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Emergenza coronavirus, grido d’allarme di Confagricoltura: Cura Italia primo passo, nel Fucino mancano 3.300 braccianti

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
20 Marzo 2020
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Avezzano. Nel Fucino scoppia l’emergenza durante il coronavirus, nel Fucino mancano 3.300 braccianti che non riescono a tornare dai propri paesi d’origine nella Marsica.

A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura, Fabrizio Lobene, che ha fatto un quadro disarmante della situazione nei campi nel pieno dell’emergenza Covid-19. Le misure varate dal Governo con il dl“Cura Italia” sono una prima risposta allo shock economico che sta vivendo il nostro Paese. L’agricoltura non si ferma, ma ha al contempo bisogno che vengano garantiti i mezzi tecnici e i servizi indispensabili per le produzioni agricole e zootecniche. Alcuni settori infatti iniziano a mostrare segnali di difficoltà altri come quello delle stalle che producono il latte sono in piena crisi perché i caseifici hanno ridotto drasticamente gli acquisti del latte per effetto della chiusura di molte attività bar, ristoranti, pizzerie, mense e tanto altro. Ci sono poi segnali negativi in quello delle carni ad esempio per la vendita degli agnelli nel periodo pasquale e del settore orticolo in questo caso per la mancanza di operai.

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“Rispettiamo in pieno le decisioni che sono state prese dal Governo”, spiega il presidente di Confagricoltura L’Aquila Fabrizio Lobene, “e ribadiamo con forza che il nostro settore, i nostri imprenditori continuano a lavorare per produrre il cibo che serve. Le nostre imprese hanno da subito adottato ogni dispositivo di protezione sanitaria, indispensabile per poter proseguire con la propria attività. Noi come organizzazione siamo a loro completa disposizione in questo momento d’incertezza e lavoriamo quotidianamente con l’Assessore RegionaleEmanuele Imprudente per introdurre miglioramenti al decreto”.

Il settore agricolo però ha richieste ben precise. “È fondamentale garantire il ritiro delle materie prime”, prosegue Lobene, “come ad esempio il latte importante sarà anche garantire alle aziende un corretto approvvigionamento di mangimi, farmaci veterinari e mezzi tecnici sementi e concimi”.

Nell’annunciato decreto di aprile in primis ci dovranno essere misure di compensazione che vadano oltre quelle fiscali e creditizie. Per la parte fiscale, viste le oggettive difficoltà degli scambi internazionali, Confagricoltura chiede l’estensione a tutte le categorie di imprese (indipendentemente dal fatturato) della sospensione del versamento dell’Iva, delle ritenute alla fonte, dei contributi previdenziali e degli altri tributi dovuti nel periodo compreso dal 16 marzo al 31 maggio 2020. Tra le priorità poi anche il consolidamento di tutte le passività onerose a tasso agevolato.

“Inoltre, sempre nell’ottica di assicurare liquidità immediata alle aziende”, prosegue, “l’assessore Emanuele Imprudente ha raccolto il nostro suggerimento di proporre al Governo di velocizzati tutti i pagamenti in sospeso delle misure a superficie previste dalla PAC e PSR sbloccando d’ufficio tutte le pratiche precedenti il 2019 non pagate per effetto del mal funzionamento dei sistemi informatici gestiti da AGEA. Per le domande in corso una drastica semplificazione degli adempimenti facendo riferimento ai dati del 2019. Riguardo alle prestazioni di lavoro”. conclude Lobene, “occorre risolvere il problema degli ingressi in Italia dei lavoratori stranieri regolari che ora sono bloccati in Marocco e Macedonia, in alternativa è necessario utilizzare i percettori del reddito di cittadinanza, i disoccupati casalinghe e studenti con la reintroduzione del voucher, altrimenti il Fucino si fermerà”.

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