Avezzano. «Non abbiamo sigle alle spalle, non abbiamo tessere, non abbiamo poltrone da difendere. Abbiamo solo il nostro lavoro e la dignità di volerlo difendere». Con queste parole cariche di tensione e fermezza rompe il silenzio il comitato spontaneo dei lavoratori interinali della LFoundry di Avezzano, la realtà industriale più grande della provincia di L’Aquila, specializzata nella produzione di memorie volatili e sensori d’immagine.
Una presa di posizione dura e senza filtri, che punta l’indice non solo sulle incertezze occupazionali che gravano sullo stabilimento marsicano, ma anche e soprattutto sul totale isolamento in cui il gruppo di lavoratori sostiene di essere stato lasciato dalle organizzazioni sindacali ufficiali e di categoria.
La vertenza riguarda circa 90 dipendenti assunti a tempo indeterminato dalle agenzie interinali e somministrati nello stabilimento avezzanese. Una categoria particolarmente fragile all’interno del bacino produttivo che conta circa 1.300 addetti complessivi, per un migliaio dei quali da gennaio 2025 sono stati attivati gli ammortizzatori sociali.
Per i lavoratori in somministrazione la situazione è precipitata a inizio 2026, con lo scatto dei contratti di solidarietà al 100%: in sostanza, da mesi questi lavoratori si trovano a casa a zero ore. Con la scadenza degli ammortizzatori fissata per la fine dell’anno, il rischio concreto è quello di veder cancellato il proprio posto di lavoro nell’indifferenza generale.
Di fronte al blocco delle prospettive, i lavoratori si sono organizzati in autonomia promossi da una mobilitazione dal basso: assemblee fuori dall’orario di lavoro, raccolte firme, interlocuzioni dirette con le istituzioni locali, lettere e denunce pubbliche.
«Abbiamo fatto quello che spetterebbe a chi ci rappresenta per statuto», denunciano dal comitato spontaneo. «E i nostri sindacati? Silenzio. E i sindacati di categoria? Un silenzio ancora più assordante. Dov’erano quando abbiamo chiesto supporto? Dov’erano quando abbiamo portato sul tavolo problemi che riguardano tutti i lavoratori, non solo noi del comitato? Un sindacato che tace davanti alle iniziative dei lavoratori non è prudente, è complice. Chi sceglie di non esporsi ha già scelto di stare dalla parte di chi comanda, non di chi lavora».
La spaccatura tra gli interinali e i sindacati è ormai netta. Secondo il comitato, chi dovrebbe difendere i lavoratori ha perso di vista il suo compito originale: anziché nascere dal basso per tutelare chi lavora, oggi il sindacato sostiene solo chi si allinea alle direttive. «Ci hanno insegnato che il sindacato nasce dal basso, dalla spontaneità dei lavoratori che si organizzano. Oggi sembra l’opposto: se non sei incanalato, se non sei allineato, non esisti».
Nonostante le difficoltà, la mobilitazione non si fermerà. «Andremo avanti come comitato spontaneo, perché non abbiamo bisogno di un timbro per avere diritto di parola. Ma che sia chiaro: questo silenzio lo ricorderemo. E lo ricorderanno anche i lavoratori quando sarà il momento di rinnovare una delega».



