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Pa’ e Vino, a Scurcola Marsicana una serata piena di pubblico, idee e sapori custoditi

Salone gremito a Osteria Futuro per l’incontro tra pani conditi, vini eroici e cultura delle aree interne. Dal Libano alle Baleari, dalla Calabria alla Valtellina, fino ai vigneti d’alta quota dell’Aquilano

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
22 Giugno 2026
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C’erano il pane, il vino e la memoria. Ma soprattutto c’era un pubblico numeroso, attento, disposto ad ascoltare e a lasciarsi sorprendere. La nuova edizione di “Pa’ e Vino”, ospitata nel salone al piano superiore di Osteria Futuro, a Scurcola Marsicana, ha registrato il tutto esaurito: sedie occupate, presenze in piedi e una partecipazione che ha confermato quanto il tema dell’identità alimentare, della biodiversità e della viticoltura delle aree “difficili” sappia ancora parlare alle persone. Il luogo ha fatto la sua parte. Il salone dell’osteria, raccolto e carico di fascino, ha creato una cornice ideale per un incontro che non era soltanto una degustazione, ma un vero confronto culturale. Pane e vino sono stati il punto di partenza per ragionare su paesaggi, lavoro agricolo, memoria contadina, ricerca, trasformazioni sociali e futuro dei territori montani.

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Al centro della serata il dialogo tra quattro relatori capaci di affrontare il tema da prospettive diverse e complementari. Mario Iacomini, ideatore del format e Cuoco Custode di Osteria Futuro, ha riportato la discussione al senso profondo del pane come alimento identitario, costruito attorno a pratiche, saperi e ingredienti che rischiano di scomparire. Al suo fianco Franco Santini, giornalista enogastronomico e collaboratore del CERVIM (Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), ha illustrato il valore della viticoltura eroica e custode, oltre ad aver curato il lavoro di selezione dei vini serviti nel corso dell’incontro.

A dare ulteriore profondità al confronto è stato il professor Ernesto Di Renzo, che con la sua consueta capacità oratoria ha aperto continui collegamenti tra antropologia, ritualità, storia dell’alimentazione e cultura popolare. Un contributo capace di portare il pubblico oltre la dimensione gastronomica, restituendo a pane e vino il loro ruolo di strumenti simbolici e sociali. Di grande interesse anche l’intervento di Vincenzo Scivetti, maestro assaggiatore di esperienza internazionale, che ha arricchito il dibattito con le sue preziosi osservazioni tecniche e con una lettura attenta delle caratteristiche dei vini in assaggio.

Uno dei momenti più apprezzati è stato quello dedicato ai pani conditi realizzati da Peppe Verrecchia con le farine di Vincenzo Nuccetelli. Preparazioni frutto di lavorazioni lunghe e complesse, nelle quali gli ingredienti biodiversi venivano mescolati direttamente nell’impasto, dialogando e talvolta contrapponendosi alle farine ottenute da grani antichi. Non semplici pani farciti, ma impasti costruiti attorno a erbe, prodotti locali, sapori della tradizione e consistenze capaci di cambiare a ogni assaggio.

 

L’abbinamento con i vini ha dato alla serata una dimensione ancora più ampia. La selezione curata da Santini e dal CERVIM ha portato a Scurcola Marsicana bottiglie provenienti da territori difficili e affascinanti: dal Libano alle Isole Baleari, dai terrazzamenti della costa calabrese ai monti della Valtellina. Vini nati in condizioni estreme, spesso da vigne coltivate su pendenze, altitudini e paesaggi dove produrre significa prima di tutto resistere.

Accanto alle etichette internazionali hanno trovato spazio i vini custodi portati per l’occasione da contadini locali e alcune interessanti espressioni della viticoltura di montagna aquilana. Tra queste, il Traminer aromatico della cantina Castelsimoni e un rarissimo Semidano, vino bianco arrivato sui monti abruzzesi attraverso gli scambi con i pastori sardi e oggi coltivato a mille metri di altitudine da Francesco D’Asaro.

Proprio questa capacità di mettere insieme mondi apparentemente lontani è stata forse la cifra più riuscita di “Pa’ e Vino”. Da una parte il lavoro ultradecennale di Mario Iacomini e della squadra di Osteria Futuro, impegnati nel recupero e nella reinterpretazione della cultura alimentare locale; dall’altra la possibilità, grazie all’impegno di Santini e del Cervim, di mettere in relazione la Marsica con esperienze vitivinicole nate in altri territori marginali, montani e difficili (in tal senso, il dott. Mario Panunzi ha annunciato l’avvio di un interessante progetto di recupero dei vigneti e dei paesaggi marsicani, un tempo importante luogo di produzione vinicola).

La serata ha dimostrato che il patrimonio rurale non è una materia da museo. Può invece produrre conoscenza, occasioni di incontro e perfino nuove prospettive economiche e culturali per le aree interne. A patto di saperlo studiare, raccontare e condividere con la stessa cura con cui, a Osteria Futuro, si continua a impastare il pane (…e le idee).

 

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