Avezzano. Centocinquant’anni di storia non sono soltanto un traguardo da celebrare, ma una responsabilità da consegnare al futuro. È stato questo il cuore della celebrazione eucaristica che ieri mattina, nella Cattedrale di Avezzano, ha segnato il 150° anniversario della fondazione della Società Operaia di Mutuo Soccorso.
Una mattinata di festa e gratitudine, vissuta nel segno della memoria ma con lo sguardo rivolto soprattutto a ciò che ancora può essere costruito. A presiedere la celebrazione è stato il Vescovo Giovanni, insieme al parroco don Adriano Principe. Presenti il Presidente Nazionale della Società Operaia, il presidente della sezione di Avezzano geom. Raffaele Lolli, numerosi soci e l’assessore Antidormi, in rappresentanza del Sindaco di Avezzano.
Nel corso dell’omelia, il Vescovo ha ripercorso idealmente il lungo cammino della Società Operaia, nata nell’Ottocento dall’esigenza di garantire sostegno e assistenza ai lavoratori. Un’esperienza che, a distanza di un secolo e mezzo, conserva intatto il proprio significato e che può ancora parlare alla società contemporanea, segnata da nuove forme di fragilità, solitudine, difficoltà economiche e marginalità.
«Il mutuo soccorso non appartiene soltanto al passato – ha sottolineato il Vescovo – ma è una forma concreta di quella fraternità che il Vangelo ci chiede di vivere».
Proprio nella lunga storia dell’associazione, monsignor Giovanni ha individuato non soltanto un patrimonio da custodire, ma soprattutto una responsabilità da assumere. Richiamando la parabola della vigna proposta dalle letture, ha ricordato che ogni comunità è chiamata a portare frutto e che il valore di ciò che si è ricevuto si misura anche nella capacità di metterlo a disposizione degli altri.
«Non basta custodire ciò che abbiamo ricevuto – ha evidenziato – occorre domandarci quale frutto siamo chiamati a offrire agli altri oggi».
Un messaggio particolarmente significativo per una realtà che, nel corso dei suoi 150 anni di vita, ha accompagnato la storia di Avezzano attraverso iniziative di assistenza, formazione, cultura e solidarietà, consolidando un legame profondo con la città. Tra le testimonianze di questo impegno anche quello legato al Crocione del Salviano, simbolo della memoria e dell’identità della comunità avezzanese.
La celebrazione del 4 ottobre, nel giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, ha offerto inoltre l’occasione per sottolineare il valore della fraternità. Un concetto che trova una rappresentazione immediata anche nel simbolo della Società Operaia: due mani che si stringono. Per il Vescovo, quelle mani raccontano un modo preciso di stare nella comunità: «La tua difficoltà mi riguarda, il tuo bene mi interessa, la tua dignità mi sta a cuore».
È una fraternità concreta, fatta di presenza, attenzione e disponibilità, quella indicata dal Vescovo come la strada da continuare a percorrere. Perché il mutuo soccorso, oggi come ieri, significa riconoscere che nessuno può essere lasciato solo di fronte alle proprie difficoltà.
Da qui l’invito rivolto ai soci a proseguire il cammino iniziato 150 anni fa, rafforzando la collaborazione con le istituzioni e con tutte le realtà della città e continuando a mettere al centro il bene comune.
«Fare il bene fa bene a chi lo riceve, ma soprattutto a chi lo fa», ha sottolineato monsignor Giovanni, affidando alla Società Operaia un compito che va oltre la semplice conservazione della memoria.
Il passaggio più significativo dell’omelia è arrivato nelle parole conclusive: «Centocinquant’anni di storia sono una grande eredità. Ma la vera eredità sarà ciò che sapremo fare con essa».
Una frase che racchiude il senso più profondo dell’anniversario. Perché celebrare 150 anni significa guardare indietro, ma soprattutto decidere cosa fare di quella storia domani. E ad Avezzano, l’auspicio è che la Società Operaia continui a essere una casa aperta alla comunità, dove le mani «non si chiudono, ma si aprono; non si allontanano, ma si incontrano; non trattengono, ma aiutano».


