Avezzano. Non è soltanto una stanza. È un rifugio. È il primo passo verso una nuova vita. È il luogo in cui il silenzio può finalmente trasformarsi in denuncia e la paura lascia spazio alla fiducia.
È stata inaugurata oggi, nella sede della Compagnia Carabinieri di Avezzano, “Una stanza tutta per sé”, lo spazio protetto destinato ad accogliere donne vittime di violenza domestica e di genere nel momento più difficile: quello del racconto, della denuncia, della richiesta d’aiuto.
Nell caserma, guidata dal comandante, capitano Valerio Onori, l’introduzione della cerimonia è stata affidata al generale di brigata Gianluca Feroce, comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise, che ha sottolineato il valore umano, prima ancora che istituzionale, di un progetto nato dalla collaborazione tra Arma e Soroptimist International.
Accanto ai vertici dell’Arma erano presenti il Prefetto dell’Aquila Vito Cusumano, il Questore Fabrizio Mancini, il sindaco di Avezzano Gianni Di Pangrazio, rappresentanti della Magistratura, delle Forze dell’Ordine, delle autorità civili, militari e religiose e le rappresentanti del Soroptimist International Club dell’Aquila, che hanno raccontato il lungo percorso condiviso con il Comando Provinciale dei Carabinieri per trasformare un’idea in una realtà concreta.
Ma il momento più intenso non è stato scandito dai discorsi. È arrivato quando si è aperta la porta di quella stanza. Pareti color verde salvia, una piccola libreria con testi per i bimbi, tavolini, disegni, colori. Un ambiente caldo, rassicurante, lontano dall’immagine fredda di un ufficio. Un luogo pensato per abbassare il muro della paura. Perché troppo spesso una donna che fugge dalla violenza non arriva da sola. Arriva con i propri figli.
Bambini che hanno visto, ascoltato, sofferto. Bambini che, mentre la madre trova il coraggio di raccontare l’indicibile, hanno bisogno di sentirsi al sicuro, di poter prendere un pennarello, sfogliare un libro, stringere un pupazzo. Anche questo significa proteggere una vittima. Ed è proprio qui che il progetto assume il suo significato più profondo.
Le statistiche raccontano una realtà drammatica. Migliaia di donne continuano a subire violenze fisiche, psicologiche ed economiche. Eppure solo una parte trova la forza di denunciare. La paura, la vergogna, il timore di non essere credute, la dipendenza economica e affettiva continuano a rappresentare ostacoli enormi.
Per questo una stanza può fare la differenza. Perché la giustizia comincia dall’ascolto. E l’ascolto ha bisogno di umanità.
Dietro quella porta non ci sono soltanto scrivanie o verbali. Ci sono uomini e donne dell’Arma che ogni giorno affrontano il lato più doloroso della società con professionalità, discrezione e sensibilità. Sono i carabinieri e le carabiniere che spesso raccolgono lacrime prima ancora delle parole.
Una divisa che non rappresenta soltanto l’autorità dello Stato, ma anche una presenza rassicurante. Un simbolo di sicurezza. Un volto amico quando tutto sembra perduto. Sono gli eroi silenziosi delle nostre comunità. Quelli che lavorano lontano dai riflettori, accompagnando le vittime in un percorso difficile, delicato, fatto di ascolto, tutela e speranza.
L’inaugurazione di oggi non consegna soltanto una nuova stanza alla città di Avezzano. Consegna un messaggio: nessuna donna deve sentirsi sola, la denunciare è possibile, lo Stato c’è.
Qualche volta, la speranza di una donna sola e impaurita può davvero iniziare da una porta che si apre, da qualcuno che ascolta senza giudicare, dalla mano tesa, da una piccola stanza che in quel momento è casa, è sicurezza, è calore e umanità.
La stanza è stata benedetta da sua Eccellenza, Monsignor Giovanni Massaro, vescovo dei Marsi, alla presenza di don Adriano Principe, parroco della Cattedrale di Avezzano.







