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Il Giovenco rischia di perdere la sua acqua? La Valle chiama in causa il Parco Nazionale

Il progetto idrico da oltre 31 milioni di euro riaccende il confronto sul destino del fiume. Cittadini, comitati e amministrazioni chiedono garanzie sulle portate, mentre cresce l’attesa per una presa di posizione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
4 Novembre 2026
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Ortona dei Marsi. Non è soltanto una questione di tubature, infrastrutture e approvvigionamento idrico. Al centro della discussione che sta animando la Valle del Giovenco c’è il futuro di un fiume, del suo ecosistema e di un territorio che da sempre trova nella propria ricchezza naturalistica uno degli elementi più importanti della sua identità.

Il progetto di interconnessione idrica promosso da ERSI Abruzzo, per un investimento superiore ai 31 milioni di euro, continua ad alimentare preoccupazioni e interrogativi. In particolare, a destare maggiore attenzione è la possibilità che una parte delle acque attualmente destinate ad alimentare il Giovenco venga convogliata verso Trasacco, con possibili conseguenze sulla quantità d’acqua che continuerà a scorrere naturalmente nell’alveo.

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Una prospettiva che ha spinto cittadini, associazioni, comitati e amministrazioni locali a chiedere maggiore chiarezza. E mentre la mobilitazione sul territorio cresce e alcuni sindaci hanno già intrapreso iniziative legali, una domanda torna con insistenza: quale sarà il ruolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise nella vicenda?

La questione assume un significato ancora più rilevante se si considera che la Valle del Giovenco è entrata a far parte del territorio del Parco Nazionale nel 2000.

Non si tratta di un dettaglio geografico. Il riconoscimento del valore ambientale di quest’area comporta una responsabilità nella salvaguardia di un sistema naturale nel quale il fiume rappresenta un elemento fondamentale per la continuità degli habitat, la biodiversità e la sopravvivenza delle specie che popolano la valle.

Il Giovenco, infatti, non è semplicemente una risorsa idrica da distribuire secondo le esigenze dei diversi territori. È un elemento vivo del paesaggio appenninico, un corridoio ecologico e una componente essenziale degli equilibri ambientali locali.

Un patrimonio che negli anni è stato valorizzato anche attraverso le attività di conservazione e rinaturalizzazione promosse da realtà come Rewilding Apennines.

Nel corso dell’iter progettuale, la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) ha consentito di introdurre modifiche al tracciato delle condotte, contribuendo a ridurre le interferenze con diverse aree naturali.

Un passaggio importante, che dimostra il valore degli strumenti di valutazione ambientale e la possibilità di correggere le scelte progettuali quando emergono criticità.

Ma la tutela del territorio non può fermarsi alla salvaguardia delle aree attraversate dalle tubazioni.

Resta infatti aperto un interrogativo decisivo: quanta acqua rimarrà effettivamente nel Giovenco una volta realizzato il progetto?

È questo il punto sul quale si concentra la preoccupazione di una parte della comunità locale. Perché un fiume può conservare le proprie sponde, il proprio alveo e gli ambienti circostanti, ma vedere comunque compromessa la propria funzionalità ecologica se la quantità d’acqua disponibile diminuisce oltre livelli compatibili con la vita dell’ecosistema.

Le preoccupazioni espresse sul territorio chiamano in causa soprattutto la necessità di conoscere dati precisi e verificabili.

Quali saranno le portate effettive del Giovenco dopo la realizzazione dell’interconnessione? Quali sono i valori di deflusso ecologico previsti? Sono state valutate le conseguenze nei periodi di maggiore siccità e durante i mesi in cui la disponibilità idrica è naturalmente più ridotta?

Sono domande che richiedono risposte tecniche e scientifiche, non semplici rassicurazioni.

La disponibilità di acqua sufficiente è infatti determinante per la conservazione degli habitat fluviali, della vegetazione ripariale e delle specie animali legate all’ambiente acquatico. Un’eventuale riduzione della portata deve quindi essere valutata considerando gli effetti sull’intero ecosistema e non soltanto le esigenze di distribuzione della risorsa.

È proprio in questo scenario che emerge la questione del ruolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

La comunità della Valle del Giovenco si aspetta dall’ente un contributo chiaro, autorevole e fondato su valutazioni scientifiche. Non necessariamente una contrapposizione pregiudiziale al progetto, né una posizione contraria alle esigenze idriche di altri territori, ma una presa di posizione sulle possibili conseguenze ambientali dell’intervento. Il Parco, per la propria missione istituzionale e per il valore naturalistico dei territori che custodisce, rappresenta un interlocutore importante in una vicenda che riguarda direttamente la conservazione degli ecosistemi.

La domanda che si pongono i cittadini, i comitati e le istituzioni è: “l’ente ha valutato quali potrebbero essere gli effetti di una diminuzione della portata del Giovenco? Quali garanzie ritiene necessarie affinché il fiume possa continuare a mantenere il proprio equilibrio ecologico?”.

“E soprattutto, quali iniziative intende eventualmente promuovere per assicurare che la tutela del corso d’acqua non venga considerata un aspetto secondario rispetto alla realizzazione dell’opera?”.

Nel frattempo, la mobilitazione locale dimostra che il tema è tutt’altro che marginale. Cittadini, associazioni, comitati e amministrazioni stanno chiedendo che il futuro dell’acqua venga affrontato attraverso un confronto trasparente, con la pubblicazione dei dati e il coinvolgimento delle comunità interessate.

Non è in discussione soltanto la realizzazione di un’opera pubblica, ma il delicato equilibrio tra il diritto all’approvvigionamento idrico e la necessità di preservare un patrimonio naturale che appartiene a tutti.

Le due esigenze devono poter convivere, ma perché ciò accada servono garanzie concrete, controlli e una pianificazione capace di considerare anche le conseguenze ambientali nel lungo periodo.

La questione sollevata dalla Valle del Giovenco merita un’attenzione che vada oltre i confini dei singoli Comuni. La tutela di un corso d’acqua non si misura soltanto attraverso la protezione delle sue sponde o la salvaguardia delle aree attraversate dalle infrastrutture.

Si misura soprattutto dalla capacità di garantirgli acqua sufficiente per continuare a vivere.

Ed è proprio questo il messaggio che la comunità vuole portare all’attenzione delle istituzioni: non si chiede di bloccare ogni progetto, ma di evitare che le esigenze di un territorio vengano soddisfatte mettendo a rischio l’equilibrio naturale di un altro.

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è chiamato a essere parte di questa riflessione, mettendo a disposizione competenze, autorevolezza e strumenti di tutela.

Perché il Giovenco non è soltanto una risorsa da gestire. È una parte della storia, dell’identità e del futuro della valle.

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