Troppi turisti si avvicinano ai cervi di Scanno per fotografarli e accarezzarli, alterandone i comportamenti naturali e provocandone la reazione aggressiva. Il Parco richiama al rispetto degli animali: «Non è il tuo parco giochi, non è il tuo animale domestico».
“Non avevamo ancora finito di leggere i commenti al nostro post della settimana scorsa che i nostri feed erano già invasi dai video di quanto accaduto a Scanno durante il weekend”. Fanno sapere dal Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.
In due diverse occasioni un cervo maschio, circondato da decine di persone che cercavano di fotografarlo, avvicinarlo e dargli da mangiare, ha reagito caricando chi gli si trovava davanti.
Per fortuna, questa volta, senza conseguenze gravi. Ma è proprio quel “questa volta” che dovrebbe farci riflettere.
Perché sappiamo che non si deve avvicinare un animale selvatico. Sappiamo che non si deve alimentarlo. Eppure, quando ce lo troviamo davanti, così vicino, l’emozione di una foto, di un contatto, di poter dire “gli ho dato da mangiare con le mie mani e ho il video che lo testimonia” sembra avere la meglio sulla ragione.
Succede anche perché, davanti a qualcosa che ci emoziona, tendiamo a sottovalutare il rischio. Se poi intorno a noi altre persone fanno la stessa cosa, quel comportamento ci appare quasi normale. E un animale che resta fermo, si avvicina o accetta del cibo viene facilmente percepito come docile, quasi domestico.
Ma non lo è ed è proprio lì che un incontro straordinario diventa pericoloso.
Un animale selvatico non interpreta le nostre intenzioni, non sa che vogliamo soltanto una fotografia e non diventa domestico perché accetta del cibo dalle nostre mani.
Accerchiarlo, toccarlo, alimentarlo significa modificare il suo comportamento e mettere a rischio lui e noi.
Lo diciamo ormai da molti anni e sappiamo che tanti hanno compreso. Ma sono ancora troppi quelli che, pur conoscendo le regole, scelgono di ignorarle perché, in quel momento, l’emozione, la fotografia o il desiderio di un contatto sembrano valere più delle conseguenze che quel gesto può avere per un cervo, una volpe e per le persone stesse.
Le immagini di questi giorni ci ricordano quanto sottile possa essere il confine tra meraviglia e imprudenza.
E prima o poi, se continueremo a ignorarlo, qualcuno potrebbe pagarne un prezzo molto alto”.




