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“Oppure Vendola” di Tagliacozzo organizza la raccolta di firme per i referendum

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
3 Novembre 2012
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Tagliacozzo. Il comitato tagliacozzano a sostegno della candidatura di Nichi Vendola alle primarie del centro-sinistra organizza nelle giornate di sabato 3 e domenica 4 novembre la raccolta di firme in favore dei referendum per la cancellazione delle modifiche apportate dalla riforma Fornero all’articolo 18 dello statuto dei lavoratori e della proposta di legge per l’introduzione del reddito minimo garantito. La raccolta avverrà in Piazza Duca degli Abruzzi dalle 9.30 alle 13. Lo ha reso noto il portavolce Lino Di Cola. “L’attacco ai diritti del lavoro portato avanti prima dai governi della destra e oggi dal governo dei tecnici determina un forte arretramento rispetto alle storiche conquiste sociali ottenute a prezzo di dure lotte”, spiega, “per noi è inaccettabile l’idea secondo la quale il prezzo della crisi debba essere pagato da chi lavora in termini di minori diritti e minori tutele. La riforma del lavoro voluta dal Ministro Fornero ha stravolto il senso di quell’importante presidio di libertà che era l’Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori: sostituendo l’obbligo di reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente con la possibilità di offrire un indennizzo, si vuole di fatto mercificare il diritto al lavoro, imponendo al lavoratore un indegno scambio tra soldi e diritti. Noi vogliamo ripristinare l’Art.18 in quelle che erano la sua bellezza e la sua completezza prima della riforma Fornero. La proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito si propone invece di introdurre in Italia, come già accade in gran parte dei paesi europei, lo strumento del reddito come ammortizzatore sociale in grado di offrire diritti anche a quella vasta platea di precari e disoccupati che oggi non gode di alcun tipo di ammortizzatore. Reddito minimo garantito significa garantire a tutti e tutte un livello minimo di sussistenza e di autonomia e per le giovani generazioni significa non dover sottostare al ricatto cui spesso costringe la condizione di precarietà che riguarda ormai una parte sempre più larga di popolazione”.

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