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Il Pd Abruzzo ci dà lezioni di moralità e deontologia, ma cita un codice abrogato. E intanto i problemi della Marsica restano

Per noi ”omosessuale” non è un insulto. Ma i vertici regionali del partito ci accusano ingiustamente di avere pregiudizi che invece non abbiamo

Pietro Guida di Pietro Guida
31 Ottobre 2026
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Abbiamo letto con attenzione il comunicato del Partito Democratico Abruzzo sull’articolo dedicato alla lite avvenuta in via San Francesco ad Avezzano e pubblicato dalle nostre testate di AbruzzoLive e MarsicaLive.

Attestando la massima fiducia e la più grande solidarietà per questo attacco inspiegabile e singolare al nostro direttore responsabile Francesco Proia, autore dell’articolo, prendiamo sul serio questo intervento del Pd Abruzzo, perché il tema del rispetto delle persone, di tutte le persone, ci sta a cuore più di quanto i firmatari immaginino. Proprio per questo rispondiamo punto per punto.

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Nessuno ha accostato l’omosessualità alla violenza.

Il Pd sostiene che il titolo voglia «accostare l’omosessualità alla violenza e al disordine». È falso ed è un processo alle intenzioni. Nell’articolo non c’è un solo aggettivo, un giudizio o un’espressione denigratoria nei confronti dei protagonisti della vicenda e di chi ha picchiato e mandato all’ospedale il carabinieri intervenuto. I fatti sono riportati con la stessa sobrietà che usiamo per qualsiasi lite domestica. Il dato rilevante per la cronaca era la natura affettiva del legame: si trattava di una lite tra partner, non tra sconosciuti. Ogni giorno le testate italiane titolano «lite tra coniugi», «lite tra fidanzati», «lite tra ex». Indicare la relazione fa parte della notizia, perché spiega il contesto, cioè una convivenza che si interrompe. Non è un marchio sull’identità di nessuno. Chi vede un insulto nel nome di una condizione umana dovrebbe chiedersi da dove nasce quella lettura.

«Omosessuale» non è una parolaccia, non per noi.

Il Pd chiede quale testata titolerebbe mai «lite tra eterosessuali». La risposta è semplice: nessuna, perché non serve. Quando si scrive «lite tra marito e moglie», «lite tra fidanzati» o semplicemente «lite di coppia», il lettore capisce subito che si tratta di un uomo e di una donna. L’informazione sull’orientamento è già data, in modo implicito, dalla lingua stessa. In italiano il maschile plurale («compagni», «conviventi», «fidanzati») fa pensare a una coppia mista. Per far capire che si trattava di due uomini bisognava dirlo. Pretendere che lo si taccia significa riservare alle coppie omosessuali un trattamento diverso da quello delle coppie eterosessuali. Per noi la parità è questa: la stessa informazione, data allo stesso modo, per tutti. Non c’è differenza tra una coppia eterosessuale e una coppia omosessuale, e proprio per questo non vediamo alcuno scandalo nel dire che la lite è nata da questioni sentimentali tra due uomini.
E soprattutto: «omosessuale» non è un insulto. Almeno per noi. È una parola corretta e neutra, la stessa che usa il Catechismo della Chiesa cattolica quando afferma (n. 2358) che le persone omosessuali devono essere accolte con rispetto, evitando ogni ingiusta discriminazione. È la stessa parola che ha usato papa Francesco parlando di persone omosessuali nei suoi scritti. Dire che due persone sono omosessuali non è una nota negativa, è un dato. Se per il Pd quella parola ha un’accezione negativa, tanto da considerarla impronunciabile in un titolo, il pregiudizio non sta nel nostro articolo ma nello sguardo di chi, nel Pd, lo legge.
Del resto, la stampa italiana specifica normalmente quando una coppia è dello stesso sesso, anche in fatti che nulla hanno a che vedere con l’omofobia. Qualche esempio: «…la Consulta mette fine alla lite della coppia omosessuale palermitana»… «Palermo, coppia gay ottiene affido»…
«Le coppie gay all’Istat: “Contateci”»… E si potrebbe continuare all’infinito, basta cercare su Google. Non si capisce allora perché la stessa scelta diventi un problema solo quando la fa MarsicaLive.

Il Pd cita un codice abrogato.

Il comunicato invoca l’articolo 13 del «Testo unico dei doveri del giornalista». Quel Testo unico non è più in vigore da oltre un anno: dal giugno 2025 lo ha sostituito il nuovo «Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti». Chi pretende di insegnare la deontologia alla stampa dovrebbe almeno conoscerne le basi. Da una segretaria regionale di un partito come il Pd non ci aspettiamo tali scivoloni.
Ma c’è poi un punto di sostanza. La norma chiede, «valutato l’interesse pubblico», di evitare stereotipi ed espressioni lesive della dignità della persona. Il Pd non indica una sola espressione lesiva nel nostro articolo, perché non ce ne sono. Al loro posto mette un’interpretazione pretestuosa.

Sulla riservatezza, il Pd ha fatto più danni di ciò che contesta.

Il comunicato denuncia il rischio che le persone siano riconoscibili da età, nazionalità e via. Ma nell’articolo non compaiono né nomi, né iniziali, né foto, né numeri civici. Le informazioni riportate sono quelle diffuse sull’intervento delle forze dell’ordine. Il paradosso è che il Pd, nel suo comunicato, ripete tutti quegli elementi che contesta: via San Francesco, Avezzano, la relazione sentimentale, l’arresto, i capi d’accusa. Poi lo invia a tutte le redazioni della regione e lo pubblica sui propri canali. Se il problema era l’esposizione di due persone, il Pd l’ha moltiplicata, trasformando una notizia di cronaca locale in un caso politico regionale. Questo non è tutelare la riservatezza, è usarla.

La nazionalità.

L’arrestato è stato fermato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per aver picchiato uno dei carabinieri intervenuti, finito in ospedale. Indicare età e nazionalità di una persona arrestata è prassi della cronaca giudiziaria, e il nostro testo non contiene generalizzazioni né commenti su alcuna comunità. La Carta di Roma vieta gli stereotipi, non i fatti. Su questo, come su tutto, saremmo disponibili al confronto con l’Ordine. Non accettiamo invece lezioni da chi usa la vicenda come vetrina per il proprio partito o per migliorare la propria posizione nel partito.

Il nostro rispetto non nasce da una circolare di partito.

Per chi scrive, il rispetto di ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale, non è uno slogan di partito. È qualcosa in cui crediamo fermamente, un dovere di coscienza e soprattutto di fede. Papa Francesco ce lo ha ricordato con parole che non hanno bisogno di commento. Ha detto: «Se una persona è omosessuale e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?». In Amoris laetitia (n. 250) ha scritto che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità, evitando ogni ingiusta discriminazione. Nell’enciclica Fratelli tutti ha indicato nella dignità inviolabile di ogni essere umano il fondamento della convivenza. Questa è la nostra bussola, da sempre. Non ci serve un comunicato stampa del segretario Pd per ricordarcela.

L’ipocrisia: i diritti veri sono altrove.

Ci colpisce che il Pd trovi il tempo di analizzare un titolo di cronaca piuttosto che impegnare ancora di più le proprie risorse per presidiare il territorio sui diritti concreti delle persone. Pensiamo alla sanità marsicana, ridotta a brandelli. Pensiamo ai servizi che mancano, ai reparti in affanno, alle liste d’attesa, alle famiglie costrette a curarsi altrove. Pensiamo all’assistenza domiciliare e alle strutture di sostegno per chi assiste un familiare o un compagno malato, che dovrebbero essere garantite a ogni coppia e a ogni famiglia senza distinzioni. Questi sono diritti reali.

Chi firma, e perché.

Spiace infine vedere due esponenti di altri territori, il segretario regionale Daniele Marinelli e Marielisa Serone D’Alò, intervenire su una vicenda di cronaca di cui evidentemente non conoscono il contesto. Il comunicato sembra pensato più per aizzare e per parlare a movimenti e associazioni in chiave di consenso partitico che per tutelare le due persone coinvolte. Sarebbe più opportuno capire quali problematiche socioeconomiche ci sono dietro a questo e ad altri episodi. I diritti, quelli veri, meritano di essere tenuti separati dagli interessi propagandistici dei partito. Altrimenti diventano anch’essi un’etichetta, esattamente ciò che il Pd dice di voler combattere.

Il Pd ci accusa di aver usato etichette, ma poi è proprio lui ad accollarne in modo ingiusto una a noi. Ma noi non abbiamo bisogno di dimostrare a nessuno di rispettare le persone omosessuali. Noi lo facciamo come con chiunque: senza distinzioni, senza paternalismi, senza usarle come bandiere. Non le nascondiamo dietro giri di parole, come se ci fosse qualcosa da nascondere o da tacere, e non le esibiamo per raccogliere consensi.

Il Pd ha scelto di combattere una battaglia su un titolo. Ok. Noi continueremo a combattere le battaglie per la difesa delle minoranze, di qualunque minoranza, dei più deboli, di chi non ha voce, delle persone che vengono discriminate per questioni di nazionalità, origine, colore della pelle, religione, orientamento sessuale, identità di genere, condizione economica e sociale, aspetto fisico, stato familiare, opinioni politiche. Cerchiamo di farlo quotidianamente nei nostri articoli, e se a volte lo facciamo di meno ce ne vogliamo scusare. Ma ci proviamo, tutti i giorni, per questa terra, affinché la sanità funzioni, i servizi siano degni per chi è malato, ci sia assistenza per chi soffre, che sia un marito, una moglie, un compagno, un figlio, un genitore.
Lì aspettiamo il Pd.
Lì, si misura chi difende i diritti delle persone.
Vogliamo sperare che anche il Partito democratico abruzzese continui come ha fatto in passato la propria battaglia per i diritti di tutti, non solo con lunghi comunicati stampa diretti contro una testata giornalistica che da quasi 20 anni lavora sul territorio con 3 milioni di lettori mensili certificati che sono lo specchio di ogni orientamento socioculturale del territorio.
Noi ci saremo, come sempre, a raccontare i fatti. Con rispetto per tutti, per dar voce ai più deboli. Anche per chi oggi non ci ha rispettato.

Pietro Guida
direttore editoriale QuotidianiLive

Tags: abruzzoNews
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