La mancanza di un vero reparto di neurochirurgia all’ospedale di Avezzano torna al centro del dibattito sanitario cittadino. A denunciare pubblicamente la situazione è stata Lara Circi, infermiera e candidata nella lista “Io ci sono”, sostenuta da Loreta Ruscio, che ha parlato di una “vera e propria usurpazione” di un servizio ritenuto fondamentale per il territorio marsicano.
Al centro della denuncia non c’è soltanto la questione politica o elettorale, ma soprattutto l’emergenza sanitaria legata all’assenza di una neurochirurgia operativa nell’ospedale di Avezzano. Secondo quanto riferito da Circi, infatti, dal 2016 nel piano aziendale della Asl sarebbe previsto un servizio di neurochirurgia che, nella realtà, si tradurrebbe soltanto in un ambulatorio attivo il martedì mattina per tre ore settimanali.
“Una mancanza grave che ha subito l’ospedale di Avezzano è stata l’usurpazione, una vera e propria usurpazione del reparto di neurochirurgia”, ha dichiarato l’infermiera. “Questo servizio, previsto sul piano aziendale, è fondamentale innanzitutto come supporto della stroke unit che esegue procedure come la trombolisi”.
Secondo Circi, la presenza stabile di un neurochirurgo in ospedale sarebbe indispensabile soprattutto nella gestione delle emergenze neurologiche più gravi, come ictus ischemici ed emorragici. “Nel nostro pronto soccorso ogni due giorni si reca una persona affetta da ictus emorragico o ischemico. La mortalità per queste patologie è altissima”, ha spiegato.
La candidata ha quindi parlato di pazienti trasferiti fuori regione o verso strutture private per ricevere cure specialistiche, con conseguenze che, in alcuni casi, sarebbero drammatiche. “Almeno il 60% di queste persone potrebbero essere salvate se fosse presente in ospedale un neurochirurgo pronto ad intervenire”, ha affermato. “I pazienti vengono dirottati in Molise, vengono dirottati verso strutture private”.
Nel suo intervento, Circi ha richiamato anche il caso di una donna di 46 anni deceduta, sostenendo che non si sarebbe riusciti ad intervenire tempestivamente. “Una mamma di quarantasei anni è morta perché non si è potuto intervenire tempestivamente. E questo è ora di dire basta”.
Dure anche le accuse sulla gestione economica della sanità pubblica. “Ci sentiamo ad ogni richiesta rispondere: ‘Non ci sono i soldi’. Sì, i soldi ci sono, vengono spesi male”, ha detto. “Perché invece di essere dirottati su una sanità privata o in altre regioni potrebbero essere spesi per potenziare il servizio che ad oggi l’ospedale di Avezzano ha previsto ma non c’è”.
Infine l’appello conclusivo, che intreccia il tema sanitario con quello dell’impegno civico e politico: “Bisogna prendere questo ospedale al collasso e rendere finalmente la nostra sanità un posto migliore”.



