Avezzano. Ci sono momenti in cui una scelta personale diventa una gioia per un’intera comunità. È quanto accaduto nella Cattedrale di Avezzano, dove Angelo Riccitelli, Andrea Rodorigo, Matteo Angelozzi e Mattia Paolini hanno ricevuto dal vescovo Giovanni Massaro nuovi ministeri al servizio della Chiesa dei Marsi. Quattro nomi, quattro cammini diversi e una responsabilità che li unisce: mettere la propria vita a disposizione degli altri, perché la fede possa essere ascoltata, vissuta e condivisa.
Nel corso della celebrazione eucaristica conclusiva del Convegno Ecclesiale Diocesano, il Vescovo ha conferito il lettorato ad Angelo Riccitelli e l’accolitato ad Andrea Rodorigo e ai seminaristi Matteo Angelozzi e Mattia Paolini. Un momento intenso, che ha dato un volto concreto al desiderio della diocesi di continuare a generare alla fede, soprattutto in un tempo in cui trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni richiede testimonianze autentiche e vicine alla vita delle persone. Angelo è chiamato a mettersi al servizio della Parola di Dio, perché possa raggiungere i cuori, illuminare le scelte e trovare spazio nella vita delle persone. Andrea, Matteo e Mattia sono invece chiamati al servizio dell’altare e dell’Eucaristia, cuore della vita cristiana e dell’incontro della comunità con Cristo.
Ma dietro questi ministeri non ci sono soltanto compiti da svolgere. C’è una disponibilità che coinvolge la vita intera, dalle relazioni familiari alla partecipazione alla comunità, dalla preghiera alla cura concreta di chi si incontra ogni giorno. Angelo e Andrea sono padri di famiglia: la loro esperienza ricorda che la fede cresce e si testimonia anche nelle responsabilità quotidiane, nell’educazione dei figli, nell’ascolto e nella vicinanza alle persone care. Matteo e Mattia, seminaristi impegnati nel cammino verso il sacerdozio, proseguono invece il loro percorso di formazione, chiamati a imparare sempre più lo stile di una Chiesa che ascolta, accoglie e serve. Strade differenti, dunque, ma unite dalla stessa disponibilità a lasciarsi coinvolgere dalla missione della comunità cristiana.
La scelta dei quattro nuovi ministri parla anche ai giovani. In un tempo in cui la fede non può essere data per scontata, le storie di chi decide di mettersi al servizio della comunità mostrano che credere non significa soltanto aderire a delle idee, ma dare forma concreta a ciò in cui si crede. È una testimonianza che parte dalle persone, prima ancora che dalle iniziative: uomini che scelgono di dedicare tempo, energie e responsabilità alla Chiesa, ciascuno secondo il proprio cammino. Il messaggio consegnato dal vescovo Giovanni è proprio questo: il ministero non è un titolo da esibire, ma un servizio da vivere con umiltà e fedeltà. La Parola annunciata e l’Eucaristia celebrata diventano credibili quando trovano corrispondenza nei gesti, nelle relazioni e nella disponibilità verso gli altri.
Per una comunità che vuole accompagnare le nuove generazioni all’incontro con Cristo, la testimonianza quotidiana assume così un valore particolare. Perché la fede può essere proposta, ma soprattutto deve poter essere riconosciuta nella vita di chi la testimonia. Il conferimento dei ministeri si inserisce nel cammino di una diocesi che desidera rinnovare il proprio modo di annunciare il Vangelo e di accompagnare famiglie, giovani e persone che si sono allontanate dalla vita ecclesiale. La celebrazione in Cattedrale ha ricordato che questa missione non appartiene soltanto ai sacerdoti, ma coinvolge l’intera comunità, attraverso la ricchezza dei doni e dei servizi di ciascuno.
Angelo, Andrea, Matteo e Mattia sono ora chiamati a vivere questa responsabilità nei rispettivi percorsi, con la consapevolezza che servire la Chiesa significa anche contribuire a renderla più vicina alle persone. La loro è una chiamata che si traduce in gesti concreti: annunciare la Parola, servire l’altare, accompagnare la comunità e testimoniare il Vangelo nella vita di ogni giorno. Ed è forse proprio qui il significato più bello di questo momento: quattro persone che scelgono di mettersi al servizio degli altri, perché la fede non resti soltanto qualcosa da custodire, ma diventi una storia da vivere e da condividere.



