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Gli scalpellini di Capistrello, una storia lunga oltre 150 anni: un convegno per custodirne la memoria

Redazione Abruzzo di Redazione Abruzzo
5 Novembre 2026
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Capistrello. Si svolgerà a Capistrello, sabato 14 novembre 2026, dalle ore 9 alle 13.30, nella Sala Congressi del ristorante La Villetta il convegno “Gli scalpellini di Capistrello, dalle origini ad oggi – oltre 150 anni di storia”, in programma sabato 14 novembre 2026. L’iniziativa dell’associazione Amici dell’Emissario è un’operazione di tutela della memoria storica della nobile arte dello scalpellino attraverso un confronto fra studiosi, ricercatori e rappresentanti di famiglie di scalpellini.

 

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Capistrello – Questo mestiere prende piede a Capistrello, nella prima metà dell’Ottocento, quando fervevano i lavori di una delle più importanti opere di trasformazione del territorio abruzzese: il prosciugamento del lago Fucino. In quegli anni arrivarono in paese lavoratori provenienti da località nelle quali la lavorazione della pietra vantava già una consolidata tradizione. 

Principalmente da Pescocostanzo, San Donato Val Comino e Alfedena. Da lì giunsero gli uomini che presero parte ai lavori di realizzazione dell’Emissario del Fucino, prima sotto la “Direzione Generale di Ponti e Strade” del Regno delle Due Sicilie e successivamente sotto la gestione della famiglia Torlonia.

Quell’epoca rappresentò l’inizio di una storia destinata a durare nel tempo. Alcuni di quegli scalpellini si stabilirono a Capistrello, portando con sé conoscenze, tecniche e una cultura del lavoro che seppero progressivamente radicare nella comunità locale. La pietra, da materiale da lavorare, divenne così una risorsa attorno alla quale si sviluppò un’attività estrattiva e di trasformazione della materia, capace di coinvolgere intere generazioni.

Essere scalpellini significava molto più che saper utilizzare uno scalpello e un martello. Voleva dire conoscere la risorsa estratta dalla montagna, comprenderne la consistenza, vedere le forme nascoste nella pietra e trasformare un blocco in un elemento architettonico capace di durare nel tempo. 

Era un lavoro fisicamente durissimo, spesso svolto in condizioni difficili, in cui la forza delle braccia doveva accompagnarsi alla precisione del gesto, alla pazienza e a una sensibilità che racchiudeva in sé l’espressione dell’artista.

La storia degli scalpellini capistrellani non è rimasta confinata entro i confini del paese. Nel corso del Novecento, le competenze maturate da queste famiglie hanno trovato nuove applicazioni e nuove opportunità. Alcune di esse furono protagoniste dello sviluppo delle attività estrattive nel basso Lazio, in particolare a Coreno Ausonio, contribuendo anche alla storia della lavorazione del celebre Perlato Royal di Coreno. 

Altri scalpellini misero la propria esperienza al servizio del recupero e del restauro del patrimonio monumentale nazionale, partecipando alla ricostruzione di opere danneggiate dal terremoto della Marsica del 1915, come nel caso di San Pietro in Alba Fucens, e dagli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, come per l’Abbazia di Montecassino.

Una traiettoria professionale che, in alcuni casi, arrivò anche all’interno delle Soprintendenze archeologiche di Roma, L’Aquila e Firenze, a dimostrazione di come, un sapere nato dalla manualità e dall’esperienza, potesse evolversi, attraversare contesti diversi e diventare parte di interventi di grande valore storico e architettonico.

Dietro questa parabola ci sono nomi e cognomi, famiglie e generazioni. I Tollis, i Rozzi, gli Stinellis, i Santirocco, i Masci, i Tomasso e altri nuclei familiari che hanno contribuito a costruire questa storia. A loro si legano vicende personali e professionali che meritavano di essere ricostruite, perché questo antico mestiere non può prescindere dalla memoria degli uomini e delle donne che lo resero possibile.

È questo il patrimonio che l’associazione Amici dell’Emissario intende riportare all’attenzione della comunità con il convegno “Gli scalpellini di Capistrello, dalle origini ad oggi – oltre 150 anni di storia”, in programma sabato 14 novembre 2026, dalle ore 9 alle 13.30, nella Sala Congressi del ristorante La Villetta, in via Dorsale Palentina.

Sarà una mattinata di ricerca, testimonianze e confronto con studiosi, ricercatori e rappresentanti dei territori di provenienza delle prime famiglie di scalpellini. Il pubblico potrà apprezzare fotografie e antichi attrezzi da lavoro che raccontano l’epopea degli scalpellini e dei minatori di Capistrello. 

Da non perdere il momento d’incontro diretto con gli ultimi protagonisti di questo antico mestiere, chiamati a condividere ricordi ed esperienze.

Particolarmente importante sarà anche la presentazione di un primo censimento delle opere in pietra presenti a Capistrello. L’obiettivo è riconoscerle e catalogarle per contrastarne la dispersione e per trasformare la memoria in conoscenza, e il patrimonio storico, in risorsa preziosa da valorizzare.

Una comunità capace di non dimenticare il valore del lavoro di chi l’ha preceduta non rischierà mai di smarrire quella parte importante di sé stessa che la definisce. Recuperare la storia degli scalpellini significa riconoscersi in una tradizione fatta di intraprendenza, sacrificio e talento. 

La storia degli scalpellini di Capistrello è tutto questo, è una storia che merita di essere conosciuta, raccontata e consegnata alle nuove generazioni, perché quelle pietre, prima ancora di essere opere, sono state mani, intelligenza e vita di uomini che hanno saputo trasformare la fatica in arte e il proprio mestiere in un racconto destinato a durare nel tempo.

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