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Jacopo Sipari e il segreto della Carmen al festival di Opera e Balletto “Maria BieSu”

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
1 Ottobre 2026
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Il Festival Internazionale di Opera e Balletto “Maria Bieșu”, uno degli eventi più importanti dedicati all’arte lirica e al balletto nella Repubblica di Moldova, torna a Chișinău con la sua XXXIV edizione. L’edizione di quest’anno riunirà artisti ospiti provenienti da 15 paesi, che si esibiranno insieme ai collettivi artistici del Teatro Nazionale di Opera e Balletto “Maria Bieșu”.

 

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Tra gli undici eventi in cartellone, il 1 ottobre nel Teatro di opera e balletto verrà rappresentata la Carmen di Georges Bizet, affidata al direttore italiano Jacopo Sipari di Pescasseroli. Il Maestro Sipari proporrà, giustamente, la versione in francese con dialoghi accompagnati. Il Maestro, crediamo conosca benissimo il segreto della Carmen, che è nella difficile coesistenza del contenuto tragico col tono operettistico di buona parte della partitura: o si riesce a conciliare questi estremi, o altrimenti non sarà mai possibile ascoltare un’esecuzione perfetta di questo, forse impossibile, capolavoro. Sarà sensuale e demoniaca la Carmen che giovedì 1 ottobre sul palcoscenico dell’Opera di Chișinău, alle ore 18,30, rivivrà, in tutto il suo splendore, che sia vestita di rosso o di bianco, quale eroina immacolata e invitta, o arrotoli un sigaro sulla coscia, impregnandolo di afrori animaleschi, noi scopriremo le radici di un conflitto di fondo tra la vita comune e una concezione di libertà e morte fuori d’ogni regola, mediante un percorso di elegante leggerezza che farebbe a pugni coll’esito tragico solo che non fosse protetto proprio dall’alternarsi tra zone di musica e di parlato, ossia, dal sovrano distacco tra l’infiammabile materia musicale e la sua decantazione, o “oggettivazzione” nel parlato. Si capirà così come questa Carmen contenga nelle sue viscere il segreto di una fascinazione sghemba e di una carica eversiva non facilmente assimilabili: i parlati raffrenano la visceralità della musica, ma fanno anche sì che l’opera cadenzi il suo ritmo di libertà e morte, procedendo a passo di musical.

 

 

Si può parlare di verismo, ma possiamo citare questa corrente e un diritto di primogenitura in quel repertorio solo nella revisione con recitativi musicati. Il celebre saggista Carl Dalhaus ha ammesso che la tesi è meno infondata di quanto i puristi vogliano ammettere, il problema è, però di vedere quale sia l’elemento che permette a quel progetto di naturalismo di non decadere in tranche de vie, come avverrà nei veristi e di mantenere all’opera la sua identità di stile. Dalhaus lo ha individuato nel concetto di distacco. La Carmen anticipa il musical con le sue marce militari parodiate, le sfilate delle sigaraie e dei contrabbandieri, zingare trasformate in soubrettes, ma è solo un canone di lontananza o verità di secondo grado. E non è certo per ragioni di feticismo che il Maestro Sipari abbia rivendicato la struttura originaria, piuttosto che quella, che una montagna di cattive abitudini teatrali le ha riversato addosso, il pur buon lavoro di Guiraud. Nel caos sonoro del Preludio, tra habanere e seguidille, che sono diventate le immagini universali di una Spagna, schizzate da un francese, in vortici di danza quale sfinitezza, spossatezza mortale, il demonio Bizet, va fino in fondo, riuscendo a fissare i lineamenti sfuggenti di una parabola interiore, questa personale versione del regista Mihai Timofti, con le scene di Felix Bessonov, i costumi di Nina Babuţac e le coreografie di  Andrei Litvinov, cercherà  di comunicarci con convinzione che, attraverso l’inesauribilità del desiderio, la sfrenatezza, la libertà incondizionata, sfocia in un’irrinunciabile esigenza di autoannientamento, di cui Josè non è che lo strumento passivo. La Carmencita avrà una voce d’eccezione quella di Ramona Zaharia. Carmen è rivoluzionaria per il 1875, via le brume tedesche a favore di armonie sapide, impasti fonici assolutamente nuovi, su di un libretto in cui finalmente si parla dell’umanità, di sensualità, di libertà, di sesso. Altre tre opere posseggono un libretto splendido che si fa nostro come quello di Carmen, l’Incoronazione di Poppea, il Don Giovanni e il Tristan und Isolde. Se Carmen è sensualità è ritmo primordiale, racchiuso nel ritmo dell’habanera, i personaggi sono degli archetipi: Micaela, affidata ad Anastasia Cușnir, è la coscienza borghese dell’epoca, attaccata ai valori tradizionali, alla famiglia, alla casa, Don Josè, Dumitru Mîțu, vede sostanzialmente mantenuta integra la sua parabola discendente da brav’uomo ad assassino, sino alla morte di una parte di se stesso, nell’uccisione di Carmen, attraverso cui ri-nascerà affidandosi di nuovo alla Legge, mentre Escamillo, Jean-Luc Ballestra, è il simbolo della forza fisica, della sfida infinita con la morte, del Super Uomo. A completamento del cast il Morales di Veaceslav Timofti, lo Zuniga di Iurie Maimescu, la Mercédes di Victoria Istratuc, la Frasquita di Maria Țonina, Le Dancaire di Vitalie Cebotarie, Le Remendado di Radu Chiochiu. A rendere al meglio la strumentazione dell’opera, sarà l’Orchestra del Teatro dell’ Opera  Maria Bieșu, diretta da un Jacopo Sipari, il cui stile è perfetto per queste pagine, sottolineando la sua straordinaria duttilità e nella capacità di adattarsi e di esaltare, nello stesso tempo, ogni situazione drammatica, suscitando da sempre punte di autentico e giustificato entusiasmo. Guida del coro e delle voci bianche, sarà Oleg Constantinov. “Il debutto in un festival di tale prestigio – ha dichiarato il Maestro Jacopo Sipari – sul podio di una compagine orchestrale di fama internazionale e all’interno di una cornice teatrale inedita, rappresenta un’occasione di rilevante valore artistico. La sfida interpretativa si concentra sulla Carmen di Georges Bizet, un capolavoro raramente affrontato nel mio percorso professionale, ma capace di dischiudere, attraverso una sensualità raffinata e pagine di straordinaria efficacia espressiva, una profonda risonanza emotiva. L’attualità del dramma di Bizet, si rivela, oggi, quanto mai stringente, ponendo al centro della narrazione il tema tragico della violenza di genere e offrendo una chiave di lettura di forte impatto etico e sociale. L’esecuzione si distingue per l’adozione della versione integrata dai recitativi accompagnati, elemento che segna uno scarto significativo rispetto alle consuete edizioni con dialoghi parlati, introducendo una continuità sinfonico-drammaturgica di raro ascolto. Questo impegno segna anche una felice discontinuità stilistica rispetto al repertorio pucciniano, frequentato da me con maggior continuità, trasformando la novità del contesto e del linguaggio musicale in uno stimolante momento di ricerca e rinnovamento artistico”. Nella consonanza con la sua eroina risiede forse la risposta all’enigma Carmen, un unicum nell’intera storia dell’opera. Il male non esiste, suggerisce Bizet, pervenuto per vie misteriose e insondabili a una sorta di momento epifanico: c’è solo l’infelicità. Carmen è un essere in fuga, è l’espressione compiuta e dolente dei sentimenti, delle passioni, delle lacerazioni, del disagio di vivere che agitano l’animo umano e che fanno di Carmen un mito tanto moderno, tanto vicino.

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