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“La Germania è diventata casa mia”: don Francesco Tabacco racconta 11 anni di vita e fede oltre il confine

"Le Kartoffeln tedesche non hanno nulla da invidiare alle patate del Fucino"

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
5 Settembre 2026
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Avezzano. È iniziata ad Avezzano ed è arrivata fino al Duomo di Colonia la storia di don Francesco Tabacco, sacerdote marsicano ordinato lo scorso 12 giugno per la diocesi di Colonia. Un cammino lungo undici anni e mezzo, iniziato nel 2014 con la partenza per la Germania e diventato nel tempo una vera esperienza di vita, fede e missione.

A raccontarlo è lo stesso don Francesco in una testimonianza pubblicata e condivisa dall’Ambasciata di Germania a Roma. Nel suo racconto ripercorre gli anni trascorsi in Germania, le città conosciute, lo studio della lingua, l’esperienza nelle parrocchie e nelle scuole, ma soprattutto il legame profondo nato con il popolo tedesco.

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Don Francesco è nato ad Avezzano. Dopo la maturità scientifica si è iscritto alla facoltà di Informatica all’Aquila. Durante gli anni del liceo, però, era maturata in lui anche la fede e, insieme ad essa, una domanda sul futuro. «Durante gli anni del liceo è maturata in me anche la fede e, con essa, una domanda: cosa fare della mia vita? Desideravo partire per la missione nella Chiesa cattolica».

Il 6 ottobre 2014 è iniziata così la sua esperienza in Germania. Una partenza che lui stesso definisce «quasi per caso», aggiungendo però: «ammesso che nel mio caso si possa davvero parlare di “caso”». La destinazione è stata Bonn, dove è entrato nel Seminario missionario Redemptoris Mater. Il primo passo della sua formazione è stato imparare il tedesco, una lingua che, racconta, ha sentito subito vicina.

«La formazione è cominciata dallo studio del tedesco, una lingua con cui sono entrato subito in sintonia: dopo appena cinque mesi ero già in grado di tradurre simultaneamente dal tedesco all’italiano». In questi undici anni don Francesco ha avuto modo di conoscere molte realtà della Germania: Bonn, Colonia, Düsseldorf, Wuppertal, Coblenza, Norimberga, Osnabrück, Hannover, Lipsia e numerose altre città. Tra tutte, Bonn e Norimberga hanno avuto un significato particolare.

«In particolare Bonn e Norimberga mi hanno segnato: “sie haben mich stark geprägt”». Anche dopo aver lasciato Bonn e aver trascorso due anni a Euskirchen, il legame con la città è rimasto forte: «Ancora oggi, dopo due anni a Euskirchen, mi considero un Bonner». Con il passare degli anni, quella che inizialmente era una terra straniera è diventata una seconda casa.

«La Germania è diventata casa mia. Il tedesco, e persino il Kölsch, sono diventati parte di me: dopotutto, “il Kölsch è l’unica lingua che puoi anche bere”». Nel suo racconto non mancano alcuni riferimenti alle differenze tra la vita italiana e quella tedesca. Anche il modo di guidare e il rapporto con l’automobile hanno richiesto un periodo di adattamento. Il clima, invece, non è stato un problema così grande per chi, come lui, arriva da Avezzano.

«Per chi viene da Avezzano, dove durante gli inverni del liceo i -21 °C erano all’ordine del giorno, il freddo tedesco non è poi così terribile».

E anche in Germania il legame con la Marsica non è mai venuto meno. Lo dimostra una frase dedicata a uno dei prodotti simbolo della sua terra: «E diciamolo: le Kartoffeln tedesche non hanno nulla da invidiare alle patate del Fucino!». Durante gli anni trascorsi nelle parrocchie tedesche, don Francesco ha potuto conoscere da vicino anche una realtà ecclesiale diversa da quella italiana.

«Vivendo nelle parrocchie tedesche ho scoperto una realtà ecclesiale organizzata diversamente da quella italiana». Un’esperienza che gli ha permesso di osservare il rapporto tra la Chiesa e la società tedesca e lo sforzo delle comunità parrocchiali di rimanere vicine alle persone.

Anche l’esperienza nella scuola elementare ha avuto un ruolo importante nel suo percorso. «Mi ha permesso di conoscere una dimensione della società tedesca che difficilmente si coglie nella vita quotidiana», racconta, citando tra gli aspetti che lo hanno colpito «il rapporto con lo Stato, l’educazione all’ecologia e la trasmissione dei nostri valori europei».

Oggi don Francesco affianca alla pastorale parrocchiale l’insegnamento nelle scuole e le ripetizioni di matematica in lingua tedesca. Ha conseguito il livello C2 e ormai considera la lingua tedesca una parte della propria vita.

«Posso dire che questa lingua e questo popolo hanno profondamente plasmato la mia vita». Il momento più importante di questo lungo percorso è arrivato lo scorso 12 giugno, quando don Francesco è stato ordinato sacerdote nel Duomo di Colonia per la diocesi di Colonia. Un traguardo che ha raccolto undici anni e mezzo di formazione, esperienze e incontri. Alla fine del suo racconto, il sacerdote marsicano affida a poche parole il sentimento che più di ogni altro descrive il suo rapporto con la Germania:

«Sono grato a Dio per avermi fatto incontrare il popolo tedesco: un popolo che vuole e sa farsi voler bene». Una storia iniziata ad Avezzano e arrivata nel cuore della Germania, senza mai perdere il legame con la Marsica. Una storia di fede e di vocazione, ma anche di incontro tra culture diverse, nella quale don Francesco ha trovato nella Germania non soltanto il luogo della sua missione, ma una vera casa.

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