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Graduatorie errate e assunzione in ritardo: docente marsicana vince la battaglia legale dopo 7 anni

Braghini: "L’inerzia delle Commissioni concorsuali danneggia i lavoratori e pesa sulle casse pubbliche"

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
12 Giugno 2026
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Avezzano. Sette anni di aule di tribunale, tre gradi di giudizio e la fermezza nel non arrendersi davanti ai tempi e ai silenzi della burocrazia. Si è conclusa con una vittoria totale e definitiva la lunga e complessa battaglia legale di una docente marsicana contro il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

La Suprema Corte di Cassazione ha infatti decretato nei giorni scorsi la parola “fine” alla vicenda, ad un contenzioso iniziato nel 2019, confermando il pieno diritto dell’insegnante al risarcimento del danno per essere stata immessa in ruolo con un anno di ritardo a causa di un macroscopico errore dell’amministrazione nella valutazione dei suoi titoli.

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In tutti e tre i gradi di giudizio – davanti al Tribunale del Lavoro di Avezzano, alla Corte d’Appello dell’Aquila e infine dinanzi ai Giudici Supremi della Cassazione –, la docente è stata costantemente assistita e difesa dall’avvocato Salvatore Braghini, legale della Gilda Insegnanti, che ha guidato con successo la strategia processuale.

Il caso: l’errore “matematico” e l’inerzia della macchina pubblica
La vicenda prende le mosse nel luglio del 2019, a seguito della pubblicazione delle graduatorie regionali del concorso docenti (classe di concorso A050 – Scienze naturali, chimiche e biologiche). Alla docente viene inizialmente attribuito un punteggio di 79,9, che la colloca in trentesima posizione. Accorgendosi immediatamente dell’anomalia, l’insegnante richiede l’accesso agli atti e scopre la svista: la Commissione esaminatrice si era dimenticata di assegnarle ben 19 punti legati al superamento del Tirocinio Formativo Attivo (TFA).

Nonostante la stessa Commissione avesse riconosciuto verbalmente l’errore, rassicurandola su una rapida correzione in autotutela, la macchina amministrativa si inceppa. Passano i mesi, si susseguono solleciti formali e diffide firmate dall’avvocato Braghini per conto dell’insegnante, ma la tanto attesa rettifica del punteggio arriva soltanto il 13 dicembre 2019. Il punteggio corretto sale a 98,9 punti, proiettando la docente dal 30° al 9° posto della graduatoria.

Una vittoria tardiva: nel frattempo, tra agosto e novembre del 2019, l’Ufficio Scolastico Regionale aveva già proceduto alle immissioni in ruolo scorrendo la graduatoria fino alla quattordicesima posizione. Se il punteggio fosse stato corretto sin da subito, la docente avrebbe ottenuto la cattedra fissa dal 1° settembre 2019. Invece, per quell’anno scolastico, è rimasta precaria, costretta ad accettare una supplenza a orario ridotto (9 ore settimanali anziché le 18 della cattedra intera), con evidenti penalizzazioni economiche e previdenziali.

Il percorso giudiziario
Nel novembre 2021, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Avezzano (all’epoca, Antonio Stanislao Fiduccia) accoglie il ricorso promosso dal sindacato, riconosce la responsabilità del Ministero e lo condanna a risarcire la docente quantificando il danno nella differenza economica tra lo stipendio da titolare di ruolo (18 ore) e quanto effettivamente percepito con la supplenza a metà orario.

Successivamente, nel maggio 2023, la Corte d’Appello dell’Aquila respinge il gravame del Ministero, confermando la pronuncia di primo grado, con una pronuncia a firma del Presidente del collegio, Fabrizio Riga, Anna Maria Tracanna (Consigliera) ed Emanuela Vitello (Consigliera relatrice) .

Il sigillo definitivo è arrivato dalla Suprema Corte di Cassazione che, con decreto pubblicato l’8 giugno, ha dichiarato estinto il giudizio a seguito della rinuncia implicita del Ministero, che non ha impugnato la proposta di definizione anticipata che dichiarava inammissibile il ricorso erariale. L’amministrazione centrale è stata condannata anche al pagamento delle spese di quest’ultimo grado.

Il commento dell’avvocato Salvatore Braghini (Gilda Insegnanti)
Al termine di questa maratona giudiziaria, l’avvocato Salvatore Braghini ha espresso una dura ma costruttiva riflessione sul funzionamento delle Commissioni d’esame e sul rapporto tra istituzioni e lavoratori della scuola:

«Questa sentenza rappresenta un successo importante, ma evidenzia al contempo una criticità del nostro sistema scolastico. Troppo spesso assistiamo a una preoccupante inerzia da parte delle Commissioni concorsuali dinanzi alle legittime richieste di chiarimenti o di accesso agli atti presentate dai candidati. A volte vi è la tendenza a sottovalutare i rilievi sollevati, persino quando le istanze di correzione in autotutela vengono formulate in modo chiaro, tempestivo e da professionisti del settore che conoscono a fondo la normativa e le procedure.

Questo atteggiamento di chiusura e di ingiustificato ritardo non fa che esporre l’Amministrazione pubblica a inevitabili e pesanti azioni risarcitorie, scaricando sulla collettività i costi di errori che si sarebbero potuti risolvere in pochi giorni con un minimo di buon senso e di efficacia amministrativa.

L’auspicio è che la complessa vicenda di questa docente possa finalmente servire da monito per il futuro. È assolutamente necessario che le Commissioni concorsuali e gli Uffici Scolastici si attivino sempre in modo tempestivo, pertinente e collaborativo. Solo riducendo la distanza tra amministrazione e personale scolastico, e superando sterili arroccamenti difensivi, si può evitare il proliferare di un contenzioso che intasa i tribunali e costringe i lavoratori a calvari giudiziari lunghi anni prima di vedere riconosciuti i propri sacrosanti diritti».

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