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L’ombra del caso Amarena su Milonia: il Parco punta il dito sulla mancata informazione

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
14 Ottobre 2026
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Ortona dei Marsi. Doveva essere una festa dedicata alle eccellenze del territorio, alle produzioni locali e al rapporto tra le comunità della Valle del Giovenco e la natura. Invece, Milonia, la manifestazione che il 10 e 11 ottobre ha animato Cesoli, frazione di Ortona dei Marsi, è finita al centro di una polemica che tocca una delle ferite più profonde per il territorio marsicano: la morte dell’orsa Amarena.

A intervenire con una presa di posizione netta è il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che ha ritenuto necessario chiarire pubblicamente quanto accaduto e precisare la propria estraneità alle scelte relative agli espositori invitati alla manifestazione. Al centro della controversia c’è la presenza, tra gli operatori commerciali, di un’attività riconducibile ad Andrea Leombruni, l’uomo coinvolto nel procedimento giudiziario per l’uccisione dell’orsa, avvenuta il 31 agosto 2023 a San Benedetto dei Marsi.

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Una presenza che ha sollevato interrogativi e indignazione, soprattutto per il significato simbolico di un evento che richiama esplicitamente anche il mondo degli orsi e che vede da anni la partecipazione dell’ente impegnato nella conservazione dell’orso bruno marsicano.

Il Parco, nel suo intervento, parte dal valore che Milonia rappresenta per il territorio. La manifestazione è da tempo un appuntamento importante per Ortona dei Marsi e per la Valle del Giovenco, capace di valorizzare le produzioni agricole, le tradizioni e le peculiarità di un’area in cui il rapporto con la fauna selvatica costituisce una componente fondamentale dell’identità locale. Proprio per questo il PNALM concede da anni il proprio patrocinio e partecipa con un punto informativo dedicato al pubblico.

Quest’anno, tuttavia, qualcosa è andato diversamente dalle aspettative dell’Ente. Tra gli operatori proposti e invitati dalla Pro Loco di Cesoli figurava anche l’attività commerciale legata alla persona coinvolta nella vicenda giudiziaria relativa alla morte di Amarena. Un elemento che, secondo il Parco, non poteva essere considerato irrilevante, proprio alla luce della missione istituzionale di tutela e conservazione dell’orso marsicano.

La precisazione dell’Ente è chiara: la questione non riguarda il corso della giustizia, che deve seguire il proprio percorso nelle sedi competenti, ma la responsabilità etica e istituzionale di chi organizza e partecipa a un’iniziativa pubblica.

Il punto, dunque, non è attribuire al Parco un potere di controllo sulle scelte commerciali di una manifestazione che non organizza, ma interrogarsi sull’opportunità di una presenza che avrebbe meritato, quantomeno, una valutazione preventiva e consapevole da parte di tutti i soggetti coinvolti.

«Milonia non è un evento del Parco», è il senso della precisazione del PNALM. La scelta degli espositori non spettava all’Ente e non era suo compito chiedere conto dell’identità degli altri partecipanti. Sarebbe stato però corretto, sottolinea il Parco, che gli organizzatori lo informassero, mettendolo nelle condizioni di valutare consapevolmente la propria presenza alla manifestazione.

Una questione di trasparenza, quindi, prima ancora che di opportunità. Perché il patrocinio e la partecipazione di un ente pubblico impegnato nella salvaguardia di una specie simbolo del territorio non possono essere considerati elementi puramente formali, soprattutto quando il contesto richiama una vicenda che ha segnato profondamente la sensibilità collettiva.

Anche l’Amministrazione comunale di Ortona dei Marsi ha preso pubblicamente le distanze da quanto accaduto, manifestando il proprio disappunto e chiarendo che le scelte organizzative sono riconducibili alla sola Pro Loco di Cesoli. Una presa di posizione che contribuisce a definire le responsabilità dei diversi soggetti e che conferma quanto la vicenda abbia superato i confini di una semplice controversia legata alla presenza di un espositore.

La morte di Amarena, nell’agosto del 2023, aveva suscitato un’ondata di dolore e indignazione ben oltre i confini abruzzesi. L’orsa era diventata uno degli animali più conosciuti e amati dell’Appennino centrale, osservata e fotografata negli anni mentre attraversava i centri abitati e si muoveva con i suoi cuccioli. La sua uccisione aveva riportato al centro del dibattito nazionale il tema della convivenza tra esseri umani e grandi carnivori, insieme alle difficoltà e alle responsabilità che accompagnano la presenza dell’orso nei territori abitati.

È anche per questo che la vicenda di Milonia assume un significato che va oltre la dimensione commerciale. In un territorio in cui la conservazione dell’orso bruno marsicano rappresenta una priorità ambientale, culturale e identitaria, le scelte organizzative di una manifestazione pubblica possono inevitabilmente sollevare questioni di sensibilità, coerenza e responsabilità.

Il confronto non si fermerà alla presa di posizione del Parco e del Comune. La vicenda sarà affrontata anche all’interno del Comitato della Comunità a Misura d’Orso di Ortona dei Marsi, nell’ambito di una riflessione che riguarda il significato concreto dell’essere una Bear-Smart Community.

Essere una comunità a misura d’orso, infatti, non significa soltanto promuovere iniziative ambientali, informare i cittadini sui comportamenti da adottare o favorire la convivenza con la fauna selvatica. Significa anche affrontare i nodi più delicati, discutere apertamente le decisioni che possono generare contraddizioni e assumersi una responsabilità collettiva rispetto al messaggio che il territorio sceglie di trasmettere.

È un percorso che richiede collaborazione tra istituzioni, associazioni, operatori economici e cittadini, senza trasformare ogni divergenza in uno scontro, ma senza neppure rinunciare a interrogarsi sulle conseguenze delle proprie scelte.

Nella sua nota, il Parco affronta infine un altro aspetto della polemica: la circolazione di alcune fotografie della manifestazione. Secondo l’Ente, dal servizio fotografico pubblicato sulla pagina Ortona dei Marsi Prima Pagina, composto da numerose immagini dei diversi espositori e delle varie postazioni, sarebbero state selezionate proprio quella dello stand del Parco e quella dell’attività commerciale contestata, accostate verticalmente.

Una scelta che, secondo il PNALM, avrebbe finito per suggerire una vicinanza e una relazione che non restituiscono pienamente l’organizzazione complessiva dell’evento.

Gli stand, precisa il Parco, erano distribuiti in più postazioni e gli espositori erano numerosi. Isolare due fotografie da un insieme molto più ampio rischia quindi, nella lettura proposta dall’Ente, di offrire una rappresentazione parziale della manifestazione, concentrando l’attenzione su un accostamento visivo senza ricostruire il contesto generale.

La critica è esplicita: una selezione delle immagini può orientare la percezione dei fatti, soprattutto quando riguarda una vicenda emotivamente delicata come quella di Amarena. Per il Parco, la ricostruzione degli avvenimenti dovrebbe invece tenere conto dell’intero contesto, evitando che singoli dettagli vengano utilizzati per suggerire rapporti o responsabilità non dimostrati.

Resta, al di là delle polemiche sulle fotografie, il nodo centrale della vicenda: come conciliare la promozione delle tradizioni locali con la coerenza dei valori ambientali che il territorio intende rappresentare? E quale livello di attenzione devono adottare gli organizzatori quando invitano operatori a una manifestazione patrocinata da un ente che ha tra i propri compiti fondamentali la tutela dell’orso?

Sono domande che chiamano in causa non soltanto la Pro Loco di Cesoli, ma l’intera comunità e il suo percorso verso una convivenza responsabile con la fauna selvatica.

Il Parco, intanto, ribadisce la volontà di proseguire il proprio lavoro nei territori, al fianco delle comunità locali e con determinazione nella tutela dell’orso bruno marsicano. Una posizione che mira a separare le responsabilità organizzative dalla missione istituzionale dell’Ente, ma che al tempo stesso richiama tutti i soggetti coinvolti alla necessità di maggiore consapevolezza.

La vicenda di Milonia lascia così aperta una questione che riguarda il futuro stesso della Valle del Giovenco: la tutela dell’orso non può essere soltanto uno slogan, un richiamo turistico o un simbolo da esibire durante una manifestazione. Per diventare un impegno credibile, deve tradursi anche in scelte trasparenti, dialogo tra istituzioni e attenzione alle sensibilità di una comunità che porta ancora con sé il ricordo di Amarena.

 

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Tags: abruzzoNews
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