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Le storia delle “Madonne” del Principe Torlonia nel Fucino

Francesco Proia di Francesco Proia
22 Luglio 2015
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Madonna del Fucino - foto di Katia Agata Spera

Madonna del Fucino - foto di Katia Agata Spera

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Madonna del Fucino - foto di Katia Agata Spera
Madonna del Fucino – foto di Katia Agata Spera

Fucino. Per delimitare l’area delle “terre emerse”, il Principe Torlonia fece installare lungo il perimetro dell’ex lago dei piccoli ceppi di marmo. Gli abitanti dei paesi limitrofi ritenevano esagerati i nuovi confini segnati dal Principe, e puntualmente li rompevano o cavavano dal terreno.

Chi aveva ragione? La verità si trova come sempre nel mezzo, ma per capirla saremo costretti ad approfondire un po’ l’argomento.

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Dobbiamo tener conto di un fattore molto importante: il lago in quegli anni era nella sua fase crescente, occupava una superficie di circa trentamila ettari e toccava una profondità massima di circa venti metri. I più maligni sostengono che questa fu una mossa astuta e premeditata dell’avido Torlonia che, attenendosi a quanto scritto nel contratto con il Re -cioè che tutte le terre emerse sarebbero andate a colui che le avesse prosciugate- aspettò il momento di maggior piena del lago. Altri sostengono il contrario, che si fosse trattato di un terribile errore di valutazione degli ingegneri francesi che curarono la mastodontica opera idraulica. La storia non ci dirà mai chi avesse ragione. Sappiamo per certo che in quel modo Torlonia guadagnò parecchi ettari di terra coltivabile ma, di contro, fu costretto a raddoppiare gli sforzi economici fino a rimanere a corto di liquidità e a chiudere la sua banca, la più importante d’Italia da oltre 60 anni. Fu allora che il Principe esclamò la sua frase più celebre “O Torlonia prosciuga il Fucino, o il Fucino prosciuga Torlonia”.

Al termine del prosciugamento, come da contratto, utilizzò i nuovi confini; la popolazione, invece, continuava a considerare i vecchi, basandosi sulle terre che fino a pochi anni prima erano state coltivate. Fu così che Torlonia, stufo delle continue proteste, fece sostituire i ceppi con delle statue di ghisa raffiguranti la Madonna. Il popolo Fucense, all’epoca molto credente e devotissimo alla Santa Vergine, non osò distruggere le immagini sacre e i confini delle terre emerse rimasero tali fino ad oggi, tant’è vero che è ancora possibile vederne qualcuna lungo il perimetro dell’ex Lago del Fucino.

Madonna di Torlonia a Luco dei Marsi
Madonna di Torlonia a Luco dei Marsi

Un’ultima curiosità: le Madonne vennero poste tutte nella parte più bassa dei paesi rivieraschi, tranne che a Luco, dove vennero collocate proprio in mezzo alle case del paese. Alcuni sostengono che fosse inevitabile visto che il lago arrivava fin dentro al paese; qualche bracciante, invece, sostiene che Torlonia lo fece di proposito perché Luco era sempre stato il paese più ostile al Principe, e il fatto che gli scioperi al rovescio partirono proprio da lì, sembrano dare ragione a quest’ultima ipotesi.

Francesco Proia

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