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LFoundry, “il futuro dei 90 somministrati diventa una battaglia di dignità e giustizia sociale”

Mario Casale al congresso SI-AVS di Avezzano: «Non servono pacche sulle spalle, ma unità, mobilitazione e una grande vertenza per ottenere l'assunzione diretta dei lavoratori»

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
5 Novembre 2026
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Avezzano. Novanta lavoratori, un’anzianità di servizio che in alcuni casi raggiunge i vent’anni e un futuro ancora segnato dall’incertezza. È la condizione dei lavoratori somministrati della LFoundry al centro della riflessione di Mario Casale, intervenuto il 21 ottobre 2026 in occasione del congresso di SI-AVS ad Avezzano.

Un intervento che ha affrontato il tema della precarietà del lavoro, partendo da una vicenda concreta e particolarmente significativa per il territorio marsicano: quella dei 90 lavoratori che, dopo anni di attività nello stabilimento, rischiano di ritrovarsi senza occupazione alla fine di dicembre.

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«È bellissimo incontrarsi e costruire un luogo dove partecipare, proporre e lottare», ha esordito Casale, richiamando la necessità di ritrovare una direzione collettiva e una maggiore consapevolezza della propria storia politica e sociale.

Nel suo ragionamento ha ricordato le donne e gli uomini che hanno combattuto il fascismo, pagando spesso con la vita o con lunghi anni di carcere la propria scelta di libertà. «Ci hanno consegnato un Paese libero. Oggi dobbiamo riconoscere il valore di altri eroi comuni, persone che ogni giorno affrontano battaglie importanti per difendere il proprio lavoro e la propria dignità».

Tra questi, Casale ha indicato proprio i lavoratori somministrati della LFoundry.

LFoundry, l’incertezza sul futuro industriale e occupazionale

Sulle prospettive dello stabilimento, Casale ha lasciato ai rappresentanti sindacali le valutazioni sull’ultimo incontro al Ministero, nel corso del quale sarebbero emerse indicazioni positive rispetto alle dichiarazioni del nuovo amministratore e all’ipotesi di un investimento di 100 milioni di euro per il rilancio dell’attività industriale.

«Prevale un cauto ottimismo, ma le dichiarazioni dovranno essere valutate quando le proposte saranno effettivamente realizzate. Permane una sensazione di inaffidabilità nei confronti di un’azienda fondamentale per l’economia del territorio».

La sua attenzione si è concentrata soprattutto sui 90 somministrati, alcuni dei quali lavorano nello stabilimento da 9 fino a 20 anni.

Una condizione che, secondo Casale, rappresenta una delle contraddizioni più evidenti del mercato del lavoro italiano: persone che hanno maturato una lunga esperienza professionale all’interno della stessa realtà produttiva, ma che continuano a vivere in una situazione di precarietà contrattuale.

«A fine anno scade il contratto con l’agenzia interinale. Dopo essere stati in cassa integrazione straordinaria, con solidarietà a zero ore, per un anno, questi lavoratori rischiano di essere licenziati a fine dicembre. In questo modo si risolverebbe il problema per LFoundry, ma non certamente quello delle persone e delle loro famiglie».

«La flessibilità si è trasformata in precarietà»

Casale ha ripercorso le trasformazioni legislative che, a partire dal pacchetto Treu alla fine degli anni Novanta, passando per le successive riforme del mercato del lavoro e il Jobs Act, hanno progressivamente ampliato le forme contrattuali flessibili.

«La flessibilità, nata anche per rispondere alle esigenze delle imprese, si è progressivamente trasformata in precarietà. Il lavoro non viene più considerato principalmente come strumento per soddisfare i bisogni delle persone, ma viene sempre più subordinato alle esigenze organizzative e produttive delle aziende».

Il riferimento è alla moltiplicazione delle forme contrattuali, dal lavoro a chiamata al tempo determinato, fino alla somministrazione.

«Il lavoro viene somministrato, diventa a chiamata, non garantisce più quella stabilità che dovrebbe essere alla base della vita di una persona. Si crea un sistema nel quale il lavoratore vive nell’incertezza e le imprese hanno una maggiore libertà di decidere quando utilizzare il personale e quando liberarsene».

Da qui anche una riflessione sul ruolo delle agenzie interinali e sulla trasformazione del rapporto tra lavoratore e impresa utilizzatrice.

«Si arriva a considerare il lavoro come una merce. E questo è uno degli aspetti più preoccupanti della situazione attuale».

L’anzianità dei somministrati e la richiesta di assunzioni dirette

Un altro elemento sollevato da Casale riguarda la lunga anzianità lavorativa dei somministrati all’interno dello stabilimento marsicano.

«Mi chiedo se un’anzianità di servizio così elevata non nasconda anche qualche meccanismo tecnico che impedisce il riconoscimento dei percorsi lavorativi e, soprattutto, l’assunzione diretta da parte di LFoundry».

Una questione che, secondo l’esponente politico, merita un approfondimento da parte delle organizzazioni sindacali e delle istituzioni.

La proposta è quella di superare la dimensione esclusivamente locale della vertenza e costruire una mobilitazione più ampia.

«È arrivato il momento di organizzare una grande vertenza, non soltanto locale, per trasformare questi contratti di somministrazione in assunzioni dirette da parte dell’azienda utilizzatrice. Bisogna eliminare una delle forme più odiose di rapporto di lavoro e fermare il commercio sulla pelle delle persone».

La Marsica ha bisogno di lavoro stabile e di prospettive per i giovani

Nel suo intervento Casale ha allargato lo sguardo all’intero sistema economico e produttivo della Marsica, ricordando la presenza di importanti realtà industriali e imprenditoriali come LFoundry, Telespazio, Saes Getters e Fiamm, oltre alle aziende agricole e alla grande distribuzione.

Un tessuto economico che, insieme all’università, agli enti di ricerca e alle numerose associazioni culturali, sportive, teatrali e di volontariato, rappresenta una risorsa fondamentale per la crescita del territorio.

«Abbiamo imprese importanti, risorse economiche e intellettuali, competenze e capacità. Ma dobbiamo chiederci quale futuro stiamo costruendo per le ragazze e i ragazzi della Marsica. Non possiamo accettare che l’accesso al lavoro significhi necessariamente precarietà, incertezza e impossibilità di programmare la propria vita».

Una riflessione che riguarda non soltanto il comparto industriale, ma tutti i settori produttivi, dall’agricoltura ai servizi, dal commercio alla grande industria.

«Ai lavoratori non servono pacche sulle spalle, ma unità e lotta»

Il passaggio più politico dell’intervento è stato quello rivolto direttamente ai lavoratori somministrati.

«Devono sapere che senza lotta non si ottiene nulla. Non ci vogliono pacche sulle spalle, ma la ricerca dell’unità con gli altri lavoratori e con le organizzazioni sindacali, che, nonostante le difficoltà di questi tempi, rappresentano ancora un argine alle ingiustizie e allo sfruttamento».

Per Casale è necessario superare quella sensazione di impotenza che spesso accompagna le vertenze occupazionali e trasformarla in una reazione collettiva.

«Dobbiamo abbandonare l’idea che non si possa fare nulla. Occorre costruire una risposta comune, capace di contrastare lo sfruttamento e le ingiustizie e di restituire ai lavoratori la consapevolezza della propria forza».

Nel suo intervento ha richiamato anche le mobilitazioni e la ribellione di tanti giovani, sottolineando l’importanza di sostenere le nuove generazioni e offrire loro una prospettiva concreta di uguaglianza e giustizia sociale, senza violenza.

«La vera arma del cambiamento è la partecipazione»

La conclusione di Casale è stata un richiamo alla mobilitazione democratica e alla partecipazione politica.

«L’unica arma potente per cambiare le cose, insieme alla mobilitazione di massa, è la scheda elettorale. Dobbiamo tornare a partecipare alla vita politica, guidare il cambiamento e costruire un percorso di speranza e di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro».

Un messaggio che Casale ha voluto collegare anche al ruolo di SI-AVS, indicandolo come possibile spazio di partecipazione e di elaborazione politica per chi vuole contrastare le disuguaglianze e difendere i diritti sociali.

La vicenda dei 90 somministrati della LFoundry, dunque, diventa molto più di una vertenza aziendale: è il simbolo di una questione che attraversa il mondo del lavoro italiano e che interroga direttamente il futuro economico e sociale della Marsica.

Casale ha concluso con una frase che sintetizza il senso del suo intervento e la visione politica che intende rilanciare:

«Meloni guarda i confini, noi guardiamo gli orizzonti».

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