La Marsica entra nel dibattito nazionale sul futuro del cibo e dei territori attraverso la voce di Mario Iacomini, cuoco, artista e imprenditore abruzzese, protagonista dell’intervista “Cucinare il vento: biodiversità, filiera corta e sicurezza alimentare globale”, disponibile gratuitamente su YouTube sul canale WhatIsFeedingUs, che si occupa della ralazione tra ciò che consumiamo e il modo in cui pensiamo, guardiamo e viviamo il mondo. La conversazione, della durata di quasi due ore, è stata realizzata da Gianni Tapinassi all’interno dell’Osteria Futuro, il progetto di ristorazione e ricerca culturale che Iacomini porta avanti nella Marsica insieme ai soci Vincenzo Nuccetelli e Giuseppe Verrecchia. Un luogo che, nelle parole dell’intervistatore, non è semplicemente “un ristorante con delle idee”, ma «un’idea che si è fatta ristorante»: uno spazio nel quale cucina, memoria, arte e riflessione sul territorio convivono da decenni.
Al centro dell’intervista c’è una posizione destinata a far discutere: la critica di Iacomini alla retorica della filiera corta e del chilometro zero, considerati insufficienti quando finiscono per eliminare figure, competenze e mestieri intermedi. Nel collegamento diretto tra produttore e consumatore, osserva Iacomini, rischiano infatti di scomparire il mugnaio, il macellaio, il commerciante e gli altri soggetti che contribuiscono a tenere insieme l’economia e la cultura di una comunità. L’alternativa proposta è quella della “Filiera di Custodia”, un modello nel quale ogni passaggio viene protetto anziché soppresso: dal contadino che recupera e coltiva un seme antico, fino a chi lo trasforma, lo distribuisce e lo porta in tavola. Una visione che Iacomini sperimenta concretamente all’Osteria Futuro insieme ai suoi soci e che aveva già presentato nel 2015, in occasione di Expo Milano.
Ma il discorso non riguarda soltanto l’agricoltura. Per Iacomini la biodiversità è anche culturale, linguistica e mentale. Significa conservare le differenze, i saperi, le capacità artigianali e la memoria, non come esercizio nostalgico, ma come strumento per produrre innovazione e futuro. Da qui nascono concetti come l’“Evoluzione del Tipico” e la “Città Biodiversa”, intesa come uno spazio nel quale anche l’architettura, i servizi e le relazioni sociali possono contribuire a formare cittadini più consapevoli. Il racconto assume una particolare rilevanza per il territorio marsicano, che conosce direttamente il valore dell’agricoltura, delle produzioni locali e delle reti economiche costruite intorno alla terra. L’esperienza di Osteria Futuro mostra come un’attività di ristorazione possa diventare anche un laboratorio culturale, capace di mettere in discussione modelli consolidati e di proporre soluzioni non sempre comode o immediatamente conciliabili con le tendenze dominanti. Tapinassi racconta che l’intervista è nata quasi per caso, durante una visita in Abruzzo e una cena all’osteria. Il confronto con Iacomini ha però fatto emergere la necessità di documentare e rendere pubblico un pensiero maturato in molti anni di lavoro. Non un modello già pronto da esportare senza adattamenti, ma un’esperienza concreta con cui confrontarsi: un’“isola”, secondo la definizione dell’autore, capace almeno di dimostrare che un’altra impostazione è possibile.
Prodotta da Writers’ Garage e dall’Associazione Tempi Moderni, in collaborazione con La Città Biodiversa – Centro di Ricerca sulle Biodiversità, l’intervista è online da qualche settimana ed è rivolta non soltanto agli addetti ai lavori, ma anche a cittadini, associazioni, amministratori pubblici e operatori culturali interessati a discutere il rapporto tra alimentazione, economia, identità e futuro dei territori.
L’intervista integrale è disponibile su YouTube: “Cucinare il vento” – Mario Iacomini.




