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Morte nel Fucino, colpo di scena al processo: «Gli andava incontro con una pala, non lo vide». La difesa: fu un incidente

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
1 Ottobre 2026
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Avezzano. Non un investimento volontario, ma un incidente. È la ricostruzione con cui la difesa di Hamza Mahrani tenta di ribaltare l’impianto accusatorio nel processo per la morte di Hamid Essahli, travolto da un trattore nelle campagne del Fucino, nel territorio di Trasacco.

Nell’udienza che si è tenuta ieri davanti al giudice Mario Cervellino è emerso con forza lo scontro tra due letture radicalmente differenti di quanto accaduto: da una parte la Procura, che sostiene l’ipotesi dell’omicidio volontario e ha chiesto una condanna a 12 anni di reclusione; dall’altra la difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Verdecchia, secondo la quale Mahrani non avrebbe avuto la volontà di investire Essahli.

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Il punto centrale della ricostruzione difensiva riguarda proprio gli istanti immediatamente precedenti all’impatto. Secondo quanto prospettato dalla difesa, dopo una lite che sarebbe avvenuta nella parte alta del campo, Essahli si sarebbe diretto verso il trattore con una pala. Mahrani, alla guida del mezzo agricolo, non avrebbe visto la vittima mentre si avvicinava al trattore. Da qui la tesi sostenuta in aula: l’investimento sarebbe stato un evento non voluto.

Una ricostruzione che, se accolta dal giudice, cambierebbe radicalmente l’inquadramento giuridico della vicenda. Nelle conclusioni depositate per il giudizio abbreviato, infatti, Verdecchia ha chiesto in via principale la derubricazione dell’accusa di omicidio volontario, prevista dall’articolo 575 del codice penale, in omicidio stradale colposo ai sensi dell’articolo 589-bis, aggravato, secondo la stessa impostazione difensiva, dall’essersi dato alla fuga dopo l’evento.

La difesa ha richiamato anche le risultanze delle consulenze tecniche acquisite nel procedimento. Nelle conclusioni viene fatto riferimento sia al comportamento tenuto dalla vittima prima dell’investimento sia agli accertamenti del medico legale Cristian D’Ovidio. In particolare, la difesa sostiene che l’assunzione di cocaina riscontrata dagli accertamenti avrebbe determinato in Essahli uno stato di «iperattivazione psicofisica», elemento indicato come possibile concausa dell’evento. Si tratta della tesi della difesa, sulla quale dovrà pronunciarsi il giudice.

Di segno opposto l’intervento della parte civile. L’avvocato Stefano Guanciale, che assiste i familiari di Essahli, ha sostenuto la ricostruzione dell’accusa formulata dal pubblico ministero e procuratore capo Maurizio Maria Cerrato, secondo cui la condotta contestata deve essere qualificata come omicidio volontario.

Proprio Cerrato, al termine della requisitoria, ha chiesto per Mahrani una condanna a 12 anni di carcere.

Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche numerosi consulenti tecnici. Uno dei nodi sui quali si concentra il processo riguarda ciò che avvenne prima dell’investimento e, in particolare, la ricostruzione dell’eventuale lite tra Mahrani ed Essahli. Stabilire se ci sia stata, come si sia sviluppata e quale sia stata la condotta dei due uomini negli istanti immediatamente precedenti all’impatto rappresenta uno degli elementi al centro del confronto processuale.

La distanza tra accusa e difesa resta quindi profonda. Per la Procura l’investimento integra un omicidio volontario; per la difesa fu invece un incidente e manca la volontà di uccidere.

In via subordinata, qualora il giudice dovesse confermare la contestazione di omicidio volontario anche sotto il profilo del dolo eventuale, la difesa ha chiesto l’applicazione della pena nel minimo edittale, con la riduzione prevista per il rito abbreviato e il riconoscimento delle attenuanti indicate nelle conclusioni.

Ora spetterà al giudice Cervellino valutare le ricostruzioni contrapposte, le consulenze tecniche e l’intero materiale acquisito nel procedimento per stabilire quale qualificazione giuridica attribuire a quanto accaduto nelle campagne di Trasacco.

Tags: News
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