Uno spettacolo emozionante, seguito da un pubblico numeroso e accompagnato dalla presenza di rappresentanti delle istituzioni regionali e territoriali. In testa al corteo il sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio, poi il vicepresidente della Regione Emanuele Imprudente, il consigliere regionale Massimo Verrecchia, il presidente dell’Unione dei Comuni Montagna Marsicana Settimio Santilli, quello di Uncem Lorenzo Berardinetti, il presidente del Tribunale Leopoldo Sciarrillo, più di trenta sindaci con la fascia tricolore.
Un’immagine non secondaria, perché il senso della giornata, nelle parole del sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio, è andato oltre la riuscita della manifestazione. “Il lavoro che stiamo facendo sta funzionando”.
“Una manifestazione come questa ci ricorda il lavoro dei nostri nonni, di uomini e donne che hanno fatto crescere questo territorio”, ha detto Di Pangrazio.
Il passato, dunque, non come semplice celebrazione, ma come punto di partenza. Perché, sottolinea il sindaco, la Marsica sta costruendo una nuova capacità di stare insieme e di far sentire la propria voce.
“Il lavoro che stiamo facendo per far sentire la nostra voce in Regione e a livello nazionale sta funzionando”.
È qui che Marsicaland, nelle parole del sindaco, cambia prospettiva. Non soltanto una festa delle identità marsicane, ma un appuntamento capace di contribuire a costruire un’identità territoriale più consapevole.
“Vogliamo arrivare ad avere la prima manifestazione in Abruzzo”, ha aggiunto Di Pangrazio, indicando un obiettivo per il futuro della manifestazione.
E proprio il futuro delle aree interne è il passaggio più netto del suo intervento: “Non possiamo più essere quella parte delle aree interne che soffre”.
Una frase che contiene una visione: la Marsica – che produce buona parte del pil della provincia e della produzione agricola della regione – non vuole essere raccontata soltanto attraverso le proprie difficoltà, ma attraverso la capacità di reagire, produrre, creare e fare comunità.
Il Corteo dei Marsi ha dato forma a questa idea. Per ore la città è diventata una sorta di memoria collettiva in movimento: l’imperatore Claudio e Torlonia, i contadini del Fucino e Silone, le istituzioni e i cittadini. Epoche diverse, storie diverse, una stessa terra.
È forse questo il risultato più significativo della terza edizione di Marsicaland: aver trasformato la storia in un’esperienza condivisa.
E se il futuro della manifestazione sarà quello immaginato dal sindaco, quella di domenica potrebbe essere ricordata non soltanto come una bella giornata di festa, ma come una delle prime pagine di una storia destinata a crescere. Una storia che parla della Marsica, ma soprattutto di una comunità che ha cominciato a riconoscersi e a guardare avanti.





