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La fraternità oltre le sbarre: i detenuti di Avezzano raccontano San Francesco

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
15 Ottobre 2026
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Avezzano. La cultura che diventa occasione di riscatto, il teatro che restituisce voce e dignità, la spiritualità che apre nuovi orizzonti anche dietro le sbarre. È nel segno della fraternità e della speranza che i detenuti della casa circondariale di Avezzano hanno portato in scena uno spettacolo dedicato a San Francesco d’Assisi, offrendo ai presenti una testimonianza intensa sul valore della persona e sulla possibilità di cambiare.

L’iniziativa, promossa nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo, ha raccolto applausi scroscianti al termine della rappresentazione, premiando l’impegno e la sensibilità dei protagonisti. A partecipare all’evento è stato il vescovo dei Marsi, Giovanni, accolto dal nuovo direttore dell’istituto penitenziario, Franco Pettinelli.

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Presenti anche il vicesindaco di Avezzano, Fabrizio Ridolfi, i magistrati di sorveglianza del Tribunale dell’Aquila Vittorio Gallucci e Francesca Romana Leanza, e il cappellano del carcere, don Francesco Tudini.

San Francesco, una storia di cambiamento che parla a tutti

Prima dello spettacolo, il vescovo Giovanni ha rivolto ai detenuti parole di incoraggiamento, sottolineando il valore dell’esperienza non soltanto come espressione artistica, ma anche come occasione di crescita personale, condivisione e incontro con il messaggio francescano.

La vicenda di Francesco d’Assisi, capace di abbandonare le proprie ambizioni per intraprendere un cammino nuovo, fondato sulla conversione, sulla fraternità e sull’amore verso gli ultimi, assume un significato particolare all’interno di un istituto penitenziario. È una storia che parla di trasformazione, della possibilità di rivedere le proprie scelte e di guardare al futuro con occhi diversi.

La detenzione è un tempo complesso, segnato dalla lontananza dagli affetti e dalle domande sul domani. Eppure, proprio in una condizione di fragilità, può aprirsi uno spazio per la riflessione, la responsabilità e la riscoperta delle proprie capacità.

Il cuore del messaggio del Vescovo è stato racchiuso in un principio essenziale: nessuno può essere identificato interamente con i propri errori e nessuna esistenza può essere ridotta alla colpa commessa. Una prospettiva che non cancella le responsabilità, ma invita a riconoscerle e ad affrontarle, senza rinunciare alla possibilità di costruire una vita diversa.

Il teatro come strumento di dignità e riscatto

La rappresentazione ha dato forma concreta a questo messaggio. Salire sul palco, confrontarsi con una storia, lavorare insieme e condividere un’esperienza significa mettersi in gioco, scoprire risorse personali e riconoscere il valore della collaborazione.

I detenuti non sono stati soltanto interpreti della vicenda di San Francesco, ma protagonisti di un percorso comune, nel quale ciascuno ha potuto offrire il proprio contributo. Il teatro si è così trasformato in uno spazio di espressione e di relazione, capace di andare oltre le etichette e di restituire centralità alle persone.

Essere protagonisti, ha sottolineato il vescovo Giovanni, significa anche scoprire di avere ancora qualcosa da donare e qualcosa da costruire insieme agli altri. È in questa possibilità che l’esperienza artistica acquista un valore che supera la rappresentazione stessa: diventare occasione per riconoscersi, sentirsi parte di una comunità e immaginare nuove prospettive.

«Il Signore ti dia pace»: un invito a ricominciare

Il richiamo conclusivo è stato al saluto francescano «Il Signore ti dia pace», espressione che racchiude un invito alla riconciliazione, alla fiducia e alla riscoperta di sé. Una pace che non significa dimenticare il passato, ma trovare la forza di affrontarlo e di assumersi le proprie responsabilità, aprendosi alla possibilità di un cambiamento autentico.

Il messaggio rivolto ai detenuti è stato chiaro: nessuno è definitivamente escluso dalla possibilità di ricominciare e nessuna storia è priva di nuove strade da percorrere. Anche la fede, in questo cammino, può diventare fonte di consolazione e fiducia, ricordando a ciascuno la propria dignità e la possibilità di essere guardato oltre gli errori commessi.

Al termine dello spettacolo, gli applausi hanno accompagnato i protagonisti, riconoscendo il valore del lavoro svolto e la forza del messaggio trasmesso.

Una mattinata che, come sottolinea la Diocesi dei Marsi, ha saputo unire cultura, spiritualità e attenzione alla persona, offrendo a tutti i presenti un’occasione di riflessione sulla responsabilità, sulla dignità umana e sul valore della fraternità.

Perché la speranza non cancella ciò che è stato, ma può aiutare a dare un significato nuovo al futuro. E anche dietro le sbarre, attraverso un palcoscenico, una storia condivisa e un messaggio di pace, può aprirsi lo spazio per immaginare un nuovo inizio.

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