L’Aquila. Per quasi un anno Brunella Chiù è rimasta l’ultima dispersa dell’alluvione che il 15 settembre 2022 devastò le Marche. La cercavano nei fiumi, tra i detriti, nelle aree travolte dalla piena del Misa e del Nevola. Invece il suo corpo era arrivato molto più lontano, trascinato fino al mare e poi alle Isole Tremiti, dove era stato recuperato senza nome e sepolto nel cimitero di Vieste.
A chiudere quella lunghissima attesa furono le indagini del Nipaaf dell’Aquila, coordinate dalla Procura della Repubblica aquilana. Un lavoro complesso, fatto di verifiche, sopralluoghi, analisi documentali e accertamenti tecnici, che permise di collegare quel corpo sconosciuto alla donna scomparsa nella notte dell’alluvione. La conferma arrivò dal Dna, restituendo finalmente Brunella ai suoi familiari e trasformando una ricerca disperata in una verità dolorosa ma necessaria.
Brunella Chiù, 56 anni, era stata travolta dall’acqua insieme alla figlia Noemi Bartolucci, 17 anni, morta anche lei nella tragedia. Il figlio Simone riuscì invece a salvarsi rimanendo aggrappato a un albero. Per lui, per la famiglia e per l’intera comunità di Barbara, il ritrovamento della madre rappresentò la fine di un’attesa lacerante.
La sera del 15 settembre 2022, dopo l’allarme per l’arrivo della piena, Brunella tentò di mettersi in salvo con i figli. Simone era a bordo di un’auto, mentre la madre e la sorella viaggiavano su un’altra vettura. La furia dell’acqua li raggiunse nei pressi della loro abitazione. Simone riuscì miracolosamente a sopravvivere aggrappandosi a una pianta per ore, mentre Brunella e Noemi furono trascinate via dalla corrente. Il corpo della ragazza venne ritrovato il giorno successivo. Quello della madre sembrò invece svanire nel nulla.
Per mesi le ricerche proseguirono senza sosta. Vigili del fuoco, forze dell’ordine e protezione civile batterono il territorio, scandagliando fiumi, laghetti e aree di accumulo dei detriti. Nessuna traccia. Poi arrivò l’intuizione investigativa destinata a cambiare tutto.
Un corpo senza identità era stato recuperato mesi prima nelle acque antistanti le Isole Tremiti. Le condizioni dei resti non avevano consentito un’immediata identificazione. Gli investigatori del Nipaaf dell’Aquila decisero di approfondire quella pista. Furono eseguiti nuovi accertamenti e disposta l’esumazione della salma sepolta a Vieste. L’esame comparativo del Dna effettuato dai carabinieri del Ris di Roma confermò ciò che fino ad allora era soltanto un’ipotesi: quel corpo apparteneva a Brunella Chiù.
La donna era stata trascinata dalla piena fino al mare e successivamente dalle correnti dell’Adriatico per centinaia di chilometri, fino alle coste pugliesi. Una conclusione che mise fine a uno dei capitoli più dolorosi della tragedia marchigiana, consentendo ai familiari di riportare finalmente Brunella accanto ai propri cari.
Proprio per quell’attività investigativa, ieri, nel corso della cerimonia ufficiale per il 212° Annuale di Fondazione dell’Arma, sono stati consegnati gli encomi al maggiore Alessandro De Vivo, al maresciallo capo Stefano Cucchiarelli, all’appuntato scelto qualifica speciale Giovanna Gigante e all’appuntato scelto qualifica speciale Enzo Accili.
Nel riconoscimento viene richiamato il contributo determinante fornito nell’indagine sull’alluvione del 15 e 16 settembre 2022, che causò 12 morti, 50 feriti, 150 sfollati e danni per oltre 2 miliardi di euro. Gli accertamenti, condotti anche attraverso sommarie informazioni testimoniali, sopralluoghi tecnici, analisi cartografiche e documentali, consentirono di ricostruire le fasi e le cause dell’evento calamitoso, portando al rinvio a giudizio di 22 persone.
Ma oltre il dato giudiziario resta soprattutto la storia umana: quella di una madre inghiottita dall’acqua, di un figlio rimasto vivo con una ferita impossibile da rimarginare, e di un’indagine che ha permesso di dare un nome a un corpo senza identità e una sepoltura riconosciuta a una donna cercata per mesi. Una verità arrivata tardi, ma attesa come un atto di pietà verso Brunella e verso chi non aveva mai smesso di aspettarla.






