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I Marsi nell’esercito romano, non solo ottimi soldati ma anche sapienti medici

Francesco Proia di Francesco Proia
29 Gennaio 2022
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Marsica. Mille volte abbiamo sentito parlare dei Marsi come fenomenali guerrieri, entrati in punta di piedi nell’esercito romano, ma che pian piano hanno saputo scalare le gerarchie militari fino ai ruoli più importanti e prestigiosi. L’esempio più celebre è senza dubbio quello di Quinto Nevio Sutorio Macrone, che fu il capo della guardia pretoriana sia di Tiberio che di Caligola, nato approssimativamente tra il 16 e il 18 a.C. proprio ad Alba Fucens, che come amava sottolineare Marco Terenzio Varrone “Albenses sunt Marsorum”, ovvero che gli Albensi sono a tutti gli effetti Marsi.

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Ma i Marsi, soprattutto quelli che vivevano sull’altra sponda del Fucino, erano celebri anche per essere grandi medici e stregoni, un “mestiere” che in qualche modo hanno trasportato anche nel mondo militare. L’organizzazione sanitaria nell’esercito romano era molto più simile a quella attuale di quanto possiamo pensare. Si basava sul primo soccorso dei feriti durante il combattimento, un successivo passaggio nell’infermeria della legione, per poi essere infine ricoverati nei valetudinaria (gli ospedali), ben forniti di medici specializzati nelle varie branche della medicina, come il clinicus, il chirurgus, l’ocularius, ma in cui c’era spazio anche reparti un po’ più di nicchia, come il seplasiarius, responsabile delle scorte di unguenti medicali, e il marsus, che controllava gli antidoti e i trattamenti antiveleno da morso di serpente o puntura di scorpione. Capacità che i Marsi devono aver ereditato con ogni probabilità da Angitia, la dea specializzata nella cura del dolore e dei morsi velenosi, che abitava il bosco sacro sulle sponde meridionali del lago Fucino, dove oggi sorge il paese di Luco dei Marsi.

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