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Inchiesta Celi calcestruzzi, parlano i titolari dopo sequestro: “tutelare i 103 dipendenti”

Redazione Attualità di Redazione Attualità
15 Gennaio 2015
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Magliano de’ Marsi. La Celi Calcestruzzi spa a fronte dell’ennesimo provvedimento giudiziario attivato dalla Procura dell’Aquila nei confronti dell’azienda marsicana sempre per gli stessi fatti risalenti a oltre 3 anni fa, che hanno visto coinvolto per l’ipotesi di reato di corruzione anche il sindaco e un assessore di Magliano dei Marsi unitamente ai fratelli Celi, vicenda definita di recente dal Tribunale di L’Aquila, con una sentenza di proscioglimento del 10 dicembre 2014 intervengono per spiegare la loro versione dei fatti. “Forse non tutti sanno che la Celi Calcestruzzi in questo grave momento di difficoltà economica ha in organico regolarmente assunti 103 operai, quasi tutti con famiglia e figli”, questo il messaggio di Franco Celi, socio fondatore dell’azienda che è attiva sul mercato da oltre 50 anni. Magliano, sindaco Gianfranco Iacoboni, Angelo Iacomini Leonardo Casciere, Antonio Iannucci  (5)Aggiunge Celi: “il grave momento di difficoltà economica lo conosciamo tutti, quotidianamente apprendo notizie di nuove chiusure di attività commerciali e con la stessa cadenza ci raggiungono in azienda padri di famiglia in difficoltà che chiedono di svolgere qualsiasi tipo di mansione per sostenere le proprie famiglie. L’azienda è cresciuta e si è sviluppata per serietà e correttezza. Non nascondo che mi sento oggetto di continui attacchi da parte degli organi dello Stato, questo ulteriore provvedimento del Tribunale di L’Aquila preoccupa l’andamento aziendale, posso solo riferire che l’impegno sarà massimo, come già dimostrato in passato”. Abbiamo cercato di superare i momenti di estrema difficoltà con garanzie personali, sempre con lo spirito di andare avanti con il lavoro e assicurare la continuità aziendale ai dipendenti. Certo, l’impegno non basta. Ad oggi ci troviamo con i beni personali sequestrati, ma l’azienda è indenne e continua la sua attività, nonostante perduri il sequestro su una parte importante della cava da marzo 2012”. Ad oggi i reati che restano a carico dell’azienda e dei fratelli Celi sono di carattere ambientale. Infine, è doveroso ribadire che l’ipotesi di reato su illecito smaltimento di rifiuti provenienti sia dall’attività propria dell’impresa che da altri produttori, ci trova in disaccordo poiché i rifiuti in questione sono null’altro che terreno vegetale proveniente da scavi di civili abitazioni della zona utilizzati per il ripristino ambientale così come previsto dal progetto autorizzativo di escavazione e ripristino ambientale. Tale aspetto è stato verificato dall’Arta con analisi ufficiali. L’auspicio della Celi Calcestruzzi è quello di fare immediata chiarezza su quanto accaduto, riponendo piena fiducia nella Magistratura, come è stato per il recente proscioglimento dalle prime accuse di corruzione. Questa replica appare assolutamente necessaria per le informazioni di stampa imprecise apparse in questi giorni e delle foto di repertorio indebitamente utilizzate, il fine è quello di evitare altre ripercussioni negative sulla nostra attività a ancor più sull’occupazione dei nostri dipendenti ai quali fino ad oggi e per lungo tempo abbiamo garantito una possibilità di lavoro.

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