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Pronto soccorso di Avezzano, quando l’emergenza mette tutti alla prova!

Daniele Imperiale di Daniele Imperiale
29 Luglio 2026
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AVEZZANO – C’è un momento, entrando in un pronto soccorso, in cui tutti diventiamo uguali. Non esistono professioni, ceti sociali o appartenenze politiche. Esiste soltanto una persona che soffre, un familiare che attende una risposta e un medico ed infermieri che provano a dare una priorità a ciò che, per definizione, priorità non può avere per tutti nello stesso istante.

Il pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano, soprattutto nei mesi estivi, rappresenta forse meglio di qualsiasi statistica il paradosso della sanità pubblica italiana. Da una parte una domanda di assistenza che cresce in maniera esponenziale, dall’altra una struttura che, pur facendo il possibile, deve fare i conti con spazi, organici e organizzazione pensati per una quotidianità che, durante l’estate, quotidianità non è più.

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La Marsica, infatti, vede aumentare sensibilmente la popolazione grazie ai rientri, al turismo e alle seconde case. Migliaia di persone in più significano inevitabilmente più incidenti domestici, malori, traumi, colpi di calore, patologie acute e, quindi, un incremento degli accessi al pronto soccorso. Una pressione che inevitabilmente si ripercuote sui tempi di attesa e sull’intero sistema dell’emergenza-urgenza.

Le lamentele non mancano. Anzi, sono sempre più frequenti e trovano spesso spazio sui social network, dove vengono raccontate ore di attesa, percorsi percepiti come troppo lunghi e una sensazione di disorientamento che, quando si ha un proprio caro dietro una porta chiusa, è umanamente comprensibile.

Il familiare attende all’esterno senza notizie, il paziente aspetta il proprio turno e il tempo sembra fermarsi. È proprio in quei momenti che la tensione cresce e, talvolta, si trasforma in rabbia.

Ma è qui che occorre fermarsi un istante e osservare anche l’altra faccia della medaglia.

Dietro quelle porte ci sono donne e uomini che lavorano spesso in condizioni di forte pressione. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, tecnici e personale amministrativo che affrontano turni complessi, casi gravissimi, emergenze improvvise e una mole di lavoro che, in alcune giornate, supera di gran lunga quella fisiologicamente sostenibile.

Questo non significa che le criticità non esistano. Esistono eccome.

Chi frequenta il pronto soccorso di Avezzano conosce bene le difficoltà legate anche all’accesso stesso alla struttura. I posti auto sono limitati, giustamente riservati in parte alle persone con disabilità e, soprattutto, deve essere sempre garantito il transito delle ambulanze.

Il risultato è che accompagnare un anziano o una persona con difficoltà motorie diventa spesso una piccola impresa. Si è costretti a fermarsi dove possibile, far scendere il paziente, affidarlo momentaneamente a una carrozzina, cercare un parcheggio lontano e poi tornare indietro. Un percorso tutt’altro che semplice, aggravato da spazi esterni che potrebbero probabilmente essere ripensati e valorizzati in maniera più funzionale, recuperando aree oggi poco utilizzate per aumentare la disponibilità di parcheggi e migliorare l’accessibilità.

Sono criticità concrete, che incidono sull’esperienza di chi arriva già provato dalla preoccupazione per una persona cara.

Eppure, superato il delicato passaggio del pronto soccorso, il giudizio di molti pazienti cambia sensibilmente.

Nei reparti emerge una realtà fatta di professionalità, competenze e attenzione. La presa in carico diventa più lineare, il percorso clinico trova la propria continuità e il personale sanitario riesce spesso a dimostrare quel valore umano che rappresenta il patrimonio più prezioso della sanità pubblica.

Naturalmente nessun sistema è perfetto. Gli errori possono verificarsi, le organizzazioni possono e devono migliorare, gli investimenti sono indispensabili e le segnalazioni dei cittadini rappresentano uno stimolo importante per correggere ciò che non funziona.

Allo stesso tempo, però, è necessario recuperare un principio che sembra talvolta smarrirsi: il rispetto reciproco.

Chi entra in un pronto soccorso porta con sé paura, ansia e sofferenza. Chi ci lavora porta sulle spalle responsabilità enormi e decisioni che, in pochi minuti, possono cambiare il destino delle persone. È un equilibrio delicatissimo che richiede competenza, ma anche umanità da entrambe le parti.

L’auspicio è che il futuro nuovo ospedale di Avezzano possa rappresentare la risposta strutturale a molte delle criticità oggi esistenti: spazi più ampi, una viabilità interna più efficiente, parcheggi adeguati, percorsi assistenziali più funzionali e un’organizzazione capace di sostenere una domanda sanitaria in costante evoluzione.

Perché criticare ciò che non funziona è giusto, anzi doveroso. Ma lo è altrettanto riconoscere l’impegno quotidiano di chi, nonostante le difficoltà, continua ogni giorno a indossare un camice e a prendersi cura degli altri.

La sanità pubblica ha bisogno di investimenti, programmazione e coraggio. Ma ha bisogno anche di fiducia. Perché dietro ogni codice assegnato, dietro ogni attesa e dietro ogni porta che si apre, prima ancora di un paziente e di un operatore sanitario, ci sono semplicemente delle persone.

@danieleimperiale

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