Collelongo. Lino Guanciale e la villa di Collelongo, così l’attore ricorda suo padre a pochi giorni dalla scomparsa. Parte dalla Marsica, da Collelongo, quel paese che profuma d’amore e d’infanzia, il ricordo, attraverso un racconto, che l’attore Lino Guanciale fa di suo padre, Clelio, a pochi giorni dalla scomparsa.
Il paese d’origine, il luogo della nascita dell’amore tra i suoi genitori, una riflessione profonda che sa di radici e di tempi passati, di profumi d’infanzia. Ora più che mai è forte il legame come forti sono stati gli abbracci che i cittadini di Collelongo hanno riservato a Lino e al fratello Giorgio. Un abbraccio collettivo, simbolo di vicinanza.
Così quella piccola villa, la villa bella, diventa simbolo, fotografia eterna impressa nella memoria e il giardino del cuore.
“In questa foto”, ha scritto Guanciale sul suo profilo Instagram, “c’è una storia, e fra poco ve la racconterò. Prima, però, grazie a tutte e tutti per l’affetto che ci avete mostrato e ci state mostrando in questo difficile momento. La nostra famiglia, mai così unita e forte, ve ne è profondamente debitrice. Se passate da Collelongo, nella Marsica, troverete una graziosa villa comunale.
La chiamiamo Villa Bella, ed è teatro dei giochi, del riposo e del raccoglimento in seno alla natura di chiunque sia nato o cresciuto qui. Più di cinquant’anni fa, in un caldo pomeriggio primaverile, un ragazzo invitò una ragazza a parlare su una panchina. Non potevano essere più diversi, da ogni punto di vista. Non potevano essere più belli.
Parlarono, da sconosciuti. Parlarono e si raccontarono tutto di sé. Lui per la prima volta sentì che parlare lo spogliava di tutto, difese e maschere. Lei, per la prima volta, vide in un’altra persona la vulnerabilità che conosceva in se stessa, e scoprì di non essere né sola nè sbagliata. Non era ancora amore, forse. Ma sentivano, quei due, di poter consegnare l’uno all’altra i dubbi, le paure, le speranze legate al proprio domani, le loro ferite. È cominciata allora, su una panchina al fresco in montagna, la storia di Maria Pia e Clelio, e da quella panchina non sono scesi mai davvero. Una breve interruzione, uno strappo… ma ora? Ora eccovi di nuovo lì, ovunque siate. Di nuovo la fontana, gli alberi, il prato e quella panchina. La vedi, Papà? Fai una risata delle tue, commuoviti un poco nel tuo sorriso dolce, regalagliene uno dei tuoi più belli. E corri, adesso. Quella meravigliosa ragazza ti aspetta.
(Certi dolori stordiscono, Papà, tu lo sai bene. Un rumore sordo scoppia dentro e risucchia ogni cosa. Maestro di tenerezza, orgoglio dei miei occhi di figlio innamorato, non ho mai ammirato nessuno come te. È sorridendo che bisogna pensare a te che sorridevi sempre. A te che non ti lamentavi mai, che non ti arrendevi mai. Grazie per non avere mai smesso di provare a parlarmi, anche quando le nostre lingue si allontanavano. Grazie per ogni carezza, per ogni volta che mi hai guardato negli occhi e dato forza, senza parole. Grazie per avermi ascoltato sempre, anche adesso)”.
Addio a Clelio Guanciale, storico medico avezzanese padre dell’attore Lino Guanciale








