbe funzionare”.
“Quali territori coinvolgerebbe? Quali funzioni avrebbe? Quali risorse? Quale rapporto con Comuni, Province, Regione e Stato? E soprattutto: quali risultati concreti dovrebbe produrre e in quanto tempo? Prima viene il progetto, poi, eventualmente, il nome”.
Simonelli prende le distanze tanto dalle contrapposizioni tra maggioranza e opposizione quanto dall’idea che un grande progetto territoriale possa essere realmente “apolitico e apartitico”.
“Una proposta non diventa buona perché arriva dalla maggioranza né cattiva perché viene contestata dall’opposizione, e viceversa. Ma non possiamo neppure raccontarci che un progetto che ambisce a incidere sul futuro di un territorio possa essere apolitico e apartitico. Decidere dove investire, quali infrastrutture realizzare, quali servizi difendere e come utilizzare le risorse significa fare politica, come è giusto che sia”.
“Anche un’iniziativa che nasce civica, apartitica o trasversale, quando vuole passare dalle parole ai fatti, deve necessariamente trovare uno sbocco politico e istituzionale. Altrimenti rimane una dichiarazione di intenti. E sarebbe ingenuo confondere una neutralità dichiarata oggi con una garanzia di neutralità per il futuro”.
“Non servono patenti preventive di neutralità: servono trasparenza e chiarezza. Diciamo cosa vogliamo costruire, con chi, attraverso quali strumenti e assumendoci quali responsabilità. Saranno poi i fatti a dimostrare se un progetto appartenga realmente a un territorio oppure finisca per diventare il percorso politico di qualcuno”.
“La buona politica non è un corpo estraneo da espellere. È lo strumento attraverso il quale le esigenze di una comunità possono diventare decisioni, risorse e atti concreti. La vera sfida non è costruire qualcosa senza politica: è pretendere che la politica sia all’altezza”.
Da qui la proposta di Simonelli: “Si convochi un tavolo realmente plurale e rappresentativo dei territori e si parta da pochi obiettivi verificabili: sanità, collegamenti, sicurezza e presidio del territorio, difesa dei servizi e dei presidi istituzionali, lavoro, sviluppo industriale e agricolo, innovazione e opportunità per i giovani”.
“In questo percorso Avezzano deve avere l’ambizione di esercitare una funzione di guida della Marsica. Non attraverso vecchi campanilismi o battaglie di bandiera, ma dimostrando capacità di mettere insieme territori, istituzioni e competenze diverse per ottenere risultati. Alla maggior parte dei cittadini interessa poco sapere chi abbia vinto una polemica politica: interessa sapere se domani avrà un servizio in più o un’opportunità in meno”.
“Per troppi anni abbiamo discusso solo di quello che la Marsica rischiava di perdere. Dobbiamo continuare a difendere ciò che è essenziale, ma un territorio non può costruire il proprio futuro limitandosi alla difesa. La Marsica deve tornare a ragionare in grande: non soltanto chiedersi cosa non vuole perdere oggi, ma decidere cosa vuole diventare domani”.
“Per questo non mi interessa iscrivermi al fronte del sì o del no sulla “Quinta Provincia”. Se sarà uno strumento capace di produrre risultati, avrà senso sostenerlo. Se servirà solo a generare confusione, no. Se emergeranno soluzioni migliori, ancora, dovremo avere la libertà di riconoscerlo. Perché alla fine ai cittadini non interessa come si chiama il progetto. Interessa se funziona”.




